Michele Mariano, l’ultimo ginecologo abortista del Molise “Non vado in pensione per questo”

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Fonti ed evidenze: ISTAT, LaRepubblica

In Molise l’ultimo medico abortista Michele Mariano non viene mandato in pensione nonostante ci sia già una sostituta pronta a mettersi il camice, la dottoressa Giovanna Gerardi.

 

Opinabili le scelte dell’Amministrazione molisana che sembra non volere medici non obbiettori nelle sue strutture. Per 40 anni infatti il dottor Michele Mariano, ginecologo dell’ospedale Cardarelli di Campobasso è stato “l’unico” medico non obiettore nell’intera regione Molise, almeno a quanto è stato raccontato fino ad ora dalla stampa. La realtà a dirla tutta è ben diversa, insieme a lui infatti in tutti questi anni la dottoressa Giovanna Gerardi, medico abortista assunta già ne 2001 e assistente -se così si può chiamare una dottoressa che lavora da 20 anni in ginecologia- del dottor Mariano. Quest’ultimo ormai arrivato a 69 anni avrebbe tutto il diritto di andare in pensione e lasciare il posto alla dottoressa Gerardi, se non fosse per la strana gestione, per nulla arbitraria o condizionata, dell‘Asrem che invece di accogliere la richiesta di subentro della dottoressa Gerardi preferisce indire dei bandi di concorso a dir poco surreali offrendo un contratto a tempo determinato in struttura pubblica. Risultato? Nessuna candidatura ad eccezione ovviamente della dottoressa Gerardi, che aveva avanzato a richiesta già tempo fa e che è di fatto già la sostituta ufficiale di Mariano dal 2009.

richiesta subentro
Richiesta di subentro inviata al’Asrem

Questa nuova richiesta non è stata mai accolta e ora viene da chiedersi quali siano le vere ragioni di tale scelta da parte dell’amministrazione e in generale della Regione. Sappiamo che la Regione Molise è stata commissariata per disavanzi e fallimenti nella Sanità nel 2007, ma questo non basta a spiegare le scelte discutibili che sono state fatte per questo specifico tema. Il pensionamento del dottor Mariano sarebbe stato rimandato per ben due volte con la stessa ipocrita motivazione: garantire una adeguata assistenza sanitaria alle donne molisane con l’applicazione della legge 194/78 per l’IVG. Secondo le direttive ministeriali un medico può essere trattenuto anche oltre il momento del pensionamento se vi è necessità, ma in questo caso appare chiaro che non si tratta di necessità, forse piuttosto si tratta di scelte personali dell’amministrazione, o come ha dichiarato Marino stesso si tratta del potere del Vaticano e in generale della Chiesa Cattolica sulle scelte del paese.

Un paese che sulla carta viene decantato come laico “In Italia c’è la Chiesa e finché ci sarà il Vaticano che detta legge questo problema ci sarà sempre. Chi fa aborti non fa carriera” ha dichiarato il ginecologo in un’intervista. E oltre al danno anche la beffa per la collega Gerardi, lei che fino ad ora ha agito nell’ombra del grande primario, intervistato dalle testate giornalistiche nazionali ed elevato a eroe delle donne, ha in realtà lavorato ne reparto molto più del suo superiore, il quale si mostra in reparto due volte la settimana per un totale di 18h. Insomma uno schiaffo in faccia a lei in primis, alle donne tutte, al diritto alla salute, al diritto di libera scelta, e ai valori di uno stato che si professa laico, ma che fatica a distaccarsi da una cultura retrograda e che evidentemente non ha interesse nel prendersi cura delle sue donne.

In Molise l’unica struttura che pratica l’interruzione di gravidanza è appunto il Cardarelli di Campobasso se si escludono le aziende ospedaliere private, e questo è un fallimento sociale se si pensa in parallelo all’aumento di casi di violenza domestica, femminicidi e di abusi sessuali. Ne ha parlato anche Mariagrazia La Selva, presidentessa della Commissione per la Parità e le Pari Opportunità di Liberaluna, centro antiviolenza, dichiarando che “le donne vittime di violenza e non, che decidono di interrompere la gravidanza hanno bisogno di essere seguite”. Parole che risuonano ancora di più in questo particolare periodo storico: durante la pandemia infatti le chiamate verso il 1522 -il numero antiviolenza- sono aumentate del 79,5% rispetto all’anno passato (ISTAT).

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