Uno sguardo di troppo costa caro a Paolo: “Ci ha provocati”. E non esce vivo dal locale

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Fonti ed evidenze: Fanpage

Ucciso a pungi nella notte tra sabato 4 e domenica 5 settembre Paolo Caprio 40enne di Bitonto, l’assassino si è costituito e ha spiegato il motivo dell’aggressione.

Paolo Caprio
Paolo Caprio / facebook

Sembrerebbe una notizia dell’Italia conservatrice degli anni ’60 e invece è successo ieri: Paolo Caprio è stato preso a pugni finché non è caduto a terra perché ha osato guardare la donna d’altri. Siamo a Bitonto in provincia di Bari e l’uomo, imbianchino e artigiano di 41 anni, si trova in un bar fuori da una stazione di servizio sulla provinciale 231 che collega Bitonto e Modugno. In quel bar ci sono altre persone tra le quali Fabio Giampalmo, 20enne anche lui di Bitonto, già noto alle forze dell’ordine per spaccio di droga, furto e ricettazione; il ragazzo si trovava lì con degli amici e con le loro rispettive fidanzate quando la presenza e gli sguardi di Paolo lo infastidiscono a tal punto da iniziare una discussione “si è avvicinato per origliare cosa stessimo dicendo e ha guardato in maniera provocatoria le nostre compagne. Gli ho tirato tre pugni colpendolo al viso, l’ho visto cadere in terra e sbattere la testa sul marciapiede” ha raccontato Fabio agli inquirenti. Non ci ha messo molto per arrivare alle mani il ragazzo che, come si apprende dalle dichiarazioni degli inquirenti, era un lottatore esperto di boxe e arti marziali; secondo la procura di Bari l’aggressione sarebbe avvenuta con l’intenzione di uccidere in quanto il ragazzo si è scagliato contro Paolo utilizzando “tecniche di combattimento tali da ostacolare la privata difesa”. Il pestaggio è stato ripresa dalle telecamere di sicurezza della stazione di servizio ed ora Giampalmo è accusato di omicidio volontario aggravato da futili motivi. Gli inquirenti parlano di colpi sferrati in pieno volto con “inaudito vigore” ma il ragazzo ha dichiarato di non essersi accorto che l’uomo era morto quando ha lasciato il bar. Quando con il suo avvocato Giampalmo si è recato presso la caserma dei Carabinieri per costituirsi, ha dichiarato che i due si conoscevano già di vista e ha spiegato ai militari l’accaduto: mentre lui e i suoi amici erano all’interno del bar per giocare alle slot machine, le loro mogli e compagne erano rimaste fuori dal bar con i bambini. A quel punto alcuni uomini tra cui Caprio si sarebbero avvicinati per parlare. Notata l’interazione l’assassino e i suoi amici sarebbero usciti dal bar per affrontarli, o per meglio dire, per demarcare il territorio. Il litigio poi è sfociato in una aggressione che per Caprio è stata fatale: al momento Giampalmo è in carcere a Bari in attesa del processo. Storie come queste non sono purtroppo rare in Italia, dove nonostante si parli sempre più spesso di volenza contro le donne e lotta al femminicidio, la donna viene vista ancora come un oggetto che l’uomo possiede. Un modo di percepire i rapporti che ammala la nostra cultura e sta alla base di tragici eventi come quello di Fortuna Belisario, uccisa dal marito e picchiata dai figli perché guardava altri uomini.

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