Ci sarà il Lockdown a Natale? La domanda che ha messo in crisi il premier Conte

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Fonti ed evidenze: Istituto Piepoli/Affaritaliani, Rainews, Messaggero

La domanda è semplice, drastica e inevitabile. Lui lo sa e si è con tutta probabilità preparato per tempo. E la domanda è: ci sarà un nuovo Lockdown a Natale? Il premier Conte non vorrebbe prendere nemmeno in considerazione l’ipotesi ventilata dal virologo Crisanti nelle ultime ore dopo l’impennata dei contagi, ampiamente prevista, con l’inizio della stagione autunnale.

La responsabilità sarà soprattutto dei cittadini, il concetto è stato detto e ridetto, ad nauseam, da questo Governo e il premier non ha mancato di ribadirlo. “Io non faccio previsioni per Natale, io faccio previsioni in questo momento delle misure più adeguate idonee e sostenibili per prevenire un lockdown ma è chiaro che molto dipenderà dal comportamento” dei cittadini. Così ha risposto Giuseppe Conte da Capri, dove ha preso parte all’inaugurazione della nuova linea elettrica di Terna che collega l’Isola Azzurra alla terraferma.

Sulle prossime mosse del Governo e sulla politica che intenderà attuare il premier cerca di essere persuasivo e di fare il punto sulle rispettive responsabilità operative ed istituzionali: “Lo schema è molto chiaro: continueremo ad aggiornarci costantemente con le Regioni. La formula vincente è collaborare, collaborare, collaborare. Per la Campania come per le altre Regioni abbiamo predisposto la possibilità per i presidenti di introdurre misure restrittive non appena se ne presentasse la necessità, per quelle di allentamento occorre invece un’intesa con il Ministro della Salute“. Quindi le rassicurazioni del Governo a carattere generale potranno essere smentite o contraddette confrontandosi con il livello di allerta rappresentato dalle realtà locali dove, in tema di misure restrittive, saranno i Governatori, come De Luca che già fa presagire una mano pesante, a farla da padroni. E tuttavia questi ultimi non potranno allentare la presa, se il Governo non vorrà. Insomma una politica a senso unico o quasi, dove proibire sarà più facile che concedere. Per un ritorno alla normalità sarà pertanto necessario un doppio step: a livello locale e centrale

Il premier si dice convinto di fare le scelte giuste, forte anche di un consenso per i modi ed i tempi con cui ha affrontato la crisi di febbraio. L’istituto Piepoli dà un premier con un consenso che veleggia intorno al 62% da far invidia al Salvini dei – pochi e lontani – giorni di gloria. E lui sembra esserne ben consapevole e come sempre attento alla promozione della propria immagine: “Questa nuova ondata l’affronteremo con grande senso di responsabilità, con grande sensibilità, afferrando quelli che sono i valori in gioco. E smettiamola di far polemica, di fare discorsi astratti, di fare discussioni e dibattiti, qui bisogna essere concreti. C’è da tutelare la salute“. La salute come primo dovere, insomma, una presa di posizione ripetuta più volte quest’anno. Rimane l’argomento di fondo, quello del Lockdown, che affiora nelle parole del premier, con accenni e declinazioni sempre diverse nelle ultime ore. Prima ritenendo non praticabile l’ipotesi di un Lockdown generalizzato. Qualche ora dopo, a Taranto, affermando “a ragion veduta” che la misura drastica non era nè concreta nè prossima ma, implicitamente, accreditando la possibilità di un Lockdown generale in luogo di quelli “locali” ipotizzati in precedenza. Passa ancora qualche ora ed il premier è a Capri. E qui appare meno sicuro e dice di non voler fare previsioni.

 

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