Coronavirus, a Milano arriva la diagnosi a domicilio: costa 450 euro

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Fonti ed evidenze: Repubblica, Fanpage

Nelle Regione più colpita dal Covid – la Lombardia – arriva la possibilità da farsi fare l’esame diagnostico per il Covid a domicilio. Ma il costo è da capogiro.

diagnosi_domicilio_san_raffaele 16.11.2020 Leggilo.org
Attilio Fontana Facebook

La Lombardia è ancora in testa a quanto pare: per numero di casi e di decessi da Covid. Però si sa: di necessità virtù. E per non intasare i pronto soccorso, nella Regione prescelta dal virus e guidata dal leghista Attilio Fontana, ci si è attrezzati con la possibilità di kit diagnostici domiciliari. Presso l’ospedale San Raffaele di Milano, infatti, è possibile avere un primo consulto da remoto, telefonico o video, con uno specialista e poi – se il medico lo riterrà opportuno – si  procedere con il pacchetto diagnostico completo a domicilio che include prelievo del sangue, radiografia toracica, misurazione della saturazione e referto finale. Il tutto però ha un costo. Il semplice consulto per telefono o video costa 90 euro. Ma se il paziente necessita di una diagnosi completa e vuole averla a domicilio allora dovrà essere pronto a sborsare ben 450 euro. Cifra che, indubbiamente, di questi tempi fa storcere il naso a parecchi. Soprattutto perché si tratta di salute e di un’infezione virale che provoca – direttamente o indirettamente – centinaia di nuovi morti ogni giorno.

E, infatti, le polemiche non sono mancate. Soprattutto si accusa la Regione Lombardia – da anni amministrata dal Centrodestra – di aver impoverito la medicina territoriale per favorire quella del settore privato. Tra i primi a far sentire la sua voce Vittorio Agnoletto, medico e responsabile dell’Osservatorio Coronavirus che sul suo profilo Facebook ha scritto : “Chi non può pagare può crepare, questa è la filosofia che domina nella nostra regione. Il disastro della medicina territoriale è l’ennesimo regalo della Regione Lombardia ai privati, che infatti moltiplicano i profitti”.  Anche il dottor Attilio Galmozzi, medico dell’ospedale di Crema, ha commentato sui social: “Il business sul Covid no, vi prego. Risparmiate almeno quello“.

Non sono mancati attacchi da parte di esponenti locali di Centrosinistra. Il  consigliere regionale del Pd Matteo Piloni ha  puntato  il dito contro quelle che – a suo dire – sono le principali mancanza della politica messa in atto dalla giunta di Centrodestra e sottolinea che la Regione dovrebbe potenziare la medicina territoriale altrimenti gli esiti saranno due: chi potrà ricorrerà al privato; chi non potrà affollerà i pronto soccorso mandandoli al collasso. Piloni mette anche l’accento su un’altra problematica che rende la gestione del virus ancora più problematica in Lombardia: la carenza delle Usca, cioè le Unità speciali di continuità assistenziale. E propone di reclutare neolaureandi e specializzandi in medicina per svolgere questo servizio.

Il San Raffaele, dal canto suo, per mettere a tacere le polemiche sorte, ha subito chiarito – tramite una nota – come stanno le cose spiegando che la possibilità di avere un videoconsulto con uno specialista esisteva già prima dell’emergenza Covid. Il servizio non è nato per il Covid ma, semmai, è stato esteso anche al Covid proprio per evitare il sovraffollamento dei pronto soccorso e ha un costo inferiore ad una normale visita a pagamento. Inoltre nella nota viene anche puntualizzato che, qualora lo specialista, valutasse che le condizioni del paziente richiedessero un approfondimento clinico, allora il soggetto positivo al Covid, verrebbe subito indirizzato all’ambulatorio pauci sintomatici con il Servizio Sanitario Nazionale. Se invece le condizioni del paziente venissero ritenute già pittosto gravi, verrebbe subito avvisato il 118.

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