Prato, lavoratori cinesi vaccinati con due dosi di Sinovac. E ora vogliono il Green Pass

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Fonti ed evidenze: Ministero della Salute, Repubblica, Today

E’ caos nella comunità cinese di Prato. Molti non possono lavorare anche se sono vaccinati contro il Covid.

Getty Immages/Su Yang

Il Ministero della Salute informa che nelle ultime ventiquattro ore i casi totali di Covid sono saliti di 3702 unità. Da ieri 33 morti e 4544 guariti. I casi attualmente positivi scendono a 73.668, -878 rispetto a ieri. I ricoverati salgono di 41 unità mentre in terapia intensiva il numero dei pazienti è 355, uguale a ieri.

Green Pass: non tutti i vaccini sono uguali

L’obbligo del Green Pass per i lavoratori è entrato in vigore da pochi giorni ma gli effetti collaterali non hanno tardato a palesarsi. In alcuni paesini la sicurezza è a rischio in quanto molti Carabinieri non sono vaccinati e non possono sostenere il costo di un tampone ogni due giorni. A Prato – Toscana – invece, si sta verificando una situazione paradossale: persone vaccinate ma a cui viene impedito di lavorare. Si tratta della comunità cinese che a Prato è molto vasta, la più grande d’Italia. Molti cittadini orientali, infatti, si ritrovano sprovvisti del certificato poiché coperti con due dosi di Sinovac, un preparato non riconosciuto dall’Ema – l’Agenzia europea del Farmaco – per prevenire il Covid.

Per questo motivo l’associazione Ramunion Italia ha scritto al presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, chiedendo di intervenire per risolvere due questioni: permettere ai cittadini cinesi di tornare a svolgere il proprio lavoro e consentire di rientrare in Italia a coloro che sono tornati in Cina per vaccinarsi. Il presidente di Ramunion Italia, Luca Zhou Long, ha precisato nella missiva indirizzata a Giani: “Si capisce immediatamente come questa situazione comporti disagi notevoli nella filiera produttiva, non per mancanza del vaccino quanto per l’impossibilità di ottenerne la certificazione. Le chiedo quindi di intercedere non tanto per il cittadino cinese, quanto per il lavoratore extracomunitario che, avendo comunque rispettato la legge, rimane impigliato nelle pastoie burocratiche e deve veder soffrire il suo lavoro per l’impossibilità di ottenere una semplice autorizzazione amministrativa”. Ma non è finita qui. Non si tratta solo di lavoro e filiera produttiva che, in ogni caso, verrebbe gravemente compromessa se si pensa che i magazzini di Prato riforniscono gran parte dei negozi di tutta Italia. Ne va anche delle libertà personali di molti cinesi che – ha spiegato il vicepresidente dell’associazione Francesco Rotunno – pur avendo fatto due dosi di vaccino Sinovac, non possono rientrare in Italia dalla Cina poiché non viene loro rilasciato il Pass.  

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