Giovanni, morto sul ponte Morandi: il padre rifiuta un milione di euro “La vita di mio figlio non ha prezzo”

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Fonti ed evidenze: Repubblica, Fanpage

Mentre a Genova prendono il via le udienze per il secondo incidente probatorio sul crollo del Ponte Morandi Roberto Battiloro – papà di Giovanni, morto a 29 anni nel disastro – rifiuta un risarcimento milionario. 

Roberto Battiloro rifiuta il risarcimento per crollo Ponte Morandi
Soccorsi dopo il crollo del Ponte Morandi/Andrea Leoni, Getty Images

A quasi tre anni dal drammatico crollo del Ponte Morandi – avvenuta il 14 agosto del 2018 e costata la vita a 43 persone – le famiglie delle vittime aspettano venga fatta giustizia. Sono in corso in questi giorni, a Genova, le udienze per il secondo incidente probatorio sul crollo dell’infrastruttura, volte a chiarire le cause del disastro e le conseguenti responsabilità.

Ma in questi mesi, molte delle famiglie hanno ricevuto proposte di risarcimento, al fine di trovare una soluzione che permettesse di chiudere la vicenda senza ulteriori strascichi legali. Una proposta fermamente respinta da Roberto Battiloro, padre di Giovanni, morto con tre amici a 29 anni in quel maledetto 14 agosto. “In questi mesi abbiamo lavorato affinché ci fosse una perizia di parte. L’anima di un figlio non si compra, ho sempre dato mandato ai miei legali di rinunciare a ogni forma di risarcimento“, ha spiegato il padre del ragazzo, oggi, arrivando al tribunale per l’udienza prevista per la giornata odierna.

Una scelta forte, sottolineata dal senatore Sandro Ruotolo – amico della famiglia Battiloro – che in un post pubblicato sul proprio profilo Facebook ha voluto esprimere la vicinanza e  supporto per una scelta coraggiosa. “A Roberto hanno offerto un milione di euro per chiuderla lì. Ma lui ha detto no: ‘La vita di mio figlio non ha prezzo, voglio prima verità e giustizia’. Ecco, caro Roberto oggi noi tutti stiamo con te. Anche noi vogliamo verità e giustizia. Ti abbraccio“, si legge ancora nel messaggio che il senatore ha voluto riservare all’amico.

In Tribunale sono attese circa 200 persone: avvocati, pm, periti e alcuni dei familiari delle vittime, tra i quali – oltre allo stesso Battiloro – Egle Possetti ed Emmanuel Diaz, fratello di un’altra delle vittime, Henry. “Da tutto quello che è emerso finora sembra sia stata una morte quasi annunciata“, ha detto Diaz. “So che si arriverà a una giustizia esemplare“. Un’attesa che riguarda, oltre ai familiari delle vittime, anche chi nel processo è coinvolto come imputato: tra questi Antonio Galatà, ex ad di Spea e iscritto, insieme ad altre 70 persone, nel registro degli indagati.

Anche Antonio Micillo, avvocato della famiglia Battiloro, ha rilasciato alcune dichiarazioni prima di entrare nel palazzo di Giustizia dicendosi convinto, pur non potendo svelare troppi dettagli per le indagini sono ancora in corso, che “verranno fuori belle sorprese anche con omissioni e atti non compiuti“.

 

 

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