Secondo un modello elaborato dall’Università Cattolica la saturazione dei reparti di terapia intensiva sarebbe, ad oggi, del 7,4%. Eppure i contagi crescono velocemente, e l’aumento dei posti letto previsto da tutte le regioni è in netto ritardo.

Con l’aumento dei contagi registrato negli ultimi giorni, l’attenzione è tornata inevitabilmente a concentrarsi sulla tenuta del nostro Sistema Sanitario, duramente provato nei mesi più duri della scorsa primavera e chiamato con ogni probabilità ad una nuova prova nelle settimane che verranno. In particolare, ad essere monitorato costantemente è il dato riguardante la percentuale di utilizzo dei posti di terapia intensiva disponibili nel nostro paese. E se è vero che la situazione, almeno, per il momento, sembra essere gestibile, è altrettanto certo che i ritardi sul previsto allargamento della quantità di posti letto disponibili sono evidenti. A spiegarlo è Il Corriere della Sera, che racconta come, considerando anche le 30 persone entrate nella giornata di ieri nei reparti, i pazienti più gravi sono in questo momento 420. Un numero ben distante dalle cifre registrate a marzo scorso, quando nella sola regione Lombardia i ricoveri in terapia intensiva superavano i 1.300.

Tuttavia, al fine di comprendere al meglio se il nostro territorio sia effettivamente preparato in vista della tanto temuta seconda ondata, non è sufficiente paragonare i numeri attuali con quelli degli scorsi mesi. E’ ad esempio importante rilevare come, dopo il periodo più duro di diffusione del contagio – in cui tutte le regioni cercavano di convertire quanti più posti letto possibili in unità di terapia intensiva – più o meno ovunque siano stati attuati piani per ampliare i reparti. L’incremento previsto, fa sapere il Ministero della Salute, è di 3.553 posti rispetto ai 5.179 iniziali, cui dovranno aggiungersi 4.225 posti di terapia semintensiva, metà dei quali saranno convertibili in caso di criticità mostrate dai pazienti. Il piano di estensione, però non è completo.

Ad oggi è stato attivato soltanto il 38% delle postazioni programmate, ma su questo dal Ministero non vengono forniti dettagli relativi alle regioni. I letti di terapia intensiva disponibili sono quindi 6.529, con l’obiettivo finale di raggiungere quota 8.732 che rimane ancora lontano. Nei giorni scorsi, proprio per velocizzare il processo, il commissario straordinario per l’emergenza Domenico Arcuri ha fatto partire la gara per iniziare i cantieri, la cui chiusura è prevista per le 14 di oggi. Entro la fine del mese, è l’augurio che trapela, si dovrebbero vedere i primi operai al lavoro per l’allargamento dei reparti di terapia intensiva.

Ma qual è la percentuale di posti già occupati oggi, in conseguenza del peggioramento dei dati sulla diffusione del virus? Secondo un modello utilizzato dall’Alta Scuola di Economia e Management dei Sistemi Sanitari – Altems – dell’Università Cattolica, e applicato dal Corriere agli ultimi dati disponibili, il livello di saturazione è del 7,4%: di 100 letti destinati ai pazienti più gravi, sarebbero occupati a causa Covid in questo momento soltanto 7. I rimanenti 93, tuttavia, non sarebbero tutti disponibili, visto che in terapia intensiva vengono trattati, naturalmente, anche pazienti che sono affetti da altre patologie.

La situazione nelle Regioni

Molto più complicato, invece, cercare di tracciare un quadro a livello regionale: “Abbiamo creato una forchetta, non sapendo a che punto è in ciascun ospedale l’ampliamento delle terapie intensive“, dice Americo Cicchetti, direttore di Altems e coordinatore del report. Tra le situazioni peggiori ci sarebbe quella della Val d’Aosta, dove il livello di saturazione sarebbe del 30% – basando il calcolo sulla quantità di letti disponibili all’inizio dell’emergenza. Subito dopo la Campania, che arriverebbe al 18,2%, una percentuale mai raggiunta nemmeno durante i mesi di lockdown, quando la regione era stata poco colpita dai contagi. Al quarto posto la Liguria, al 14,4% di saturazione, ma ben distante dai picchi raggiunti in primavera, quando si arrivò addirittura all’81%. La situazione sembra invece ancora sotto controllo in Lombardia, che dal 122% del lockdown – quando furono creati nuovi posti letto di terapia intensiva dal nulla, date le dimensioni dell’emergenza – si attesterebbe ora al 5,6%. Ferme a zero, invece, ci sarebbero il Molise, la Basilicata e la provincia autonoma di Trento. Tuttavia, mette in guardia Cicchetti, “L’incremento dei posti dovrebbe essere tale da permettere di gestire sia i malati Covid sia i non Covid. Altrimenti si rischia nuovamente di bloccare il resto dell’attività sanitaria“.

Un caso a parte sarebbe invece quello riguardante il Lazio. Secondo quanto scrive Il Fatto Quotidiano, i reparti Covid nella regione sarebbero già vicini all’esaurimento. L’allarme era stato lanciato da Walter Ricciardi, membro esecutivo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e consigliere del Governo italiano. A confermarlo, arriva la fotografia sui contagi regionali: al 9 ottobre, infatti, i ricoverati nei reparti Covid erano ben 853, a fronte di un totale disponibile di 866 posti, suddivisi tra i 14 ospedali presenti nel Lazio. Per questa ragione l’unità di crisi regionale sta lavorando ad un secondo upgrade delle strutture dedicate alla cura del coronavirus. Meno preoccupante, per fortuna, la situazione delle terapie intensive, dove sarebbero occupati 57 posti sui 200 totali.

Lorenzo Palmisciano
Fonte: Il Corriere della Sera, Il Fatto Quotidiano

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