Lo stipendio di Pasquale Tridico, presidente dell’Inps, è stato raddoppiato dal Governo durante l’estate. Un bel premio per la gestione – tutt’altro che eccellente – dei pagamenti promessi nel corso del lockdown.

Un sostanzioso aumento di stipendio con tanto di arretrati. E’ la bella sorpresa che il Governo ha riservato al presidente dell’Inps Pasquale Tridico, voluto a capo dell’ente previdenziale dal Movimento 5 Stelle e fautore, insieme ad altri, del Reddito di cittadinanza. Un aumento parecchio consistente: Tridico, come spiega  Repubblica, vede schizzare la sua retribuzione dai 62 mila euro percepiti a inizio mandato ai 150 mila che gli vengono garantiti oggi. Il tutto per effetto del decreto interministeriale firmato lo scorso 7 agosto dal Ministro del Lavoro Nunzia Catalfo, da cui dipende Inps, insieme al collega del Tesoro Roberto Gualtieri. E’ cercando tra queste righe, scritte in burocratese stretto, che si può rintracciare il riferimento all’aggiornamento degli emolumenti garantiti al presidente dell’Inps, oltre che alla vicepresidente Marialuisa Gnecchi – che svolge in realtà l’incarico a titolo gratuito – e ai tre consiglieri d’amministrazione.

La scelta della cifra non è casuale ed è stata fissata dallo stesso CdA dell’ente nel corso di una riunione svoltasi in pieno lockdown, nel momento in cui l’ente faticava a garantire le cifre promesse dal Governo per fronteggiare l’emergenza. Questo perchè la legge prevede che, prima di qualsiasi ritocco agli stipendi dei dirigenti, l’Inps sia tenuto a dimostrare di aver raggiunto una “riduzione strutturale delle proprie spese di funzionamento“. Calcolatrice alla mano, nel 2019 l’ente ha risparmiato 522 mila euro. E la stessa cifra, identica, è stata destinata al ritocco degli stipendi dei consiglieri di amministrazione e del presidente. Ricevuto il “suggerimento” dal Cda, il Ministro Catalfo ha semplicemente confermato la scelta con un decreto.

A fare impressione, ancor più dello stipendio in sé – amministrare un ente gigantesco come l’Inps non dev’essere impresa facile, e non sorprende che una tale responsabilità venga premiata da un compenso importante – è la scelta di garantire a Tridico anche gli arretrati utilizzando un principio, quello di retroattività, sulla cui conformità alla legge viene sollevato più di un dubbio. Gli emolumenti, si legge nel decreto “sono riconosciuti con decorrenza dalla data di nomina del presidente, del vice presidente e dei consiglieri di amministrazione“. Tradotto: considerando che l’incarico di Tridico era iniziato a marzo 2019 – non come presidente ma come “organo munito di poteri” – quando era intervenuto in sostituzione di un consiglio d’amministrazione che il Governo Conte 1, in lite per le nomine, non riusciva a formare, a lui spetterebbe, oltre al fisso mensile da 12.500 euro, anche un “bonus” di circa 100 mila euro per compensare la differenza tra la vecchia retribuzione e quella aggiornata.

Tuttavia all’interno dell’Inps la decisione ha suscitato non poche polemiche. Come si legge su Open, il 10 settembre i sindaci dell’ente hanno messo a verbale un’istanza di chiarimenti con richiamo formale. Nella richiesta, i revisori fanno riferimento alla legge 75 del 1999, che stabilisce che gli amministratori debbano essere pagati a partire dalla data dell’insediamento, non da quella della nomina – nel caso di Tridico, quindi dalla dal decreto del Capo dello Stato del 22 maggio 2019, e non dal subentro avvenuto a marzo. Inoltre, il Cda, che vede aumentato il proprio compenso così come il presidente, è stato costituito in fasi diverse. Per questa ragione i sindaci chiedono di fare chiarezza sulla “decorrenza effettiva dell’erogazione degli emolumenti come determinati dal decreto interministeriale in questione“.

Lorenzo Palmisciano

Fonte: La Repubblica, Open

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