Carmine, dopo nove mesi di terapia intensiva ha dovuto arrendersi

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Fonti ed evidenze: Today, Fanpage

Un drammatico incidente si porta via Carmine Calce, operaio di 32 anni. L’uomo era ricoverato in terapia intensiva in ospedale dal giugno del 2020.

Un’agonia durata nove mesi quella di Carmine Calce, l’operaio rimasto vittima di un incidente sul lavoro che purtroppo non gli ha lasciato scampo, nonostante la tempra del giovane che ha lottato per la sua vita e dei medici in terapia intensiva che hanno provato in ogni modo a salvarlo. Il dramma è iniziato nel giugno del 2020 presso un’azienda di imballaggi presso Sant’Elia di Fiumerapido nei pressi di Frosinone: durante un normale turno di lavoro, in circostanze non del tutto chiarite Carmine Calce è stato colpito alla testa da un pesante rullo metallico presente nella struttura. Immediata la chiamata al 118 e la corsa dei medici per trasferire il ragazzo in ospedale. Le condizioni dell’operaio erano però subito apparse molto gravi.

Carmine Calce era stato trasferito nel policlinico romano Umberto I per la gravità della sua ferita e sottoposto alle cure mediche in terapia intensiva, nella speranza che le cure più avanzate disponibili presso l’ospedale romano potessero provocare un miglioramento nelle condizioni del ragazzo: oggi però dopo nove mesi il ragazzo si è spento. Il trauma cranico ricevuto dall’impatto – spiegano gli specialisti del policlinico – era troppo esteso. Un copione tragico già visto nei numerosi incidenti sul lavoro che avvengono ogni giorno in Italia: “La Protezione Civile di Galluccio si stringe al dolore della famiglia di Carmine, in particolar modo alla sua bambina e alla compagna Laura. Ciao Carmine resterai sempre nel cuore di tutti noi. Un bacio fin lassù”, è l’ultimo addio all’operaio lasciato dalla Protezione Civile di Galluccio. Carmine Calce era originario di Caserta in Campania ma viveva e lavorava ormai da lungo tempo presso Frosinone: i colleghi e la famiglia lo ricordano come un grande lavoratore e un ragazzo sorridente e allegro.

 

 

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