“AstraZeneca non è pericoloso” ma la Svizzera continua a dire no

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Fonti ed evidenze: Corriere del Ticino, Fanpage

La Svizzera mantiene il bando sui vaccini AstraZeneca. Nonostante una situazione epidemiologica in aggravamento, il paese non si fida del verdetto dell’Ema.

Svizzera AstraZeneca 19 marzo 2021 leggilo.org
Getty Images/Robert Hradil

Il verdetto dell’Agenzia europea del farmaco ha rassicurato i governi di tutta Europa in merito al vaccino di AstraZeneca: il ritardo è forte ma la campagna di vaccinazione può ora ripartire in sicurezza in vari stati meno che in Svizzera. La nazione elvetica ha infatti deciso di non accettare la decisione dell’Ema e di richiedere ulteriori accertamenti sul farmaco, forse non fidandosi del verdetto di quella che pure è una delle maggiori autorità nel settore sanitario al mondo. A spiegare le ragioni dietro questo rifiuto in un paese che stava anche beneficiando della campagna di vaccinazione in modo molto importante è il presidente di Swissmedic – l’Istituto di ricerca sui farmaci terapeutici locale – Raimond Bruhin che ha pronunciato alcune parole in merito: “Nel processo di autorizzazione di una sostanza non conta chi sia il più veloce. Nel corso della valutazione del dossier è emerso che continuano a mancare dati solidi ed affidabili provenienti da studi clinici“, ha rivelato ai giornali locali il presidente dell’ente sanitario che ha svolto anche ricerche su altri vaccini come i farmaci Pfizer e Moderna.

La Svizzera ha sempre mantenuto una politica distante da quella degli altri paesi europei nella lotta al Covid e sembra voler seguire questa tendenza anche in merito al caso AstraZeneca. Gli studi presentati non solo dall’Ema ma anche dai ricercatori di Oxford che hanno testato autonomamente il vaccino parlando di “benefici maggiori dei rischi” ed escludono tassativamente qualsiasi legame con malori, attacchi cardiaci e soprattutto trombosi, il fenomeno che più aveva allarmato i medici italiani nei – pochi – casi sospetti che hanno visto il vaccino come protagonista. Ma la Confederazione Elvetica resta irremovibile: “Non intendiamo insinuare che il farmaco sia pericoloso o di cattiva qualità. Stiamo solo dicendo che l’azienda non è stata ancora in grado di dimostrarci sufficientemente che è un buon vaccino”, conclude Bruhin che chiede soltanto ulteriori rassicurazioni. Ma adesso, per la Svizzera si presenta un nuovo pericolo.

Il Consiglio federale della Svizzera, nonostante la decisione di non ripartire con le vaccinazioni con AstraZeneca, ha infatti programmato per oggi una riunione in cui saranno decise e presumibilmente approvate nuove riaperture nel paese. Una scelta presa nonostante la ferma opposizione del Ministro della Salute Alain Berset che ha detto: “La situazione epidemiologica è tutt’altro che incoraggiante”. Il paese, già vittima di una risalita dei contagi mesi fa, potrebbe andare incontro ad una terza, grave ondata di contagi soprattutto se la campagna di vaccinazione dovesse subire altri ritardi. Ma i cantoni spingono per riaprire: “Nel complesso, ci troviamo quindi in una situazione un po’ contraddittoria“, fanno sapere alcuni dei politici impegnati presso la riunione con i direttori della Sanità svizzera che sicuramente non si aspettavano di arrivare a marzo con dati così preoccupanti: l’unico valore nella norma è la disponibilità di posti in terapia intensiva – attualmente 170 sono occupati – mentre tutti gli altri indicatori riguardanti la percentuale di infezioni e positivi fanno propendere per un “no” alle riaperture chieste dalle entità politiche dei cantoni. Insomma, rinunciare ad AstraZeneca potrebbe rivelarsi un problema peggiore del previsto per la Svizzera.

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