Il referendum? Una presa in giro che serve solo a tagliare teste spiega Pier Ferdinando Casini

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L’ex presidente della Camera Pier Ferdinando Casini spiega le sue ragioni del No al taglio dei parlamentari. Ma accusa il PD di troppa generosità con i 5 Stelle. Le primarie? Un “affare di famiglia”

Dopo aver spiegato le ragioni per cui voterà No al taglio di un terzo dei parlamentari al vaglio delle urne il 20-21 settembre, l’ex presidente della Camera Pier Ferdinando Casini, punta il dito contro il PD, chiedendo al presidente del partito Nicola Zingarettipiù rigore” per non assecondare l’antipolitica.Questo referendum serve solo a tagliare delle teste, alla Robespierre: io non ci sto – spiega Casini. Il senatore sa che il PD è diviso, anche perché Zingaretti ha ricordato più volte che il taglio dei parlamentari era già nel patto di governo. Casini non ci sta e avverte che il voto per il Sì è un “pegno” che chiedono i 5 Stelle per andare avanti. Non è nemmeno una riforma, accusa sul suo blog personale, ma un taglio lineare, una “presa in giro per dare ai più ingenui l’idea di una riforma”. E questa “generosità” del PD nei confronti del Movimento 5 Stelle potrebbe costare cara al Governo. Perché di un “gesto generoso” si tratterebbe. Un gesto che, spera Casini, “non venga preso per un cedimento al Movimento 5 Stelle. Anche perché il M5S non ha fatto il governo col PD per bontà d’animo. L’ha fatto perché conveniva loro farlo”.

Ma non è solo di eccessiva “generosità” che il PD viene accusato. La divisione interna del partito si sarebbe manifestata anche nel numero forse eccessivo di candidati dem per le elezioni comunali di Bologna fissate per l’anno prossimo, riferisce Repubblica. E sui troppi candidati del partito, Casini è critico: “l’idea che ci si può fare in questo momento è che il PD stia cercando nel cortile di casa un successore a Virginio Merola. Tutti i candidati sono del PD o dell’aria che gira attorno al PD”. Un vero “affare di famiglia” e un errore grossolano del partito di Zingaretti usare le primarie a questo scopo. “Serve un profilo alto”, difende il senatore. Il PD potrebbe così perdere l’occasione di cercare tra i migliori invece di razzolare nel cortile di casa per scegliere il prossimo sindaco. “Ci sono tanti rettori, ex rettori… tutte persone che non vanno avvocati per cortesia, ma con la volontà di aprirsi davvero. E non parlo necessariamente di un uomo del mondo moderato”. L’ex presidente della Camera dice di restare, per ora, un alleato del PD. Ma si dice dispiaciuto di essersi alleato “con gente che sbaglia”.

Fonte: Blog di Pier Ferdinando Casini, Repubblica

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