Emergenza sanitaria, chiusure e restrizioni, persi 800 mila posti di lavoro in tre mesi

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Fonti ed evidenze: Messaggero, Sole 24 Ore

Quanto costerebbe all’Italia un nuovo lockdown? Tantissimo, secondo le stime fatte dal Governo nella Nadef e dall’Ufficio parlamentare di Bilancio. A maggior ragione se la nuova chiusura dovesse arrivare in concomitanza con il Natale.

Il lockdown a Natale costa 110 miliardi, serve un piano per evitarlo
Giuseppe Conte/Facebook

Iil rischio che la situazione dei contagi da Covid diventi tanto grave da imporre un nuovo lockdown generalizzato si fa sempre più concreto. Anche dall’aggiornamento dei dati regionali, che ieri ha portato la Cabina di regia a inserire cinque nuove regioni in zona arancione – Abruzzo, Umbria, Liguria, Basilicata e Toscana – e che potrebbe riservare, nella giornata di oggi, importanti novità sulla situazione della Campania, si intende facilmente che l’andamento della curva continua a preoccupare. Anzi, preoccupa ogni giorno di più, tanto che lo stesso Ordine dei Medici ha chiesto esplicitamente al Premier Giuseppe Conte di varare un nuovo lockdown. Anche il professor Walter Ricciardi, consulente del Ministro della Salute Roberto Speranza, sostiene la necessità d’ imporre una serrata generale nelle grandi città, dove l’indice di contagio sembra fuori controllo. Ma l’ipotesi che si fa strada è che neanche questa misura possa bastare a domare la diffusione del virus, e che entro qualche settimana – certamente prima di Natale – il Paese intero possa essere nuovamente sottoposto al lockdown. Una prospettiva drammatica anche dal punto di vista economico, visto che la perdita cui il sistema italiano andrebbe incontro è stimata in circa 25 miliardi di euro. La previsione è inserita nella Nadef – Nota di aggiornamento del Documento di Economia e Finanza – che, nella sezione dedicata agli effetti che potrebbe comportare una recrudescenza dell’economia – come quella che stiamo affrontando – ipotizza il possibile impatto della seconda ondata sull’economia.

La contrazione prevista del Pil si aggira intorno al 9%, con un picco massimo del 10,5% qualora le nuove chiusure dovute al virus riguardassero l’intero territorio nazionale. Inevitabile che, di fronte ad uno scenario così cupo, la preoccupazione riguardi anche il mondo del lavoro. Secondo l’Istat, nel secondo trimestre 2020 le conseguenze della pandemia e delle restrizioni avrebbero portato a perdere 841 mila posti di lavoro. Un dato già allarmante che rischia, di fronte al costante aumento dei contagi, di peggiorare ulteriormente. Secondo Confartigianato – nella cui orbita s’ inseriscono oltre mezzo milione di aziende che, soltanto nel periodo del lockdown primaverile, hanno subito una contrazione media del fatturato del 60% – addirittura il 30% delle imprese associate rischierebbe la chiusura definitiva in caso di restrizioni prolungate nel tempo.

Inoltre è bene sottolineare come il periodo cui andiamo incontro, quello natalizio, è evidentemente caratterizzato da una crescita dei consumi legati alle festività. Tra tredicesime, regali e cenoni, Confcommercio stima in 30 miliardi i consumi aggiuntivi relativi al mese di dicembre: nell’ultimo mese dell’anno gli italiani, per i più vari consumi, spendono circa 110 miliardi su un totale di 900 miliardi annui. E’ di tutta evidenza che una serrata in questo periodo rappresenterebbe, per la maggioranza delle attività, un danno doppio rispetto a quello che potrebbe avvenire in altri momenti. In questo senso, dal Governo sono trapelate ipotesi di gestione dell’emergenza che sembrerebbero andare nella direzione di salvaguardare il più possibile il Natale e – di conseguenza – il grande giro d’affari ad esso inevitabilmente legato. Una delle possibili strategie, infatti, potrebbe essere rappresentata da un periodo di chiusure più stringenti – da qui all’inizio di dicembre – cui farebbe seguito una sorta di alleggerimento delle misure a partire dalla festa dell’Immacolata, così da poter salvaguardare i consumi di dicembre. Trascorse le feste natalizie, alla luce di un ipotizzabile peggioramento della curva dovuto all’allentamento delle restrizioni, sarebbe praticamente certo un nuovo lockdown o, comunque, il ritorno a misure molto rigide in gran parte del Paese.

Delle possibili conseguenze economiche di un nuovo lockdown si è occupato anche l’Ufficio parlamentare di Bilancio, che ha valutato come una nuova serrata potrebbe comportare per il Pil italiano, nell’ultimo trimestre dell’anno, una perdita compresa tra il 3 ed l’8%. Il totale, se queste previsioni venissero confermate, descriverebbe un calo complessivo del Pil nel 2020 di uno o due punti percentuali. Numeri molto simili a quelli stimati dal Governo. Ma a dare grande preoccupazione è, ancor più della chiusura in negativo del Pil 2020, la prospettiva sul 2021. Arrivare al giro di boa in queste condizioni rappresenterebbe infatti un pesante condizionamento per l’avvio del nuovo anno.

 

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