Coronavirus, 459 morti. E risale l’indice di contagio “A febbraio avremo 40.000 morti”

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Fonti ed evidenze: Corriere della Sera, Sky TG24

Bollettino di Natale, risale La seconda ondata di Covid in Italia ha ucciso più della prima: il paese è stato colto incredibilmente impreparato. E non è ancora finita, dice Walter Ricciardi. Intanto il premier non esclude il ritorno a misure estreme 

La seconda ondata 22_12_20 Leggilo.org
Getty Images/Yves Herman

Coronavirus in Italia, i decessi odierni sono 459 –  ieri erano stati 505 – per un totale di 71.359 vittime da quando è iniziata la pandemia nel nostro Paese. Le persone guarite o dimesse sono 1.377.109 e di queste, 32.324 nelle ultime 24 ore, con un incrementeo rispetto a ieri, dove i guariti e dimessi erano stati 22.718. E gli attuali positivi — i soggetti che adesso hanno il virus — risultano essere in totale 579.886, pari a -13.746 rispetto a ieri, -2,3% (ieri erano -5.184). La flessione degli attuali positivi di oggi  dipende dal fatto che i guariti, sommati ai decessi, sono in numero maggiore rispetto ai nuovi casi.

I tamponi sono stati 152.334, ovvero 41.443 in meno rispetto a ieri quando erano stati 193.777. Mentre il tasso di positività è del 12,5% (l’approssimazione di 12,496%): vuol dire che su 100 tamponi eseguiti più di 12 sono risultati positivi; ieri era del 9,3%

Più contagi in 24 ore rispetto a ieri, nel giorno di Natale, a fronte di meno tamponi. I casi sono comunque sotto quota 20 mila dal 6 dicembre, ma la situazione non migliora come dovrebbe. Il rapporto di casi su tamponi (il tasso di positività) che per qualche giorno è sceso sotto il 10%, torna a salire ed è del 12,5%, più o meno come quello del 21 dicembre (era 12,4%). I casi tendono a salire, nonostante il numero di test sia lontano dai 200 mila o dai 220 mila di inizio mese, ricordando che il record di tamponi è di oltre 254 mila ed è datato 13 novembre. Inoltre, con un’incidenza così alta non si può riattivare il tracciamento

In un contesto ancora così critico un nuovo lockdown a gennaio non può essere completamente escluso, è stato proprio il Presidente del Consiglio, ospite di Porta a Porta: “Se gli esperti ci dicono che la possibilità di una terza ondata a gennaio è concreta, non ci penso due volte, e tutti i ministri responsabilmente, a introdurre e rafforzare la cintura di protezione per il periodo natalizio”

Previsioni non incoraggianti nel breve termine

Arrivati praticamente alla conclusione di un anno apocalittico, i medici italiani iniziano a tirare le somme sulla pandemia di Covid e quello che dicono i numeri è tutt’altro che incoraggiante: la seconda ondata del virus ha ucciso più della prima, spiegano gli specialisti, analizzando anche le ragioni dietro il fallimento del contenimento di una catastrofe annunciata. “Avremmo solo dovuto migliorare ma per faro davvero servirebbe cambiare l’organizzazione sanitaria. E ci vorranno almeno vent’anni”, denuncia Luciano Gattinoni, medico veterano specializzato in rianimazione e professore presso l’Università di Milano. Il medico che ha anche vissuto in prima persona il Covid in un altro paese – essendosi trasferito a Gottingen in Germania anni fa – ha confrontato il modello italiano con quello di altri paesi europei, arrivando ad una conclusione molto triste. Ovvero, che si poteva fare molto di più per arginare la seconda ondata di Covid: “Inquadrare i medici generalisti appena entrati nel servizio nazionale invece di considerarli liberi professionisti. Trattare la medicina come una specialità, creando un’armata con un generale e un metodo per procedere”, elenca il professore, concludendo che a sua detta la pandemia poteva – e doveva – essere un momento cruciale per la ripartenza del sistema sanitario italiano.

La cifra dei morti nella seconda ondata supera di poco la stima riguardante la prima: si parla di 33.731 decessi avvenuti dal termine dell’ondata iniziale, compresa tra febbraio ed il 31 maggio e che è costata ben 33.415 vite. Tuttavia, queste cifre non devono trarre in inganno perchè la seconda ondata era stata annunciata con largo anticipo e la pausa estiva doveva servire al Governo del Presidente Giuseppe Conte per organizzare le difese del paese e rafforzare il sistema sanitario, come è stato più volte denunciato da medici, infermieri e professori del settore. Lo stesso Istituto Superiore della Sanità poco prima di Ferragosto rilasciò questo comunicato, rimasto inascoltato: “L’Italia si trova in una fase epidemiologica di transizione con tendenza al progressivo peggioramento. Si rileva la trasmissione diffusa del virus su tutto il territorio nazionale che provoca focolai anche rilevanti”. La situazione, stando ai dati, è precipitata completamente ad ottobre, quando il nostro paese ha perso il controllo dei tracciamenti dei contagiati ben prima di altri paesi europei che sono poi ricorsi a misure restrittive“Si osserva un forte aumento nel numero di nuovi casi fuori dalle catene note”, scriveva nel bollettino della seconda settimana di ottobre il report del monitoraggio settimanale.

Ed ora, di fronte a questi dati riguardanti la seconda ondata in Italia, arriva un nuovo allarme da uno degli uomini di fiducia di Conte, il professor Walter Ricciardi: “Se limitiamo la mobilità, stiamo a casa e riprendiamo il tracciamento questa curva la conteniamo. Se continua di questo passo avremo 40.000 morti a febbraio“, sono le parole pronunciate dal medico ai microfoni di Sky TG24. A preoccupare in particolare modo Ricciardi c’è la comparsa di un nuovo ceppo del Covid, la cosiddetta variante inglese la cui scoperta – a sua detta – è stata annunciata troppo tardi al mondo da parte dei medici inglesi. A causa dell’infettività del virus, Ricciardi è tutt’altro che ottimista anche sui tempi di risoluzione della pandemia: “Non è pensabile che avvenga in una settimana o dieci giorni, ci vorrà un tempo prolungato, non so dire se uno o due mesi, ma il tempo sarà prolungato“, ammonisce il medico. L’unica buona notizia è che la variazione del virus non ha intaccato al momento la funzionalità del vaccino, anche se la situazione per gli esperti resta “da monitorare”. Una situazione drammatica che potrebbe perfino peggiorare a febbraio e che non si risolverà molto presto, insomma. La pandemia di Covid è destinata a lasciare un segno indelebile nella storia della medicina moderna.

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