“Decidiamo noi” così la Valle d’Aosta ha battuto il Governo sulle chiusure

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Fonti ed evidenze: Repubblica, Il Sole 24 Ore

Continua il braccio di ferro tra il Governo Conte e la Val d’Aosta. La Regione a statuto speciale ha vinto il primo round dopo l’impugnazione dell’ordinanza. 

Il Governo impugna l'ordinanza 18_12_20 Leggilo.org
Getty Images/John Thys

Il Governo sembra non poter far niente per costringere la Val d’Aosta a seguire le misure applicate per le zone arancioni: o perlomeno, la Regione a statuto speciale ha vinto il primo round del braccio di ferro istituzionale contro il premier Giuseppe Conte e le sue normative contro il Covid, da applicare nel periodo festivo. La vicenda è iniziata i primi giorni di dicembre quando il Presidente regionale Erik Lavevaz ha opposto un netto rifiuto ai provvedimenti del primo Dpcm promulgato l’ultimo mese dell’anno: “Impugneremo la sentenza facendo valere la nostra autonomia”, aveva detto alla notizia che il Governo intendeva considerare la Val d’Aosta Zona Arancione nonostante il presunto calo dei contagi registrato nel territorio. In quell’occasione, Lavevaz aveva incontrato il favore dei partiti indipendentisti – raccogliendo numerosi consensi tra schieramenti solitamente in competizione tra loro – e il tacito consenso della giunta Dem. La risposta di Conte è stata piuttosto tardiva dato che l’impugnazione ufficiale della decisione Valdaostana di aprire locali, bar e attività commerciali in concomitanza con le altre zone gialle è apparsa tardiva: “Stupisce in particolar modo per le tempistiche, poiché arriva alla vigilia del riconoscimento ufficiale della Valle d’Aosta nella fascia di rischio medio”, prosegue Lavevaz che vede questa decisione come un tentativo di mortificare l’autonomia di cui gode la sua Regione.

A sostenere le ragioni delle autorità locali ci ha pensato il Tribunale Amministrativo regionale,  investito del caso dopo l’impugnazione del Governo: il Presidente del Tar Silvia La Guardia ha rifiutato di riconoscere come illegittima la riapertura effettuata dalla Val D’Aosta in opposizione al riconoscimento del territorio come zona arancione. “Credo che la decisione di non applicare la sospensiva sia quanto mai opportuna e permetta di non creare vuoti nelle norme da applicare”, è stato il commento di Lavevaz alla risposta del Tar al Premier.

Sotto il punto di vista del rapporto tra Regioni e Governo centrale, il 2020 è stato un anno molto turbolento per Giuseppe Conte: quello della Val D’Aosta non è il primo caso in cui un territorio si “ribella” ad un’ordinanza che viene dal Presidente del Consiglio in persona. Casi come questo non sono avvenuti esclusivamente nel quadro dell’emergenza pandemica per Coronavirus dato che il primo episodio notevole si è verificato quando il Presidente siculo Nello Musmeci ha pronunciato un’ordinanza con cui chiedeva lo sgombero di tutte le strutture di accoglienza sul territorio regionale.

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