Le macchine non distinguono i pazienti, i medici iniziano a farlo “Un no vax ci costa 3mila euro al giorno”

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Alcuni medici, esasperati, spiegano quanto le persone non vaccinate gravino economicamente sul Sistema Sanitario Nazionale.

Getty Images/Jeff Mitchell/Archivio

Il Sistema Sanitario nazionale è di tutti poiché tutti lo finanziamo con le nostre tasse. E questo avviene a prescindere dalle personali scelte di vita. Contribuiscono a pagare anche gli obesi, i fumatori e chi rifiuta i vaccini. Per il momento in Italia tutti hanno diritto ad essere curati ma in tempo di pandemia – e di fronte alla quarta ondata di Covid – i medici, esasperati, ne fanno non solo una questione di salute ma anche una questione economica. Secondo i calcoli stimati dalla Scuola di Economia e Management dei Sistemi Sanitari dell’Università Cattolica di Roma, solo nel periodo intercorso tra il 13 agosto e il 12 settembre – meno di un mese – i no vax sono costati allo Stato la bellezza di 70 milioni di euro.

Ancora più scoraggiante la cifra presentata dalla dottoressa Chiara Gibertoni, direttrice generale del Policlinico Sant’Orsola di Bologna. Gibertoni spiega: “Da una decina di giorni alla Cardiochirurgia del Sant’Orsola di Bologna ci sono tre pazienti Covid-19, tra 50-60 anni, non vaccinati, che hanno necessità di essere trattate con l’Ecmo, tecnica che supporta le funzioni vitali con circolazione extracorporea. Questo richiede un infermiere che segue il paziente tutto il giorno, significa sei infermieri sulle 24 ore e una macchina dedicata. È un costo stratosferico. Un paziente in terapia intensiva Covid costa 3.300 euro al giorno, qui siamo sugli ottomila euro. Dispiace vedere queste risorse impiegate così in un Paese che ha scelto la vaccinazione gratuita a tutti. Forse dovremmo iniziare a presentare il conto virtuale…”. E’ pur vero che i macchinari – per il momento – non sono in grado di distinguere un paziente vaccinato da uno non vaccinato. Pertanto il costo sarebbe il medesimo anche se in rianimazione ci fossero tre persone vaccinate.

Il vaccino riduce in misura notevole la probabilità di finire intubati ma il rischio, anche se inferiore, resta, specialmente se si hanno altre patologie come cardiopatia, diabete, obesità o se si è molto anziani. A dimostrazione di ciò, il report di ottobre dell’Istituto Superiore della Sanità evidenziava proprio che, tra le persone con più di 80 anni, la maggior parte di quelli in terapia intensiva con il Covid, erano soggetti vaccinati con due dosi. E, recentemente, è finito intubato anche l’ex pugile Maurizio Stecca nonostante avesse già ricevuto due dosi di vaccino e fosse in attesa della terza.  Gibertoni prosegue: “In questo caso i pazienti hanno forme di polmonite da Covid-19 molto severe, per cui non riescono più a scambiare l’ossigeno.  Si può proseguire per un paio di mesi, poi o il paziente guarisce o si valuta un trapianto di polmoni. Nel periodo di picco del contagio, ci sono stati al massimo quattro pazienti Covid trattati così, contemporaneamente. Ora ci sono questi tre casi e riguardano persone non vaccinate”. Qualche tempo fa la virologa Ilaria Capua, a tal proposito, aveva proposto di far pagare di tasca propria ai no vax le spese per il ricovero in intensiva. Per il momento il Governo Draghi non ha ancora preso in considerazione l’idea.

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