Immigrazione, la Svizzera decide: gli italiani potrebbero essere fermati alla frontiera

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A cinquant’anni di distanza dalla prima proposta di questo genere, in Svizzera promosso un referendum sulla “immigrazione controllata”.

 

In Europa e in generale in tutto il mondo, la Svizzera è ben conosciuta per essere un paradiso fiscale che attira ogni anno tante persone, interessate a lavorare nella confederazione elvetica o a prendere la cittadinanza – come è successo anche con il nostro paese negli ultimi anni. Le cose tuttavia potrebbero cambiare: infatti – riferisce Il Corriere della Sera – è in fase di discussione un provvedimento per una “immigrazione controllata” come viene definita dal governo che sarà approvato o respinto tramite referendum popolare. Questa legge revocherebbe i diritti dei cittadini europei che possono circolare liberamente in Svizzera come in qualsiasi paese membro dell’Area Schengen, passando la frontiera come avviene tra due nazioni qualunque dell’Unione Europea. Il provvedimento che verrà votato domenica però porterebbe anche alla decadenza di 6 accordi di tipo economico tra l’Unione Europea e la nazione elvetica che ha sempre declinato ogni invito di entrare a far parte della comunità del Vecchio Continente, cercando però di allinearsi ad alcune agevolazioni politiche e amministrative per rendere la collaborazione con l’UE più semplice.

Se il “Si” dovesse avere la meglio, si troverebbero in grossi guai tutti i cittadini italiani residenti in Svizzera: è la seconda volta che un caso simile si verifica dato che già nel 1970 un decreto di questo tipo venne respinto con una soglia di appena il 54% dei “no”, salvando 300.000 italiani dall’espulsione forzata dal paese. Le ragioni di chi voterà si – perlopiù sostenuto dai partiti più nazionalisti – è il superamento della soglia del 24% di migranti sulla popolazione complessiva del paese, a cui vanno aggiunti i “pendolari” che ogni giorno si recano in Svizzera solo per lavorare, compresi 60.000 italiani. Nel 2014 era stato varato un provvedimento per controllare questa quota che non ha però ricevuto alcun seguito. Il governo svizzero è invece orientato verso il no: infatti, a detta dei partiti più filo-europeisti, un provvedimento simile costituirebbe un precedente per una “Brexit elvetica” che nuocerebbe tanto alla nazione quanto alla coalizione di stati che conta ormai 27 membri. I vantaggi di una collaborazione tra le due entità territoriali, secondo il governo, sono maggiori dei problemi derivati dal superamento delle quote migratorie.

Al referendum possono partecipare i cittadini italiani all’estero – riferisce Askanews – incitati a votare per il “no” dal vicepresidente della Commissione per gli Affari Esteri Laura Garavini, militante in Italia Viva: “Tutti gli italiani con doppia cittadinanza devono votare per impedire che questo provvedimento indetto dai partiti populisti di Destra ostacoli la libera circolazione tra Svizzera ed Unione Europea”, le parole del politico. Le ragioni per votare “no” includono le difficili condizioni in cui si verrebbero a trovare tanti nostri connazionali: “Storicamente, sappiamo che l’isolazionismo è una pessima scelta. Questo referendum minaccia i diritti e le garanzie che i nostri connazionali che lavorano all’estero si sono guadagnati in questi anni”, spiega Garavini. I sondaggi sono piuttosto rassicuranti per i lavoratori italiani: il 61% degli intervistati si dicono contrari a questa proposta di legge. Tuttavia, forse proprio in vista del voto di domenica, il governo elvetico ha iniziato una serie di controlli su tutti i residenti e lavoratori di origine straniera – in particolare italiani – sul territorio, verificando permessi e documenti. Nonostante ciò, le autorità continuano a smentire che questo sia l’inizio di un allontanamento dall’Unione Europea.

Manfredi Falcetta

Fonte: Il Corriere della Sera, Askanews

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