Con la costante crescita dei contagi da coronavirus, aumenta la preoccupazione di medici ed esperti. Secondo il dottor Carlo Palermo, segretario di Anaao – Assomed, i nostri ospedali “non sono pronti a far fronte ad una epidemia esponenziale“.

Continuano a preoccupare i dati relativi alla diffusione dei contagi da Coronavirus nel nostro paese. Anche ieri, infatti, si è registrata una crescita dei positivi, con la curva che ha sfiorato quota sei mila (5.901) confermando un trend assolutamente non positivo. Intervistato da Ansa, anche Carlo Palermo, segretario di Anaao-Assomed, principale sindacato dei medici ospedalieri italiani, ha lanciato l’allarme: “Gli ospedali non sono pronti a far fronte ad un’epidemia esponenziale“, ha detto. Guardando i dati, anche un’altra delle voci più preoccupanti – quella relativa ai ricoveri in terapia intensiva – viene confermata in ascesa, con ben 62 ricoveri in 24 ore. Di fronte ad una tendenza di questo tipo, spega Palermo “gli ospedali italiani potranno reggere almeno per cinque mesi ed al momento la situazione è gestibile“, ma qualora lo scenario mutasse, facendo registrare una crescita esponenziale – come sta accadendo altrove in Europe e come è già accaduto da noi, in primavera – “allora il sistema ospedaliero avrebbe una tenuta di non oltre due mesi“.

La situazione, quindi, è in questo momento sotto controllo. Ma si tratta di un equilibrio fragile, strettamente legato all’andamento dell’epidemia. Se, ad esempio, i casi giornalieri dovessero raggiungere quota 10 mila – e il trend degli ultimi giorni rende questa possibilità tremendamente vicina – secondo il segretario di Anaao si rischierebbe “il crollo della prima trincea ospedaliera anti-Covid“. Palermo spiega poi che le prime criticità, anche se localizzate, stanno già emergendo, con carenze di personale sanitario e strutture che non sempre sono in grado di garantire percorsi differenziati per i pazienti Covid. Inoltre, è di fondamentale importanza procedere ad una capillare mappatura dei contagi, in modo da poter monitorare e localizzare velocemente qualsiasi nuovo focolaio: “Ci vogliono più tamponi, bisogna allargare subito il sistema di resistenza alla pandemia. Il tracciamento a scuola è cruciale. Per farlo servono più test, reagenti, macchinari per processarli e personale per fare i prelievi”. Insomma, una serie di interventi che Palermo reputa indispensabili e per i quali consiglia al Governo l’accesso ai fondi europei del Mes: “Tutto questo ha un costo. Se le risorse sono scarse, c’è un finanziamento europeo all’interno del Mes che mette a disposizione dell’Italia 36 miliardi, in tranche da 5 miliardi al mese. Possiamo averli in tempi brevissimi a un tasso di interesse dello 0,1%“, ha spiegato.

Una buona notizia arriva, anche se con qualche ritardo, dal lancio dei bandi per la tecnologia e le opere murarie per l’incremento dei posti letto nelle terapie intensive, che dovrebbero garantire nel giro di alcune settimane un’estensione pari a 3.500 posti, a cui andranno ad aggiungersi altri 4.200 letti per le terapie sub-intesive.

La necessità, evidentemente, è quella di agire il più velocemente possibile, sia per quanto riguarda l’incremento della capacità diagnostica – con tamponi e test che devono essere effettuati in maniera ancor più consistente – sia per l’allargamento dei reparti di terapia intensiva. Anche perché, come sottolineava ieri sera il Ministro della Salute Roberto Speranza, ospite della trasmissione Dì Martedì, de La7, “Rispetto a marzo-aprile, quando il nuovo coronavirus aveva colpito soprattutto la Lombardia e alcune regioni del Nord, la grande differenza è che ora il contagio è presente in tutto il Paese“.

E la preoccupazione oggi sembra essere condivisa da gran parte del mondo scientifico. Anche il dottor Massimo Galli, dell’Ospedale Sacco di Milano, traccia un quadro della situazione tutt’altro che roseo: “Certamente non abbiamo la situazione di marzo o quella di aprile, ma abbiamo una situazione che si fa via via allarmante, è inutile nasconderlo. L’ultima settimana“, ha detto ai microfoni di Sky Tg 24, “è già stata abbastanza indicativa di qualcosa che non va come vorremmo che vada“. Dal suo osservatorio nel cuore della Lombardia, probabilmente la regione più colpita nel corso della prima ondata, Galli prevede un inevitabile ulteriore peggioramento della situazione: “Credo che il numero di ricoveri andrà fatalmente a crescere. Mi auguro che questo non debba succedere in maniera eccessivamente rapida e subitanea, ma crescerà. Questo lo deduco anche dalle caratteristiche dei pazienti che ricoveriamo, alcuni dei quali temo che dovranno essere trasferiti dai reparti di terapie intensive a quelli di rianimazione“.

Lorenzo Palmisciano

Fonte: Ansa, Sky Tg 24

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