Turiste minorenni abusate a Matera, per gli aggressori il mito dei soldi e della violenza

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Salgono a sette le persone finora identificate dalla Polizia e ritenute responsabili per lo stupro delle due minorenni inglesi a Marconia, in provincia di Matera. In mezzo anche due trapper della regione. Al via gli interrogatori dei quattro arrestati.

Salgono a sette le persone finora identificate dalla Polizia e ritenute responsabili dalla Procura per lo stupro di due minorenni inglesi, avvenuto nella notte tra il 7 e l’8 settembre, a Marconia, in provincia di Matera. Le ragazze partecipavano a una festa in una villa, dove sarebbero state drogate e aggredite da un gruppo di ragazzi tra i 19 e i 23 anni. Quattro di loro sono stati arrestati, mentre non sono state emesse misure cautelari nei confronti degli altri tre. Tra gli accusati ci sono anche due cantanti trapper conosciuti come Red Michael e Meu Deus. I due sono famosi nella regione per le loro canzoni, piene di espressioni violente nei confronti delle donne. In uno dei brani, pubblicato pochi mesi fa, si recitano frasi del tipo “Puttana, slacciami la cintura”.

Iniziano oggi gli interrogatori di garanzia dei quattro arrestati, accusati di aver commesso violenza sessuale e lesioni personali aggravate e continuate. Sono Michele Masiello, Alberto Lopatriello, Alessandro Zuccaro,  Giuseppe Gargano, tutti residenti a Pisticci, tutti giovanissimi, tra i 19 ed i 23 anni informa il Quotidiano. Ci sarebbe anche un’ottava persona da identificare. Secondo una prima ricostruzione degli investigatori, sulla base degli elementi forniti dalla Polizia, sarebbe stato Gargano a spingere una delle due ragazze, usando la forza, in una zona buia dietro la villa. Il ragazzo sarebbe poi stato seguito dagli altri tre e anche dall’altra giovane inglese, che cercava di seguire l’amica. Successivamente, le minorenni sarebbero state vittime di diverse violenze sessuali, a cui avrebbero partecipato altri quattro giovani. Il comportamento dei giovani arrestati è stato definito brutale, grave ed efferato, stando agli atti dell’indagine. I ragazzi avrebbero drogato le vittime prima di aggredirle; infatti dagli esami tossicologici è emersa la presenza di sostanze stupefacenti. Secondo l’accusa, la droga sarebbe stata somministrata all’insaputa delle minorenni, che d’altronde negano di avere assunto stupefacenti.

Gli interrogatori di garanzia, informa Huffington Post, sono fondamentali per fornire un quadro più completo delle responsabilità degli aggressori. Sarà infatti necessario trovare i riscontri alle versioni dei sette ragazzi identificati, che tentano di attribuire agli altri le colpe degli abusi. E le indagini della squadra mobile della Questura di Matera si concentrano proprio su questa ricostruzione più accurata. Sono anche state esaminate nuovamente le immagini delle telecamere di videosorveglianza della villa, che erano già state utilizzate per ricostruire gli istanti immediatamente precedenti e successivi allo stupro. Si vedono infatti in un’immagine, otto persone insieme. Anche i telefoni cellulari dei ragazzi sono esaminati, e non è escluso che uno di loro abbia filmato l’aggressione, che da una prima ricostruzione, potrebbe essere durata 15 minuti.

Il vescovo di Matera: “Chiediamo perdono alle vittime”

Anche l’arcivescovo di Matera-Irsina Antonio Giuseppe Caiazzo ha voluto manifestarsi sulla brutale violenza subita dalle due giovani inglesi. A riportarlo Repubblica. Il monsignore, durante la celebrazione della messa a Marconia, nella parrocchia di San Giovanni Bosco, ha chiesto perdono alle due ragazze e alle loro famiglie. E lo ha fatto anche a nome della comunità di Marconia e dei suoi giovani, che vivono in questi giorni una “una insopportabile sofferenza“. Nelle parole di Caiazzo, Marconia “rinnega e prende le distanze da ogni tipo di violenza“, manifestando invece “vicinanza e amore alle vittime e alle loro famiglie“. Durante l’omelia, l’arcivescovo ha anche associato la vicenda di Marconia a quella di Colleferro, che ha portato all’uccisione di Willy Monteiro Duarte. Le vittime della violenza, ha detto, si sentono considerate un “oggetto nelle mani di altri che decidono di farne quello che vogliono“, che sia uccidendo o facendolo diventare un “puro oggetto di piacere per soddisfare i propri istinti innaturali“. Ma per Caiazzo anche gli aggressori sono vittime di sè stessi, vittime di un sistema,  facendo della violenza “il linguaggio di una crisi di valori laceranti che continua a generare solitudine e frustrazione“. Per questo rivolge un appello ai quattro ragazzi arrestati: “fatevi aiutare ad uscire non dalla prigione dove vi trovate oggi, ma da quella mentale, dai vuoti che vi portate dentro, dalla bassezza di considerare la vita dono vano“. 

Fonte: Quotidiano, Huffington Post, Repubblica

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