La maggior parte dei giovani ricoverati per Covid sono vaccinati con tre dosi, dice l’Istituto Superiore della Sanità

Fonti ed evidenze: Ministero della Salute, La7, Tempo

Numeri alla mano un esperto spiega che, attualmente, nella fascia più giovane, la maggior parte degli ospedalizzati con il Covid sono soggetti vaccinati con tre dosi.

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Il Ministero della Salute informa che nelle ultime ventiquattro ore i casi totali di Covid – attualmente positivi, morti e guariti – sono saliti di 67.152 unità. Da ieri 334 morti e 129.293 guariti. I casi attualmente positivi sono 62.149 in meno rispetto a ieri. I ricoverati segnano -530 mentre in terapia intensiva -57 assistiti da ieri.

Più ricoverati tra i vaccinati con tre dosi

Dall’avvento dei vaccini anti Covid, tutti i maggiori esperti sostengono che il vaccino sia indiscutibilmente l’arma più efficace per sconfiggere il virus e, pertanto, la raccomandazione è quella di non temere e farsi iniettare il farmaco anche in condizioni particolarmente delicate come la gravidanza. Il report dell’Istituto Superiore della Sanità di ottobre, tuttavia, ha messo in luce un paradosso che ha lasciato tutti senza parole: tra le persone sopra gli 80 anni, la maggior parte dei ricoverati e dei morti, erano soggetti vaccinati con due dosi. Ora che oltre l’80% della popolazione ha ricevuto anche la terza inoculazione emerge un altro dato sorprendente: nella fascia più giovane – quella che va dai 12 ai 39 anni – la maggior parte dei ricoverati sono vaccinati con tre dosi. A spiegarlo è stato il professor Francesco Broccolo – virologo presso l’Università Bicocca di Milano – durante un’ospitata alla trasmissione Di Martedì, in onda su La7. Secondo gli ultimi tre report dell’ISS emerge che ogni 100mila ricoverati nella fascia 12 -39 anni 23 sono soggetti vaccinati con due dosi da meno di quattro mesi, 28 sono persone vaccinate con tre dosi. In pratica i vaccinati con tre dosi rischiano di più l’ospedalizzazione.

L’esperto imputa il fenomeno a due cause, una di tipo sociale e una di ordine biologico. A livello sociale i “boosterizzati” – come li definisce il virologo – si sentono fin troppo sicuri e non rispettano più le norme anti Covid come mascherina e distanziamento avendo un’illusione di sicurezza che in realtà è fasulla poiché anche chi è vaccinato con tre dosi può infettarsi come accaduto al professor Massimo Galli. In seconda battuta c’è una ragione biologica insita al vaccino stesso: “Chi ha tre dosi ha un rischio maggiore di essere ospedalizzato di chi ne ha due. La spiegazione potrebbe essere che chi è boosterizzato si sente rassicurato e presta meno attenzione. Poi c’è anche una spiegazione biologica, è un’ipotesi: quando il titolo anticorpale è molto alto e c’è una parte non neutralizzante, si producono anticorpi non neutralizzanti che traghettano il virus all’interno della cellula anziché bloccarlo” – le parole di Broccolo. In parole povere il vaccino non può neutralizzare del tutto il Covid poiché si tratta di virus RNA che muta. Pertanto si producono anticorpi che, invece di fermare il virus sulla porta d’ingresso, lo conducono dentro al nostro corpo. Recentemente il professor Broccolo si è schierato apertamente contro il Green Pass che, a suo dire, è uno strumento meramente politico e non sanitario. Per l’esperto renderlo a tempo indeterminato dopo la terza dose – come sembrerebbe essere nelle intenzioni del Governo – sarebbe un gravissimo errore. Infatti indurrebbe le persone a pensare che dopo la terza iniezione il Covid non possa più colpirli mentre, come dimostrano i dati dell’ISS, è esattamente il contrario: “Il Green Pass illimitato non ha senso perché non si sa quale sia la protezione reale. Non è un mezzo sanitario, è solo un mezzo politico”.