16.999 nuovi casi e 887 morti, vaccino: Gran Bretagna troppo incauta secondo gli esperti

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Fonti ed evidenze: Ministero della Salute, SkyTg24

Guido Rasi, ex direttore esecutivo dell’Agenzia europea del farmaco, esprime perplessità sulla procedura di emergenza applicata in Gran Bretagna per velocizzare la distribuzione del vaccino anti-Covid.

Vaccino_gran_bretagna _guido_rasi 10.12.2020 Leggilo.org
Getty Images/Alberto Pizzoli

I dati del Ministero della Salute in merito alla situazione di oggi ci informano che i casi totali – attualmente positivi, morti e guariti – salgono di 16.999 unità e portano il totale a 1.787.147. Nelle ultime ventiquattro ore 887 morti che fanno salire il totale delle vittime a 62.626. Da ieri 171.586 tamponi.

I casi attualmente positivi sono 696.527, – 13.998 rispetto a ieri. I guariti superano il milione e raggiungono quota 1.027.994 registrando un incremento di 30.099 unità. I ricoverati scendono a 29.088, – 565 mentre nelle terapie intensive 3291 assistiti, – 29 rispetto a ieri.

Vaccino anti Covid: Gran Bretagna a rischio

Non è una buona idea quella di prendere i dati che ti consegna l’industria, mettere il timbro e distribuire“. Non ha dubbi Guido Rasi, ex direttore esecutivo dell’Ema – l’agenzia europea del farmaco – che ospite della trasmissione Buongiorno, in onda su SkyTG24, avanza più di una perplessità sulla decisione della Gran Bretagna di accelerare i tempi di commercializzazione e distribuzione del vaccino anti-Covid di Pfizer. “Per me sono stati incauti” – spiega il medico, secondo il quale un comportamento più prudente può essere una migliore strategia. Rasi è infatti convinto che – ai fini del successo di una campagna vaccinale – anticipare i tempi di circa venti giorni non comporti grandi benefici, mentre è ben più importante verificare in maniera scrupolosa le caratteristiche del farmaco. Anche perché, con centinaia di studiosi impegnati nell’analisi del vaccino, “se c’è qualcosa che non va è molto probabile che la troveranno“, cosa che permetterà poi di disporre di indicazioni più precise – come, ad esempio, per quali tipologie di persone possa essere sconsigliata la somministrazione, o per quali al contrario sia particolarmente indicata – che potrebbero essere importanti per la buona riuscita della campagna vaccinale. A preoccupare Rasi è anche la decisione del Regno Unito di applicare una procedura di emergenza che ha comportato che la valutazione sia stata effettuata soltanto su un lotto di dosi. “La procedura di emergenza scelta dalla Gran Bretagna ha un rischio molto basso, ma è un rischio da non prendere mai“.

Una mossa leggermente azzardata, secondo Rasi, quella della Mhra – Medicines and Healthcare products Regulatory Agency – che comunque non dovrebbe portare a gravi conseguenze, visto che – spiega ancora il medico italiano – “con i vaccini si gioca sempre una carta facile, il vaccino di per sé è un approccio molto sicuro“, visto che consiste nel far svolgere al sistema immunitario il lavoro del farmaco. “E’ raro che il vaccino vada male“, afferma. Per quel che riguarda la distribuzione nel resto d’Europa, Rasi spiega che l’Ema sta portando avanti una una revisione attenta di tutti i casi.

 Il vaccino nei malati oncologici

Il medico viene chiamato a dire la sua anche su due aspetti della campagna vaccinale finora rimasti un po’ in secondo piano ma in realtà fondamentali: il comportamento da tenere rispetto a determinate categorie più fragili – su tutti i malati oncologici – e la possibilità che le dosi disponibili non siano sufficienti per il fabbisogno mondiale, con il rischio di lasciare scoperti, ad esempio, i Paesi in via di sviluppo. Sul primo tema, Rasi spiega che sarà importante valutare se i malati oncologici siano particolarmente esposti al rischio di essere contagiati, “perché qui il successo della campagna sta nel tagliare i ponti di trasmissione del virus” e un buon risultato avrà inevitabilmente ricadute positive su tutta la popolazione. A proposito dei Paesi in via di sviluppo, Rasi mette in guardia: al di là delle importanti considerazioni etiche, spiega il medico, una mancata copertura di alcune aree del pianeta rappresenta “un guaio” anche per noi, visto che l’eventuale presenza di focolai in giro per il mondo ci impedirebbe di ripartire in modo completo.

Infine, la terza ondata, che Rasi definisce certa: “Ci sarà sicuramente“, spiega, “ma potrebbe essere più bassa“. Non tutte le onde sono uguali, prosegue il medico, e molto dipenderà anche dal modo in cui affronteremo le prossime settimane ed i prossimi mesi: una nuova crescita del virus sarà inevitabile perché questo riprende a circolare in modo importante con la riapertura delle attività, ma “se impariamo a gestire i flussi, a comportarci, a gestire meglio i trasporti“,  la terza ondata sarà meno dura.

 

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