Il giudice della Corte Costituzionale “Dei 430 atti riguardati il Covid il 2,7% ha coinvolto il Parlamento”

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Fonti ed evidenze: Verità, Giornale

Il giudice emerito della Corte costituzionale Sabino Cassese si esprime sui Decreti varati, in questi mesi, dal Premier Giuseppe Conte e sull’ipotesi di imporre il vaccino anti Covid.

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GettyImages/Alberto Pizzoli

Nella consueta conferenza di fine anno il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha preannunciato la proroga della Stato di Emergenza senza, tuttavia, indicare un termine. Il Premier si è limitato ad asserire “fino a quando sarà necessario“. Proroga che, comporta anche, la facoltà per Palazzo Chigi di continuare a legiferare attraverso i Dpcm che non necessitano dell’approvazione del Parlamento. Questo modus operandi non trova l’approvazione di tutti. Intervistato da Il Giornale, Sabino Cassese – giudice emerito della Corte Costituzionale – non si è risparmiato: “Secondo i dati raccolti da Openpolis, dei 430 atti relativi alla pandemia solo il 2,7% ha coinvolgimento del Parlamento. Le interrogazioni e interpellanze che ricevono risposta da parte del Governo sono circa un terzo. Si è presa l’abitudine di emanare norme con decreti legge, anche in assenza delle condizioni previste dalla Costituzione e più della metà dei decreti legge viene votata ponendo la questione di fiducia. Il Presidente del Consiglio preferisce indirizzarsi al pubblico in televisione”. Secondo Cassese – che concorda con l’attuale Presidente del Senato Elisabetta Casellati – ci troviamo di fronte ad una sorta di disprezzo verso il Parlamento dal parte del Primo Ministro Conte il quale non coinvolge neppure il Consiglio dei Ministri ormai la cui unica funzione si è ridotta a registrare le decisioni prese dai capi delegazione delle forze politiche.

In una seconda intervista rilasciata al quotidiano La Verità, il giudice emerito si è soffermato sulla legittimità o meno dei Decreti emanati da Palazzo Chigi. Cassese, in particolare, ha spiegato che il Governo potrebbe avvalersi di Decreti legge da utilizzare in casi  straordinari di necessità e urgenza. “La Costituzione ne detta tre: straordinarietà, necessità e urgenza.La seconda ondata della pandemia era forse straordinaria? Non era stata prevista? Non si potevano apprestare per tempo gli strumenti per fronteggiarla?” Ma oltre all’essere arrivati impraparati di fronte ad una seconda ondata di Covid che ha cagionato ancora più decessi della prima, il giurista spiega che il Governo sta commettendo altri errori in termini normativi: “Hanno trasposto contenuti normativi nei Dpcm che, invece, sono atti amministrativi e, quindi, non dovrebbero avere contenuti normativi.

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Il giudice emerito Sabino Cassese/ Getty Images/ Joseph Eid

Ma è possibile fare qualcosa? Perché continuare ad accettare Decreti se sono illeggittimi? Il giudice prosegue: “I giudici arrivano necessariamente a sera, con un certo ritardo perché la loro azione è mossa dai cittadini. La risposta non è mancata.Vi è già un buon numero di Corti che mettono in discussione la legalità dell’azione governativa”. E precisa che, tuttavia, ci vuole tempo, non sarà una questione di rapida risoluzione: “L’accesso al giudice costituzionale, in Italia, è indiretto: avviene attraverso un giudice di merito che ritenga non palesemente infondata la questione di costituzionalità. Anche qui ci vuole del tempo”. Cassese puntualizza, altresì, che anche per limitare la libertà di movimento è necessaria una legge: l’articolo 16 della Costituzione consente di limitare la circolazione per motivi sanitari ma con una legge e, dunque, non con un Dpcm. E sulla figura del Premier Conte, il giudice si lascia andare ad un’opinione che lascia trasparire ben poca stima: “Nel mondo gnomo – espressione del poeta Montale – chi ha una qualche preparazione eccelle e ha l’impressione di poterlo fare.Del resto in ogni azione umana si mescolano ambizioni personali e fini altruistici”.

Il Coronavirus, stravolgendo il mondo a cui eravamo abituati, ci ha posto davanti ad un dilemma: tutela o libertà? Il giudice Cassese a questo quesito ne aggiunge altri due: “Conviene cedere un po’ di Democrazia per maggior tutela della salute? Conviene limitare la globalizzazione se questa porta con sé anche una diffusione delle malattie? Credo siano falsi problemi poiché le Costituzioni moderne contengono già accurati sistemi di bilanciamento delle opposte esigenze”. E sul binomio apparentemente contrastante “salute Vs. libertà” si sta giocando una partita importante: quella in merito all’ipotesi d’imporre il vaccino anti Covid. All’interno della Maggioranza già diverse voci si sono espresse a favore tra cui il viceministro alla Salute Pierpaolo Sileri e la sottosegretaria alla Salute Sandra Zampa. Anche in questo caso tuttavia, politica e Costituzione non sempre convergono. Il giudice Cassese specifica: “L’obbligo ha precisi limiti costituzionali. Può esser disposto per legge e rispettando la persona. Una legge non c’è, per questo tipo di vaccinazione. Tuttavia, i responsabili di strutture sanitarie non possono, fin da ora, consentire che persone non vaccinate svolgano attività di prevenzione e cura. Può pensare che un direttore sanitario possa consentire che un chirurgo entri in sala operatoria se può essere portatori di germi o virus?”

 

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