I dati del centro studi di Confindustria parlano chiaro: un lockdown a Natale può costare a settimana l’1% del Pil. E il netto incremento dei contagi riporta a galla la vecchia discussione: cosa scegliere tra la tenuta dell’economia e la salute dei cittadini?

Quanto costerebbe alle imprese e al commercio una eventuale chiusura totale a Natale? Il rischio di un aumento esponenziale nei contagi ha fatto alzare le prime voci che non escludono un lockdown natalizio. Di conseguenza, il Centro studi di Confindustria si è mosso per capire a quanto ammonterebbe il danno. I numeri sono spaventosi: un lockdown durante le feste più significative dell’anno potrebbe arrivare a costare fino a sedici miliardi di euro a settimana, che equivale a un punto percentuale del Pil. Sono i dati riportati dal Messaggero tratti dallo studio realizzato da Confindustria. “Nei mesi scorsi – si legge sullo studio – abbiamo stimato una perdita di Pil pari allo 0,8 per cento per ogni settimana di lockdown nazionale”. La difficoltà però di fare “calcoli accurati sul costo di un’eventuale serrata natalizia”, si deve al fatto di non poter contare su dati precisi “sulla tipologia di lockdown che verrà eventualmente applicata”. È chiaro però per gli analisti di Confindustria che l’intensità dell’impatto sul Pil “dipende dall’ampiezza e dal numero delle aree in cui vengono introdotte misure di contenimento delle attività e degli spostamenti delle persone”. Ma anche la “quota di valore aggiunto territoriale suddiviso tra industria e servizi”, ha il suo peso per la realizzazione dei calcoli accurati.

Di certo, dopo un anno drammatico per l’economia, la perdita ulteriore dell’un per cento del Pil è uno scenario che né il mondo delle imprese né quello del commercio si possono permettere. Per questo il settore punta all’approvazione di misure, anche più restrittive e severe o che limitino i movimenti, ma senza intaccare pesantemente le attività produttive fondamentali. E l’idea di un nuovo lockdown a dicembre non rientra nei piani di imprenditori e commercianti, che sarebbero disposti invece a cedere su una serrata ad ottobre, o al limite a novembre, se la situazione dei contagi continuasse a peggiorare. Per venire incontro a questi due settori fondamentali per l’economia italiana, l’Esecutivo lavora sulla possibilità di approvare una chiusura per la festa di Halloween. Sarebbe uno dei modi – o forse l’unico – per evitare una serrata a dicembre, e così contenere i danni.

Accanto a Confindustria, anche Confartigianato è preoccupata dalle conseguenze di un lockdown natalizio. Il segretario generale Cesare Fumagalli ha ricordato che le oltre 500 mila aziende rappresentate dall’ente hanno in media, nel primo lockdown, un calo del fatturato pari al 60 per cento, numero che, con una eventuale serrata natalizia, si alzerà ulteriormente. “Per un’impresa su tre – ammonisce Fumagalli – questo si tradurrà in un colpo da ko”. Per evitare che un terzo delle imprese chiudano per non riaprire mai più, Fumagalli vorrebbe a tutti i costi evitare un nuovo stop alle attività produttive, concentrandosi invece sul potenziamento di “altre limitazioni capaci di abbassare la curva. Meglio il coprifuoco, soluzione scelta da Parigi, che una nuova serrata”, ha concluso il segretario.

Riemerge la diatriba “salute versus economia”

L’aumento dei contagi delle ultime settimane sta facendo rivivere agli italiani la questione della difficile convivenza tra le due “anime” della pandemia: quella economica e quella sanitaria. Se da una parte il mondo delle imprese e del commercio non ne vuole sapere di una chiusura totale a Natale, la possibilità è vista come più che plausibile dal virologo dell’Università di Padova Andrea Crisanti, uno dei padri del “modello Vo’”, il modello vincente attuato in Veneto nella prima fase della crisi sanitaria. “Credo che un lockdown a Natale sia nell’ordine delle cose”, ha affermato Crisanti a RaiNews24. “Si potrebbe resettare il sistema, abbassare la trasmissione del virus e aumentare il contact tracing. Così come siamo il sistema è saturo”, avverte.

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, tuttavia, preferisce non fare previsioni sul Natale, e a quanto pare non intende lavorare sull’ipotesi di una serrata generale. Anche per questo nel Dpcm è stato prevista la possibilità alle Regioni di attuare, in concertazione con il Governo, misure più restrittive e lockdown mirati. Conte ha sottolineato però come a determinare la necessità di misure restrittive più dure sarà “il comportamento di tutta la comunità nazionale”, perché questa, prosegue il premier, riportato dal Corriere della Sera, “è una partita in cui vinciamo o perdiamo tutti“.

Fonte: Messaggero, Rai News 24, Corriere della Sera

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui