18.887 nuovi casi e 564 morti. E a gennaio l’Italia potrebbe arrivare a 90mila vittime

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Fonti ed evidenze: Repubblica, Quotidiano Sanità

Nonostante il numero di casi stia scendendo, non può dirsi lo stesso del numero dei decessi giornalieri. Gli esperti ci spiegano cosa accadrà nei prossimi mesi.

coronavirus_morti 05.12.2020 Leggilo.org
Getty Images/ Pietro Cruciatti

Sono 18.887 i nuovi casi di Covid registrati nelle ultime ventiquiattr’ore in Italia: 564 le vittime, che portano a oltre 60 mila il numero complessivo dei morti. Il numero delle persone guarite o dimesse dagli ospedali è 17.186.

 

Da qualche settimana la curva dei contagi ha iniziato a scendere. E, parallelamente, stanno aumentando i dimessi e i guariti mentre decrescono i casi attualmente positivi e i pazienti ricoverati sia nei reparti Covid ordinari sia nelle terapie intensive. C’è solo un numero che continua a crescere: quello dei decessi giornalieri. Il 3 dicembre i morti sono stati 993: il numero più alto registrato in Italia da inizio pandemia. Eppure l’indice di contagio Rt sta calando e il Governo sta lentamente allentando le misure restrittive al punto che, intorno alla metà del mese, quasi tutte le Regioni potrebbero diventare gialle.

Che cosa sta accadendo? E, soprattutto, cosa aspettarci dai prossimi mesi? A spiegarci come mai il numero dei decessi non accenni a scendere nonostante la decrescita dei contagi è il dottor Graziano Onder, responsabile del Dipartimento di malattie cardiovascolari-endocrino-metaboliche dell’Istituto superiore di Sanità.  Secondo Onder, rispetto alla prima ondata, la più grande differenza è che il Covid ora non colpisce più solo il Nord ma fa vittime in tutta la penisola. Infatti nella fascia rossa sono state collocate anche Regioni del Centro e del Sud Italia che, a marzo e aprile, erano in una situazione molto più tranquilla rispetto alla Lombardia o al Veneto.

Le osservazioni del dottor Onder trovano conferma da una ricerca del Dipartimento di epidemiologia e prevenzione della Regione Lazio. Tale studio ha evidenziato che nella prima metà di novembre nei comuni del Nord si sono registrati il 75% in più dei decessi previsti mentre  nel resto del Paese l’incremento si è fermato al 46%, percentuale comunque molto alta rispetto alla prima ondata. Infatti lo studio spiega anche che anche nei periodi più duri della prima ondata di Covid l’incremento dei morti rispetto a quelli “attesi” era stato del 72%  al Nord e appena del 10% al Centro e al Sud. Pertanto è quanto sta accadendo al Centro-Sud che sta facendo crescere il numero dei decessi: negli ultimi due mesi in queste regioni i morti sono stati circa 22mila. Tra il 15 marzo e il 15 maggio erano state, in tutto, 29.500. Tuttavia – in base ai dati del rapporto dell’Istituto superiore della sanità aggiornato al 2 dicembre – il 39% dei decessi totali si sono registrati in Lombardia seguita da Piemonte ed Emilia Romagna, entrabe con il 10% dei morti sul numero complessivo.

E nei prossimi mesi cosa dobbiamo aspettarci? Come si comporterà il virus?In base alle proiezioni dell’Institute for Health metrics and evaluetion dell’Università di Washington – Ihme – ci aspettano ancora giorni duri, durissimi da affrontare. Giorni nei quali il numero dei decessi ci farà temere per il peggio. Poi – spiegano gli esperti – tra il 20 e il 23 dicembre dovrebbe registrarsi il tanto atteso calo ma, purtroppo a gennaio una nuova impennata. Il primo mese del nuovo anno – secondo le previsioni degli scienziati – potrebbe vedere 90mila morti: 30mila in più rispetto ad ora, quindi. Il Covid non finirà molto presto di mietere vittime.

 

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