Coronavirus, l’estate del 2021 potrebbe essere da incubo dice Andrea Crisanti

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Fonti ed evidenze: Tpi, TGCom24

Il virologo Andrea Crisanti si dice scettico riguardo il ritorno alla normalità durante il 2021. L’estate di quest’anno sarà ancora all’insegna della cautela. 

Getty Images/Vittorio Zunino

 

Gli italiani che si augurano un pronto ritorno alla normalità anche grazie alla campagna di vaccinazione che prosegue a ritmo serrato anche se con alcuni problemi, a detta del virologo Andrea Crisanti, stanno correndo un po’ troppo: per il medico, perfino l’estate del 2021 non potrà prescindere da pesanti limitazioni alla libertà personale di turisti, bagnanti e via dicendo. Secondo le previsioni del professore infatti, bisognerà innanzitutto mantenere il sistema di divisione in zone attualmente in vigore anche nel periodo estivo, cosa che non era accaduta ad esempio nel 2020: “La suddivisione in zone ci lascerà in questa situazione intermedia, con questo numero di casi abbastanza elevati accompagnati da una mortalità non indifferente”, le parole di Crisanti in merito all’estate 2021.

Secondo poi, continua il virologo, non sarà ancora possibile riaprire completamente il paese, benché il caldo rallenti il contagio come è stato dimostrato dal rapido calo dei casi che aveva fatto ben sperare a giugno 2020: “La prossima estate dovremo essere più cauti rispetto allo scorso anno, speriamo di poter andare in spiaggia“, continua Crisanti lasciando intuire che chi lavora presso il settore turistico e in particolare per le strutture balneari sulle spiagge italiane non tornerà a lavorare a pieno ritmo, non importa quali misure saranno prese. L’ipotesi è addirittura quella di lasciare chiusi bar e ristoranti. Il medico cita l’esempio di Israele per spiegare a cosa si va incontro: “Lì sono andati in lockdown per la seconda volta a fine agosto, e hanno un clima simile all’Italia. Se sono chiusi cinema, bar e teatri non si capisce perché dovrebbero esser aperte le spiagge”, conclude Crisanti specificando che quest’estate ci dovremo abituare anche a sostenere 300 decessi al giorno, una cifra sicuramente più elevata rispetto all’estate 2020. L’unica speranza di fronte ad una simile prospettiva è il raggiungimento di un’immunità di gregge sufficiente da consentire una ripartenza in sicurezza.

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