L’assassino del sacerdote è un malato, dice Bergoglio. Il giudice: “no, è capace d’intendere”

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Papa Francesco definisce “bisognoso e malato” l’omicida di don Roberto Malgesini. Ma non tutti sono d’accordo.

 

 

Desidero ricordare in questo momento don Roberto Malgesini, sacerdote della diocesi di Como che ieri mattina è stato ucciso da una persona bisognosa che lui stesso aiutava, una persona malata di testa”. Queste – riferisce Il Fatto Quotidiano – le parole di Papa Francesco, in udienza generale.  Il Santo Padre ha ricordato la figura del “prete degli ultmi”, colui che senza mai risparmiarsi ha dedicato tutta la sua vita ad aiutare chi più aveva bisogno, chi era rimasto indietro per le vicessitudini della vita. Don Roberto Malgesini , prete comasco di 51 anni, è stato assassinato da un immigrato di origini tunisine. L’uomo aveva già ricevuto il decreto di espulsione che, però, non era mai stato attuato, come ha precisato il giornalista del Tg2 Andrea Romoli. Pertanto si trovava irregolarmente nel nostro Paese al momento in cui ha ucciso il sacerdote. Ma papa Francesco ha preferito definirlo come una “persona bisognosa e malata di testa“.

Eppure i fatti sembrano dire altro. Anzi lo stesso omicida di don Malgesini sembra dire altro e – riferisce Il Giorno – rivendica il suo gesto, attuato nel pieno della consapevolezza in quanto riteneva che anche don Roberto, come i suoi legali, lo avesse tradito. Ridha Mohmoudi, il tunisino di 53 anni che ha tolto la vita al sacerdote comasco,  ha raccontato alla polizia della Squadra Mobile tutte le traversie affrontate – dal 2015 ad oggi – per non essere espulso dall’Italia. Tutto nei minimi dettagli, senza zone d’ombra o momenti di confusione. Poi ha spiegato che nei giorni scorsi era andato più volte davanti al Tribunale armato di un grosso coltello per uccidere gli avvocati che lo avevano assistito, i fratelli Carlo e Vittorio Rusconi,  che – a suo giudizio – non avevano fatto abbastanza per lui. Siccome i due legali non si erano mai visti davanti al Tribunale in quei giorni, allora ha “ripiegato” su don Malgesini ed è andato in parrocchia fingendo di aver bisogno di essere accompagnato in ospedale a causa di un forte mal di denti. Nessuna infermità mentale, nessuna perdita di lucidità: il 53enne rivendica il suo gesto. Già il giorno prima di ucciderlo si era recato nella chiesa di San Rocco e aveva inveito contro il sacerdote accusandolo di averlo tradito. Ora i magistrati contestano all’omicida anche l’aggravante della premeditazione.

Samanta Airoldi

Fonte: Il Fatto Quotidiano, Il Giorno

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