Il taglio dei parlamentari sarà un serio pericolo per la democrazia, dice Emanuele Macaluso

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Lo storico uomo di sinistra ed ex sindacalista Emanuele Macaluso è più che mai convinto della sua scelta per il No alla consultazione referendaria del prossimo 21 e 22 settembre. E accusa il PD di stupidità.

Emanuele Macaluso, 96 anni, di cui tanti vissuti nelle battaglie politiche, è più che mai convinto della sua scelta per il no alla consultazione referendaria del prossimo 21 e 22 settembre sul taglio dei parlamentari. E non va sul leggero nel difenderla, e nell’accusare il Partito Democratico di stupidità. Lo storico uomo di sinistra, in una intervista rilasciata all’Huffington Post, bolla di antiparlamentare l’iniziativa voluta dai pentastellati, e non dimentica né l’origine di questa riforma né “come è stata festeggiata dai grillini”, che a suo tempo esposero, davanti al Parlamento, “uno striscione con tante poltrone e loro con una grossa forbice tagliavano i seggi”. Dunque, conclude Macaluso, i seggi sarebbero solo poltrone, i parlamentari niente altro che poltronisti, e il Parlamento, infine, solo un costo da tagliare. Ma il voto contrario al referendum non è, per l’ex sindacalista, soltanto un voto contro l’antipolitica; è soprattutto un “voto di merito”, perché le due cose “stanno insieme”. Il merito, ovvero gli squilibri che il taglio dei parlamentari produrrebbe in termini di rappresentanza e di funzionamento delle istituzioni, non è altro se non il “frutto dell’antipolitica”. Per questo Macaluso vuole contestare il referendum con il voto, ma anche con il ragionamento. “La vera posta in gioco non è il numero dei parlamentari, prosegue, ma la difesa del Parlamento, del suo ruolo, del suo significato, della sua funzione in una democrazia, di fronte a una iniziativa antiparlamentare. Questo è il punto”.

Ed è proprio il ragionamento che lo porta a non inveire indistintamente contro tutte le riforme che prevedono il taglio dei parlamentari. “Bisogna vedere in quale contesto”, afferma Macaluso, che si dice “anche d’accordo a una riduzione”, ma soltanto nell’ambito di una vera riforma che ponga fine al bicameralismo perfetto, “il vero problema del meccanismo istituzionale italiano”. Per questo ha votato sì alla riforma proposta tempo fa da Matteo Renzi, perché “comunque era un disegno organico”, mentre quella di oggi non è una riforma ma soltanto un’iniziativa che “sancisce una vittoria concreta” di una deriva autoritaria “sul terreno non solo della politica ma delle istituzioni”. Macaluso è preoccupato per l’Italia di oggi, che vede attraversata da pulsioni populiste profonde. E la deriva autoritaria che ne consegue dovrebbe essere contrastata, e non assecondata, dalla “sinistra e dalle forze democratiche”. Per questo considera stupida la posizione di chi, come il presidente del Partito Democratico Nicola Zingaretti, critica quelli che difendono la scelta del No, accusandoli di indebolire il Governo o il PD. “Non c’entra niente il governo, la tattica, queste cose… Niente, tuona Macaluso. Il punto è la Costituzione, cioè la Carta fondamentale, le regole che riguardano tutti. E prescinde dai governi: le Costituzioni restano, i governi passano.

Ma la disperazione di Zingaretti, che vede ingrossare le file, poco omogenee, del No, potrebbe avere una sua ragione di essere. Il presidente del PD può anche non spiccare per lungimiranza, ma è fuori discussione che il quesito referendario stia acquisendo giorno dopo giorno una valenza squisitamente politica, riferisce il Fatto Quotidiano. La strumentalizzazione della consultazione è infatti sempre più evidente, con colpi e contraccolpi di vecchi e nuovi attori politici che rischiano, una volta ancora, di perdere di vista quello che c’è davvero in gioco.

Fonte: Huffington Post, Il Fatto Quotidiano

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