Stresa, parla l’esperto di impianti: “Fatalità? L’unica cosa che conta sono i soldi. I controlli veri li fanno sempre dopo i morti”

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Fonti ed evidenze: Ansa, Giorno

In merito alla tragedia della funivia del Mottarone parla un esperto. A sua detta, molti impianti potrebbero non essere stati revisionati e messi in sicurezza.

La terribile tragedia della funivia del Mottarone che è costata la vita a 14 persone e ha portato un bambino di appena 5 anni in coma farmacologico in ospedale potrebbe essere stata un dramma annunciato. A spiegare cosa può essere andato storto su quel tratto di una cabinovia che nei mesi estivi effettua decine di viaggi in un giorno ci ha pensato un ingegnere, Gianpaolo Rosati che si occupa di Tecnica delle costruzioni presso il Politecnico di Milano, intervistato da Il Giorno in merito all’accaduto: “Dare risposte definitive adesso è impossibile. Sicuramente si è spezzato il cavo traente, dalle immagini emerge con chiarezza che quelli portanti sono integri. Adesso periti e tecnici devono cristallizzare le prove e studiare la situazione nei minimi dettagli”, esordisce l’ingegnere specificando comunque che le ricerche e gli accertamenti non solo sulla struttura stessa della funivia ma anche nel resto della valle saranno lunghe e faticose e potranno richiedere anche vari mesi“Il cavo traente ha il diametro di un orologio da polso, è formato da diversi fili intrecciati di acciaio. Quello portante, invece, è molto più grosso, ha una forma cilindrica e una superficie liscia”, specifica poi Rosati, spiegando la meccanica con cui funziona la struttura della funivia. Il cavo – aggiunge l’ingegnere – potrebbe aver ceduto per varie ragioni.

L’usura è la prima ipotesi: forse, quel cavo non aveva ricevuto la manutenzione necessaria. Ma prima di puntare il dito contro gli incaricati della manutenzione, l’uomo specifica che ci sono anche altre possibili cause dietro la tragedia del Mottarone: “C’è da considerare la possibilità del cedimento per le troppe sollecitazioni. Il cavo scorre su due grandi ruote: se quella a valle dovesse bloccarsi, l’impianto a monte continuerebbe a tirare fino a strappare tutto”, continua Rosati non escludendo nemmeno la più rara ipotesi che i freni della struttura abbiano cessato di funzionare.

Comprensibilmente, dopo una simile sciagura, molte persone si chiedono se la sicurezza degli impianti di questo tipo non sia da mettere in discussione e la risposta dell’ingegnere non è molto incoraggiante: “Va detto che quando c’è di mezzo l’aspetto economico, la sicurezza rischia di passare in secondo piano. Non è un problema solo nostro, ho visto crollare ponti in Canada e Bolivia. Dobbiamo farci un esame di coscienza e capire che le disgrazie possono capitare”, racconta l’esperto. L’ultimo intervento di manutenzione alla funivia dello Stresa e del Mottarone risale a fine 2020. Ma potrebbe dunque non essere stato condotto con perizia.

“Dalle funivie ai viadotti ferroviari e autostradali, la maggior parte delle opere è stata costruita almeno cinquant’anni fa. Dobbiamo stare molto attenti perché ai tempi gli strumenti per pensare e costruire erano diversi da oggi”, le parole di Rosati. E a queste parole è impossibile non ripensare anche al crollo del Ponte Morandi di Genova che diede il via ad una lunga polemica sulla sicurezza ed i controlli alle vie di trasporto che ogni giorno sostengono il passaggio di centinaia di automobili e mezzi pesanti. E’ inaccettabile aspettare una tragedia per poi dare il via ai controlli. Purtroppo penso che tante strutture in Italia non siano a posto e presentino pericoli”, aggiunge l’ingegnere. Parole sicuramente preoccupanti: senza voler causare un esagerato allarmismo, Rosati mette in guardia le autorità incaricate dei lavori di manutenzione specificando che più di una struttura in Italia potrebbe avere bisogno di controlli e riparazioni prima che si verifichi un’altra tragedia.

 

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