La tenuta dell’Esecutivo dipende da una serie di fattori ed eventi decisivi che si svolgeranno nelle prossime settimane. E i partiti alla guida del Paese fanno di tutto per esibire una forza che è molto lontana dalla realtà.

È lunedì pomeriggio e il segretario del Pd Nicola Zingaretti è appena uscito dalla Direzione del partito, per un incontro che ha chiarito definitivamente la posizione dem in relazione al referendum sul taglio dei parlamentari. I vertici hanno approvato la proposta di Zingaretti per il Sì alla consultazione del prossimo 21 settembre, con 188 voti favorevoli, 18 contrari e otto astenuti, mentre undici esponenti non hanno neanche partecipato, come riferisce il Sole 24 Ore. Una vittoria per Zingaretti che però, agli occhi dei tanti critici alla riduzione dei rappresentanti in Parlamento, sposa il referendum dei pentastellati soltanto per sopravvivere al potere. È una supposizione che forse non sarà facile da placcare, neanche con tutte le rassicurazioni del presidente del Consiglio Giuseppe Conte, che ha definito Zingaretti una “persona leale”. Dal canto suo, Conte tenta un ritorno di fiamma con il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, e deve investire pesantemente sul recupero di questo rapporto, logorato da supposti tradimenti del grillino, pena la tenuta del Governo.

Ognuno sul suo proprio pezzo di scacchiera prova a mantenere, o a distruggere, un equilibrio che è visibilmente appeso a un filo. O meglio, a tanti fili, tutti intrecciati tra loro, per quanto sottili. C’è una maggioranza, flebile, che deve portare a casa non poche vittorie nelle prossime settimane, le quali promettono sfide da capogiro per l’Esecutivo. La tanto annunciata riapertura delle scuole, con le sue linee guide, mascherine e banchi a rotelle, ormai è alle porte. E se i contagi di questa pandemia infinita torneranno a schizzare, il ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina si ritroverà immediatamente sul banco degli imputati della politica. Sul quale rischia di sedere anche il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese, che dovrà vedersela con la ripresa degli sbarchi dei migranti sulle coste siciliane e il possibile – per non dire probabile – ritorno del sovraffollamento dei centri di accoglienza siculi. Almeno finché non si affronti una volta per tutte l’approvazione di una nuova legge per la gestione della questione migratoria, che Conte ha comodamente rimandato a ottobre.

In tutto questo, tra dieci giorni ci sono le elezioni Regionali, che rischiano di rappresentare una vera e propria debacle per l’alleanza tra PD e Cinque Stelle, e quindi per il Governo, minacciato anche dalla crescente fronda del No al taglio dei parlamentari, che sarà deciso sempre il 21 e 22 settembre, in quelli che stanno diventando un vero “D Day” per Governo e opposizione. Se il “Centrodestra unito” e in palese campagna elettorale riuscirà a far sbandare l’Esecutivo, sarà anche per merito di tutti gli squilibri e delle posizioni talvolta evanescenti dei partiti alla guida del Paese, che sembrano patire di una sorta di complesso di inferiorità – talvolta numerica. Il che fa capire la necessità di Zingaretti di ribadire, non appena ne ha la possibilità, la posizione ferma del PD su alcuni temi cruciali. Ma lo fa in un modo così superficiale che verrebbe da pensare che non ci crede neanche lui. Sul Mes, ad esempio, il segretario dem – riferisce  Repubblica – ha chiesto che vengano presto definiti i progetti per questa linea di finanziamento, che “ci fa risparmiare miliardi” ed è “molto giusta e corretta perché serve al sistema sanitario“. Niente di più vago. Ma niente di più coerente con le parole pronunciate poco dopo. “A parte le chiacchiere”, ha proseguito Zingaretti, credo che il centrosinistra abbia salvato l’Italia. Ad uscire sconfitta è quella Destra che avrebbe voluto distruggere e picconare l’Europa.”. A parte le chiacchiere, per ora, solo chiacchiere.

 

Fonte: Il Sole 24 Ore, Repubblica

Thais Palermo

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui