Green Pass, si pensa al microchip sottopelle per averlo sempre con sé “Il telefono potrebbe scaricarsi”

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Fonti ed evidenze: Ministero della Salute, Messaggero, Libero

Il Green Pass potrebbe presto diventare parte di noi, nel senso letterale del termine. Non più sul telefono ma sotto la nostra pelle.

Getty Images/Amir Levy

Il Ministero della Salute informa che nelle ultime ventiquattro ore i casi totali di Covid – attualmente positivi, morti e guariti – sono saliti di 44.595 unità. Da ieri 168 morti e 17.117 guariti. I casi attualmente positivi salgono a 430.029, +27.300 rispetto a ieri. I ricoveri sono 8722, +178 mentre in terapia intensiva 1023 assistiti, +13 da ieri.

Green Pass: un microchip sottopelle per averlo sempre con sé

Il telefono potrebbe scaricarsi. Soprattutto gli smartphone di nuova generazione si scaricano spesso. E che fare se, proprio al momento in cui dobbiamo entrare al ristorante, in palestra, al cinema o in metropolitana, la batteria ci abbandona? A quel punto come potremo esibire, a chi di dovere, il nostro Green Pass? La soluzione arriva da un’azienda svedese, la Epicenter: un microchip impiantato sottopelle che permette agli utenti di avere sempre con sé il proprio Pass.  L’obiettivo –  ha spiegato il capo della distribuzione Hannes Sjöblad  – è quello di rendere più semplice e veloce esibire il proprio Green Pass in qualunque momento in modo tale che le persone non debbano più stampare o scaricare il Qr code o tirare fuori lo smartphone ad ogni controllo. L’impianto sottopelle – informa la Epicenter – potrebbe essere letto da qualsiasi dispositivo con la tecnologia NFC – Near Field Communication – già in uso per i pagamenti contactless con le carte di debito o credito e per i sistemi di accesso senza chiavi.

Per l’azienda svedese questa non sarebbe una novità. Da anni Epicenter si avvale di questa tecnologia: nel 2015 la società scandinava annunciò di aver impiantato a più di 100 dipendenti un microchip per consentire loro  di aprire porte, utilizzare stampanti o acquistare frullati con un semplice movimento della mano. L’impianto viene inserito con una semplice iniezione, mentre con un clic sulla siringa viene iniettato un microchip nella mano. Quando l’impianto viene attivato da un lettore – a pochi centimetri di distanza – una piccola quantità di dati scorre tra i due dispositivi tramite onde elettromagnetiche. Sarà che in Italia siamo un po’ più tradizionalisti ma questa notizia, da noi, sta già facendo rizzare i capelli a molti. Dalla Svezia tranquillizzano, non c’è nulla da temere a loro dre. Anzi, solo vantaggi: “Gli impianti sono una tecnologia molto versatile che può essere utilizzata per molte cose diverse e, in questo momento, può essere molto conveniente avere un passaporto Covid sempre accessibile sul proprio chip. Nel caso in cui il tuo telefono esaurisca la batteria il pass è sempre a tua disposizione. È così che usiamo questa tecnologia oggi, l’anno prossimo la useremo per qualcos’altro». Inoltre – precisano – grazie a questo microchip è possibile sapere subito se una persona è vaccinata oppure no in quanto avvicinando al chip uno smartphone o un lettore di altro tipo, in meno di un secondo si può conoscere lo stato vaccinale dell’utente. Il rischio, tuttavia, è quello che le persone non vaccinate possano incorrere in discriminazioni e penalizzazioni per la loro scelta. Si verrebbe a creare una situazione non dissimile da quella del famoso “segno distintivo per i no vax” proposto qualche tempo fa da un assessore di Roccagiovine, a Roma.

 

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