Gli errori del Governo sulla nomina del commissario per la sanità in Calabria – con la rinuncia da parte di Eugenio Gaudio all’incarico – costringe il Premier Conte ad assumersi le responsabilità della scelta. Ma nella Maggioranza la tensione è palpabile.
Calabria, Conte sotto accusa: "Responsabilità mia".
Giuseppe Conte/Facebook
Dodici giorni di farsa. Ci sarebbe quasi da ridere, se l’argomento in questione non fosse drammaticamente serio. Già la sera di quel venerdì 6 novembre, quando la trasmissione Report rese evidente all’Italia l’inadeguatezza del commissario governativo per la sanità in Calabria Saverio Cotticelli – inconsapevole perfino delle mansioni per cui riceveva lo stipendio – in molti si chiesero come fosse possibile decidere per una nomina come quella. Cotticelli, nominato nel dicembre 2018, fu scelto dal Governo giallo-verde allora in carica. Ma la catena di eventi che si è innescata dalle sue dimissioni forzate sta qui a dimostrare che, cambiato il Governo, la nomina di quel commissario rimane un problema di difficile soluzione. Che, appunto, sta sfociando nel ridicolo, nel farsesco.

Il dietrofront di Gaudio, le responsabilità di Conte

L’ultimo capitolo, andato in scena negli ultimi giorni, ha riguardato l’ex Rettore dell’Università La Sapienza Eugenio Gaudio, che dopo 24 ore di polemiche sulla sua figura – dovute soprattutto a problemi giudiziari che l’ex Magnifico sta affrontando – ha rinunciato all’incarico ricevuto per “motivi personali e familiari“. La signora Gaudio, infatti, non intende trasferirsi a Catanzaro e lui, dal canto suo, non vuole aprire una crisi di famiglia.
E così, al terzo commissario bruciato nel giro di pochi giorni, qualcuno ora deve metterci la faccia. Magari, dare qualche spiegazione. Ci prova il Premier Giuseppe Conte, che in un vertice di Maggioranza, nella serata di ieri, ammetteva: “Mi assumo tutta la responsabilità della scelta di Gaudio. Non solo del fatto che la designazione non è andata a buon fine, ma anche delle precedenti nomine“. Decisioni, sottolinea il Premier, prese con “il pieno confronto e la condivisione” di tutti i ministri interessati.
Le critiche aspre, feroci, nei confronti di Conte non sono mancate in questi giorni, conseguenza diretta della disastrosa gestione di una vicenda che invece – tanto per ragioni di immagine, quanto per l’urgenza del caso – doveva essere chiusa rapidamente. E tutti o quasi, all’interno del Governo, sono convinti che la colpa sia proprio del Premier, con la nomina di Gaudio come ultimo atto di una strategia fallimentare.
Guardando per un attimo oltre tutto questo balletto, però, si noterà una cosa: ci sono due milioni di calabresi che, con l’emergenza Covid che avanza, la guida della Regione affidata ad un reggente a causa della prematura scomparsa della Presidente Jole Santelli, ed il comparto sanitario commissariato ormai da tempo immemore, vedono la politica concentrarsi solo sulla spartizione delle nomine e degli incarichi. E che, per di più, assistono inermi ad una sceneggiata che ha visto alternarsi, nel ruolo di commissario, un Generale dei Carabinieri inconsapevole di dover dirigere la realizzazione di un piano anti – Covid, un medico convinto che le mascherine siano inutili ed un gigante del mondo accademico che, nel declinare la proposta, ha spiegato candidamente di non voler tornare a vivere nella loro – e sua –  Regione.

Le tensioni nella Maggioranza

Conte si difende fiaccamente: “Nella mia posizione gestisco tanti dossier, non ho la possibilità di incontrare tutti e di effettuare i controlli nel dettaglio“, ma non può che assumersi le responsabilità delle scelte, che inevitabilmente “ricadono primariamente su di me, se coinvolgono il Governo“. Dieci giorni, quelli appena trascorsi, che hanno segnato una frattura tra il Premier e la Maggioranza che lo sostiene. Tanto che è lo stesso Conte ad ammettere qualche scricchiolio: “Non parlerei di tensione fortissima, ma di giusta preoccupazione e del forte dispiacere di non aver trovato una soluzione“.
D’altra parte, il malumore all’interno dell’Esecutivo è innegabile e il Presidente del Consiglio può al massimo cercare di smorzarlo. Nessuna crepa nella Maggioranza, ribadisce accentrando le colpe su di sé. Ma in questi ultimi giorni Conte sembra essere un po’ più solo, accusato dalle forze di Governo di decidere troppo spesso senza consultare collaboratori ed alleati. Lui nega, insiste sul fatto che si sia trattato di un “percorso condiviso“, ma il silenzio del Ministro della Salute Roberto Speranza – uno dei più vicini al Premier – suona come un’accusa. Non è un mistero, infatti, che Speranza volesse la conferma di Zuccatelli nel ruolo di commissario, e che la nomina di Gaudio sia stata un’iniziativa completamente presa da Palazzo Chigi.
La rabbia monta tra le file del PD  nonostante anche i dem abbiano una quota di responsabilità in questa vicenda, e anche tra i grillini, che per la prima volta puntano il dito contro Conte. Il Premier cerca di mostrare il suo classico aplomb, negando l’esistenza di problemi con Speranza o con il Pd e ripercorrendo la “filiera” della decisione, con la proposta che spetta al Ministro dell’Economia – di concerto con quello della Salute e con il parere di quello degli Affari Regionali – prima della deliberazione del Consiglio dei Ministri. “E il processo prevede altresì il parere del presidente della regione Calabria. Infine la mia firma in calce“, conclude Conte, come ad avvisare tutta la squadra di Governo: “io ci metto la faccia, ma l’errore è collettivo“, sembra dire tra le righe.
Al di là di tutti i retroscena e le polemiche politiche – che probabilmente sono destinate a proseguire anche nei prossimi giorni, in vista delle prossime puntate – rimane una domanda su tutta la vicenda: com’è possibile che si riescano ad inanellare errori e gaffes in serie in modo tanto goffo e colpevole? Prendendo per buone le motivazioni familiare addotte da Gaudio per rifiutare l’incarico, come si può pensare che a questi livelli si renda pubblica una nomina senza avere la certezza che il prescelto la accetti? “Mi ha assolutamente riferito dei suoi problemi familiari, in modo trasparente. Confidando di poterli superare“, cerca di giustificarsi Conte. Ma la pezza, come si dice, sembra peggio del buco.

I sospetti

Anche perché, con questa nomina, Conte si è esposto al rischio che, come successo, venissero avanzati sospetti legati al fatto che lo stesso Gaudio fosse Rettore de La Sapienza proprio quando il Premier partecipò ad un concorso per una cattedra. “Posso allontanare i sospetti, ma è difficile allontanare le stupidaggini. Non l’ho mai incontrato, mai avuto rapporti con lui“, taglia corto il Presidente del Consiglio, non senza un certo fastidio. Prima di sottolineare che il nome di Gaudio fosse arrivato nel suo studio “dai territori calabresi“, che avrebbero chiesto al Governo di valutare un profilo calabrese.

Le prossime mosse

Ora, oltre all’urgenza di sanare al più presto l’assenza di un commissario, che nel periodo difficile che stiamo attraversando appare come figura indispensabile, il Premier dovrà anche cercare il modo di scusarsi e ricompensare degnamente una Regione pubblicamente maltrattata nelle ultime due settimane. Il primo passo è stato fatto, cercando di salvare il salvabile, attraverso una convenzione con la Protezione Civile che a partire da oggi renderà operativa in Calabria l’associazione umanitaria Emergency con alcuni ospedali da campo. Anche se, ormai pare quasi certo, il prossimo commissario per la sanità non sarà Gino Strada che, secondo Conte, “non ha mai dichiarato nei colloqui avuti di essere interessato a questo profilo. Ne io gli ho mai offerto questa posizione, non ritenendo che fosse interessato a trasferirsi in Calabria e a occuparsi di ripianare la voragine nei conti“. Il tempo passa e la scelta dovrà – a tutti i costi – essere la migliore possibile.

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