Coronavirus, 5901 nuovi casi: ora stretta sui trasporti, in 275mila resteranno a piedi

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Le misure di contenimento previste dal nuovo Decreto di Palazzo Chigi prevedono un fitto monitoraggio anche dei mezzi di trasporto pubblico. Potrebbero essere in tanti i cittadini lasciati a piedi.

I dati del Ministero della Salute in merito alla situazione di oggi ci dicono che i casi attualmente positivi sono 87.193. Nelle ultime ventiquattro ore 41 morti che portano il totale a 36.246 . Il numero complessivo dei dimessi e dei guariti è 242.028, con un incremento di  1428 persone. I pazienti ricoverati con sintomi sono 5590, + 317 rispetto a ieri. Nelle terapie intensive 514 assistiti, + 62 rispetto a ieri. I tamponi eseguiti sono 2.276.699, + 112.544 rispetto a ieri. Ad oggi il totale delle persone che ha contratto il virus – compresi gli attualmente positivi, i morti e i guariti – è 365.467, + 5901 rispetto a ieri.

Coronavirus: nuova stretta sul trasporto pubblico

Oggi il Premier Giuseppe Conte ha firmato il nuovo Decreto con le misure volte a contenere la nuova crescita dei contagi di Covid. Come previsto è arrivata una nuova stretta sui locali e su tutte quelle situazioni che tendono a generare assembramenti tra cui anche matrimoni, funerali e feste private. Per evitare nuove chiusure del Paese, il Governo confida nel buon senso di tutti i cittadini ed eventualmente anche su segnalazioni da parte di vicini di casa che si accorgessero di feste un po’ troppo “affollate” all’interno del proprio condominio.

Scongiurato, almeno per il momento, il ritorno alla didattica a distanza. Tuttavia, la riapertura delle scuole ha generato un nuovo problema: l’affollamento dei mezzi pubblici. Per capire come agire – spiega la Repubblica – il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Paola De Micheli, ha convocato per mercoledì 14 ottobre le associazioni rappresentative delle aziende del trasporto pubblico locale, i rappresentanti della Conferenza delle Regioni, di Anci e di Upi. Si profila l’ipotesi di passare dall’attuale 80% al 50% di utilizzo della capienza massima consentita in modo da rendere più facile mantenere il distanziamento tra i passeggeri.

Tuttavia un’ulteriore riduzione dei passeggeri porterebbe a conseguenze difficili da gestire in altri termini.  In primis – stando alle stime di Asstra, l’associazione che riunisce le società di trasporto pubblici locale – circa 275mila persone, tra lavoratori e studenti, rischierebbero di restare a piedi. In seconda battuta – proprio per non dover correre il rischio di restare a piedi – le persone potrebbero concentrarsi alle fermate per “acchiappare” il primo autobus o metro o treno che passa con conseguenti assembramenti alle fermate e alle stazioni. Infine, non potendo usufruire del servizio pubblico a causa del numero ridotto di posti, potrebbero essere in molti a optare per l’utilizzo dell’automobile. Sempre secondo  un’analisi condotta dall’associazione Asstra si potrebbero generare da oltre 42mila a oltre 250mila spostamenti in auto in più ogni giorno. Tenendo conto solo delle ore di punta mattutine. Inevitabili, quindi, le ripercussioni negative in termini di emissioni inquinanti. Senza considerare gli effetti sulla congestione stradale che potrebbe generare, a sua volta, un considerevole incremento di incidenti automobilistici. In poche parole per evitare nuovi casi di Covid rischiamo di trovarci con un ambiente più inquinato, un clima surriscaldato e più morti o feriti sulle strade.

Samanta Airoldi

Fonte: Repubblica, Ministero della Salute

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