Era depresso e possedeva una pistola. Intervengono sul suicidio-omicidio il nonno del bambino e il sindaco del Comune.

Uccide il figlio e poi si spara, suo padre: "Non sapevo avesse una pistola"

L’intero comune di Rivara, nel Canavese, è sotto shock. Ma più di tutti lo sono i parenti di Claudio Baima Poma, il 47enne che durante la notte ha ucciso prima suo figlio Andrea, di 11 anni, e poi se stesso. Non si spiega l’accaduto, ad esempio, Domenico Baima Poma, padre di Claudio e nonno del bambino. “Mio figlio era in cura da un paio di anni, non ho mai saputo che avesse una pistola, ha detto l’uomo al Corriere della Sera. E in effetti, come riporta La Stampa, la pistola utilizzata dal padre per l’omicidio-suicidio era detenuta illegalmente e con la matricola abrasa. “Andrea aveva vissuto male la separazione, aveva detto – continua il racconto suo nonno – che sarebbe venuto a vivere con noi, non sarebbe mai andato via da Rivara, questo era il suo mondo. Adorava i Lego e i giri in moto con suo padre. Era contento di aver ripreso la scuola, ma ha fatto in tempo appena a fare una settimana in prima media. Claudio viveva per suo figlio, non lo avrebbe mai lasciato da solo”. Proprio queste ultime parole fanno subito tornare in mente una delle frasi scritte da Claudio prima di togliersi la vita e quella di suo figlio. “Noi partiamo per un lungo viaggio – aveva scritto nella lettera di addio rivolta alla sua ex moglie e madre del bambino – dove nessuno ci potrà dividere, lontano da tutto, lontano dalla sofferenza“. 

A parlare a nome di tutto il paese e a riportarne la tristezza, invece, è il sindaco di Rivara Roberto Andriollo. “Nessuno di noi si aspettava un gesto così estremo”, ha detto. Ciò che ora è chiaro a tutti e scritto nero su bianco sul profilo Facebook di Claudio, prima non era neanche sospettato: Claudio era depresso. “Nessuno di noi aveva capito. Nessuno sospettava nulla”, racconta. E continua: “Lo vedevamo passare spesso a bordo della sua Harley. Raccontava di andare in giro con gli amici bikers. Sono molto amico dei genitori ma nessuno di loro aveva mai raccontato delle sue sofferenze”.

L’elemento che fa più effetto ai concittadini è il coinvolgimento del bambino che aveva appena iniziato la prima media: “Ha trascinato con se il piccolo Andrea. Erano sempre insieme. Andavano in bicicletta, passeggiavano, facevano i compiti. Erano inseparabili. Oggi non andando a scuola doveva stare con lui. La madre doveva lavorare. Andrea era così contento. Proprio pochi giorni fa aveva iniziato la prima media, la frequentava da una settimana. Aveva una vita intera davanti ed è davvero assurdo pensare che a porre la parola fine alla sua esistenza sia stato proprio il padre”, ha concluso il primo cittadino.

Fonte: Corriere della Sera – La Stampa

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