Walter Ricciardi, consulente del Ministro della Salute Roberto Speranza, difende la scelta del Governo di dividere il territorio in tre diverse zone in base al rischio. Poi lancia l’allarme: la situazione nelle metropoli è preoccupante, occorre imporre nuovi lockdown. Ma a farlo, conclude, dovranno essere i Governatori.

Walter Ricciardi, consulente di Speranza: "Lockdown in grandi città"
Roberto Speranza/Facebook

E’ il consulente forse più ascoltato del Ministro della Salute e, conseguentemente, visti i tempi di pandemia, dell’intero Governo. Parlando per iperboli si potrebbe dire che, Walter Ricciardi, in termini d’influenza, vale un ministro e alcune sue valutazioni siano state la stella polare dell’intera azione di Governo. Secondo Ricciardi gli effetti dell’ultimo Dpcm, entrato vigore venerdì e differenziato in base al grado di rischio delle diverse Regioni, inizieranno a vedersi soltanto nel giro di un paio di settimane. Il consulente difende la scelta del Governo di adottare misure calibrate a livello locale e invita i Governatori di Regione a scelte più coraggiose. A preoccupare particolarmente lo scienziato è la situazione degli ospedali: molti sono già saturi e, vista l’impossibilità di seguire tutti i pazienti, stanno procedendo al rinvio di ricoveri ed interventi. Una necessità che porta con sé gravi conseguenze: è già aumentata di circa il 10% “la mortalità per malattie oncologiche e cardiovascolari“, spiega Ricciardi. Indispensabile, quindi, che tutti remino nella stessa direzione per alleggerire il più possibile, e in maniera rapida, il carico di lavoro sulle strutture ospedaliere. Il rischio, sottolinea il consulente del Ministero, è il collasso del sistema, che si può evitare soltanto intervenendo in modo tale da raffreddare la curva dei contagi.

A tal fine è necessario che le strutture ed il personale medico vengano messi in condizioni di lavorare al meglio e – soprattutto – in piena sicurezza. A questo proposito, lo scienziato suggerisce di spostare medici ed infermieri da una parte all’altra del paese in base alle necessità, anche perché “molti tra di loro si stanno riammalando“. Quella che abbiamo di fronte, spiega Ricciardi, è a tutti gli effetti una guerra e aspettare ancora è impossibile. Il professore, però, difende l’operato del Governo, sottolineando di aver messo a punto insieme al Ministro Speranza – già ad inizio aprile – un piano che doveva essere messo in atto da parte delle Regioni: “Alcune lo hanno fatto, altre no“, accusa Ricciardi.

L’Italia divisa in tre

Intervistato dal quotidiano La Stampa, lo scienziato parla poi del sistema varato dal Governo, con l’Italia divisa in tre zone di diversi colori in base al rischio ed un monitoraggio che, settimanalmente, può modificare il tipo di restrizioni cui ogni Regione è sottoposta. Si tratta, sottolinea il professore, di un “sistema di 21 indicatori, scientificamente inappuntabile, in grado di segnalarci dove ci siano situazioni di difficoltà o di espansione epidemica fuori controllo“. Un sistema che, per funzionare, ha inevitabilmente bisogno di ricevere dati tempestivi e completi. E visto che il meccanismo di raccolta e comunicazione delle informazioni non sempre ha funzionato in modo esemplare, l’invito di Ricciardi è rivolto alle Regioni, cui chiede un maggiore impegno al fine di poter raffinare e migliorare il funzionamento di un sistema che, a suo giudizio, garantisce che le decisioni vengano assunte esclusivamente sulla base delle considerazioni scientifiche relative allo stato dell’epidemia, e non in seguito a valutazioni politiche.

Molti Governatori contestano la scelta dell’Esecutivo di dividere il Paese in fasce di rischio, invece di adottare misure uguali su tutto il territorio. Una scelta che invece Ricciardi difende e rivendica, sottolineando la differenza importante che attualmente separa alcune regioni da altre: “Di fatto abbiamo zone oramai fuori controllo e altre nelle quali è ancora possibile controllare la curva dei contagi e fare contact tracing“, spiega, prima di chiarire che questo Dpcm rappresenta l’ultima carta che l’Esecutivo ha scelto di giocare prima di un lockdown nazionale che, in mancanza di significativi miglioramenti, si renderà indispensabile. Per questo, continua lo scienziato, si tratta di un’opportunità che non deve andare sprecata ed “è bene che le regioni collaborino“.

Il rischio nelle metropoli

A destare particolare preoccupazione è la situazione che si registra nelle aree delle grandi città: da Milano a Genova, passando per Torino e Napoli, i contagi sono in grandissima crescita. In queste zone, afferma il consulente di Speranza, “servono dei veri lockdown, e spetta ai Governatori proclamarli“. Secondo Ricciardi sono troppe le persone che, muovendosi per la città, contribuiscono alla diffusione del virus la necessità, insiste, è  di agire in modo deciso e rapidamente.

In questo senso Ricciardi ritiene insufficienti le misure attualmente in vigore. La raccomandazione, ripetuta dal Premier Giuseppe Conte ed inserita nel Dpcm, a non muoversi di casa se non per ragioni di necessità, può influire sui contagi appena per il 3%. Troppo poco, data la gravità della situazione che stiamo affrontando. Per questo motivo lo scienziato è convinto della necessità di imporre il lockdown alle metropoli più a rischio. Una misura che, già da sola, garantisce un’incidenza sulla curva del 25%. Aggiungendo alla chiusura generalizzata il ritorno massiccio allo smart working – il cui impatto è stimato in un altro 13% – e lo stop alle lezioni in presenza – che porterebbe in dote un ulteriore 15% – di riuscirebbe a raggiungere quel 60% che necessario per raffreddare in tempi relativamente brevi la curva. “Per questo dico che fermare un attimo tutto dove la situazione è già fuori controllo è l’unica soluzione possibile“, chiosa Ricciardi.

L’importanza della medicina territoriale

Altra questione scottante è quella dei positivi sintomatici che, posti in isolamento, in modo sempre più insistente denunciano di sentirsi abbandonati dalle istituzioni e dal servizio sanitario. Le difficoltà oggettive, spiega il professore, sono dovute al fatto che l’epidemia cui ci si trova di fronte arriva dopo un lungo periodo caratterizzato da tagli alla sanità pubblica. Ma non solo: “Ci sono anche le responsabilità di chi ha avuto a disposizione un miliardo e 400 milioni per assumere personale e mettere in sicurezza gli ospedali e invece non lo ha fatto“, attacca Ricciardi, che suggerisce ora un maggior coinvolgimento dei medici di famiglia, ritenuti fondamentali nella gestione dei pazienti sul territorio e, di conseguenza, per non sovraccaricare eccessivamente gli ospedali. Per metterli in condizione di dare il proprio contributo, però, occorrono modifiche alla governance della sanità territoriale, spiega il consulente del Ministero, secondo cui le opzioni disponibili sono due: il ritorno dei medici di base ad un rapporto di dipendenza o, in alternativa la prosecuzione da parte loro  “nella libera professione ma all’interno di accordi con il servizio sanitario pubblico più stringenti“, sia per quanto riguarda le funzioni che a proposito degli strumenti e degli orari di apertura degli studi.

I tamponi

E se la medicina territoriale può, a determinate condizioni, aiutare il sistema a non appesantire gli ospedali e garantire un migliore tracciamento dei contagi, è altrettanto importante che il sistema di test sia efficace e ben distribuito su tutto il territorio nazionale. Al contrario, nelle ultime settimane, diverse Regioni hanno fatto sapere di non essere in grado di effettuare l’enorme quantità di tamponi richiesta dalla popolazione. A questo proposito, Ricciardi suggerisce di effettuare gli esami anche presso gli Irccs – cioè gli Istituti di Cura a carattere scientifico – sia pubblici che privati, e di non eseguire tamponi a tutti coloro che siano considerati contatti stretti dei positivi, a patto che questi effettuino però 14 giorni di quarantena. Il punto, per Ricciardi, ancora una volta sta nella responsabilità della popolazione: “In Francia molti non hanno rispettato l’isolamento domiciliare e il risultato è stato il lockdown nazionale“, avverte lo scienziato.

La situazione dei vaccini

Infine, un aggiornamento sul progresso dei vaccini, che potranno dare un contributo importante nella lotta al virus. Ricciardi, che sta seguendo personalmente lo stato di avanzamento di diverse ricerche, sottolinea che rispetto alle previsioni delle scorse settimane si registra oggi un lieve ritardo sui dati relativi alla sperimentazione di fase 3 sia per AstraZeneca che per Pfizer. Lo scienziato, quindi, afferma che nella migliore delle ipotesi l’autorizzazione ad immettere i vaccini sul mercato potrà arrivare nei primi mesi del prossimo anno. “Poi tra vaccino, nuove cure ed effetto delle misure adottate in autunno dovremmo vedere la luce. Ma per uscire dal tunnel servirà buona parte del 2021“, conclude.

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