Cesare Battisti, 4 omicidi e 37 anni di latitanza. E già ottiene lo sconto della pena

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Per il magistrato Pietro Forno, giudice istruttore nei procedimenti sugli omicidi del gruppo Proletari armati per il comunismo, la riduzione della pena rispecchia in pieno le norme di diritto penitenziario. Ma il fratello di Andrea Campagna, ucciso dai Pac nel 1979, in Italia non vi è la certezza della pena. “Distorsioni del sistema”

È favorevole alla riduzione della pena di Cesare Battisti il giudice Pietro Forno, all’epoca giudice istruttore nei procedimenti sugli omicidi del gruppo Proletari armati per il comunismo di cui Battisti era il leader. “Mi sembra che la riduzione della pena rispecchi in pieno le norme di diritto penitenziario. Se c’è buona condotta il condannato può usufruire di uno sconto. Questo prescinde da entità della pena e dai fatti commessi anche se gravi, anche se i più orrendi”. Così all’Adnkronos il magistrato, che si è espresso dopo alcune polemiche nate in seguito al provvedimento del magistrato di Sorveglianza, che ha riconosciuto la buona condotta di Battisti e, di conseguenza, i 45 giorni di riduzione della pena. “Il giudice di Sorveglianza  – spiega Forno – evidentemente ha ricevuto delle relazioni da parte dell’autorità carceraria che dicono come Battisti abbia tenuto una buona condotta. È il diritto carcerario che lo impone“.

Nei giorni scorsi, l’ex membro della PAC aveva minacciato lo sciopero della fame, ed aveva scritto una lettera in cui accusava il sistema carcerario e le autorità, per tenerlo ancora in regime di isolamento che, che secondo lui e il suo legale Davide Steccanella, era illegittimo. Ma per Forno, che si dice perplesso sulla scelta di Battisti di iniziare lo sciopero della fame, alla base della decisione del giudice di sorveglianza c’è una valutazione strettamente giuridica “Non credo che un tribunale di Sorveglianza, con un detenuto di questo calibro, incorra in macroscopiche violazione di legge. Di sicuro che Battisti si erga a paladino della legalità mi lascia qualche perplessità” commenta Forno.

Perplessità invece per la decisione del magistrato di sorveglianza di Cagliari, Maria Cristina Lampis, esprime il fratello di Andrea Campagna, l’agente della Digos assassinato a Milano dai Pac il 19 aprile del 1979. A riportarlo il Giornale. “In Italia purtroppo lo prevede la legge. Fa parte del nostro ordinamento. Rispetto la legge ma credo nella certezza della pena“, ha dichiarato Maurizio Campagna, che si lamenta per quella che chiama la incertezza della pena in Italia, che “non può non tornare al centro del dibattito”. Perché, sostiene “in Italia, tra sconti vari, di fatto l’ergastolo non si fa. Sono le distorsioni del nostro ordinamento“.

Fonte: AdnKronos, il Giornale

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