Coronavirus: 36.176 nuovi casi e 653 morti. Ma un gruppo sanguigno è meno a rischio

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Fonti ed evidenze: Ministero della Salute, Today

In caso di infezione da Covid anche il gruppo sanguigno può fare la differenza. Uno, in particolare, sembra essere meno a rischio.

coronavirus_gruppo_sanguigno 19.11.2020 Leggilo.org
Getty Images/ Andreea Campeanu

I dati del Ministero della Salute in merito alla situazione di oggi ci informano che i casi totali – attualmente positivi, morti e guariti – salgono di 36.176 unità e portano il totale a 1.308.528. Nelle ultime ventiquattro ore 653 morti e fanno salire il numero complessivo delle vittime a 47.870. Da ieri sono stati eseguiti 250.186 tamponi. La percentuale dei positivi ai tamponi scende ancora e arriva al 14,4%

I casi attualmente positivi sono 761.671, +18.503. I dimessi e i guariti salgono a 498.987 registrando un incremento di 17.020 unità. I ricoveri salgono a 33.610, + 106. Nelle terapie intensive 3712 assistiti, +42 rispetto a ieri.

Coronavirus e gruppi sanguigni

Il Covid sembra colpire più o meno duramente non solo in base ad età ed eventuali patologie pregresse della persona infetta ma anche a seconda del gruppo sanguigno  del paziente. A confermare una tesi che si era affacciata nel mondo scientifico già da tempo, sono due studi distinti, uno pubblicato sul portale Blood Advances dalla Società Americana di Ematologia ed uno portato avanti dall’Università di Cagliari in concomitanza con il Dipartimento di Ematologia della Società Brotzu. Giorgio La Nasa, direttore del Dipartimento di Scienze Mediche dell’istituto universitario in questione ha rivelato queste informazioni: “Gli studi ci dicono che il gruppo 0 sembra essere associato a un decorso migliore dell’infezione da coronavirus. Come se il gruppo 0 fosse protettivo nei confronti dell’infezione”.  Lo studio americano ha invece analizzato i dati provenienti dalla Danimarca, studiando attentamente il decorso dell’infezione nei pazienti scandinavi: tenendo conto dell’etnia delle persone colpite dal virus – che sembra a sua volta importante per determinare il modo in cui il virus colpisce – un campione composto da 473.000 danesi è stato confrontato con un campione di popolazione comprendente ben 2.000.000 di individui. I risultati confermano quanto detto da La Nasa, ovvero che il Covid colpisce meno duramente chi ha il sangue di tipo 0.

Uno studio portato avanti presso l’Ospedale di Vancouver in Canada sta invece analizzando un campione composto da 95 casi critici della malattia. Per ora, i medici sono giunti a confermare l’ipotesi che il gruppo sanguigno A, assieme all’AB, sia uno dei più vulnerabili con molti dei pazienti appartenenti a tali categorie ricoverati in dialisi. Ma La Nasa non vuole giungere a conclusioni affrettate e dichiara che ci sono diversi studi in corso che non hanno ancora raggiunto una conclusione univoca: “Il Gruppo A sembra conferire una maggiore suscettibilità ma abbiamo dati contrastanti. Alcuni studi ci dicono che è associato ad un maggiore rischio di mortalità, in altri viene sottolineato che questo rischio non è così alto”, conclude il medico.

Le ragioni dietro questa particolare resistenza del sangue del gruppo 0 al Covid sono da ricercare nella produzione di agglutinine, gli stessi anticorpi che causano crisi di rigetto nel caso ad un paziente del Gruppo 0 sia iniettato sangue dei gruppi A o B: “Le agglutinine anti A sembrano avere la capacità di legarsi al recettore del Covid, cosa che ne impedisce in parte la penetrazione all’interno della cellula”, specifica lo studio cagliaritano. Quello che rappresenta un problema nel caso in cui una persona appartenente al gruppo 0 necessiti una trasfusione urgente, dunque, si rivela un insperato vantaggio nella lotta contro la malattia, che continua ad uccidere in tutto il mondo.

Il primo studio a tirare in ballo la teoria dei gruppi sanguigni è nato in Cina, dove presso due ospedali di Wuhan – epicentro della pandemia di Covid – alcuni medici hanno trovato correlazioni tra il decorso della malattia e il loro gruppo sanguigno. Gli esperti avvertono però che questa non è una ragione sufficiente per abbassare la guardia: innanzitutto perchè i fattori di rischio come alcune malattie pre esistenti nel soggetto possono comunque risultare letali, se correlate al virus e soprattutto, perchè il virus non è ancora stato del tutto decifrato. Occorre quindi prudenza prima di pensare di essere totalmente immuni alla malattia – o estremamente in pericolo – solo a causa del proprio gruppo sanguigno.

 

 

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