E’ successo a una famiglia di quattro persone, proveniente dalla Tunisia e sbarcata a Lampedusa a inizio agosto. Una volta raggiunta Bologna, i quattro hanno chiesto aiuto ai carabinieri.

 

Erano partiti dalle coste tunisine nei primi giorni di agosto, a bordo di un’imbarcazione che ha fatto rotta su Lampedusa. E’ l’inizio della storia di una famiglia tunisina, marito e moglie con due bambini di sei e undici anni. Fin qui, una storia come quella di tanti altri migranti che dal nord Africa si imbarcano in direzione dell’Europa e, quindi, dell’Italia. Ma ciò che rende particolare questa vicenda è il finale. Secondo quanto scrive Bolognatoday, arrivati a Lampedusa, i quattro sono stati sottoposti a tutte le procedure previste per gli sbarchi. Una volta portata a termine l’identificazione, quindi, la famiglia è stata trasferita in un centro d’accoglienza ad Agrigento, dove si è trattenuta per poco meno di quattro settimane. Poi i coniugi hanno deciso di muoversi verso il nord Italia, portando ovviamente con sé anche i due  bambini. E quindi prima tappa a Roma e poi un treno diretto a Milano. I quattro, secondo La Gazzetta dell’Emilia, non arrivano però fino al capoluogo lombardo e decidono di scendere alla stazione di Bologna centrale. Poco distante da lì, in Piazza dell’Unità, chiedono aiuto a una connazionale, che suggerisce loro di recarsi dai Carabinieri, indicando in particolare la caserma Navile e garantendo che lì avrebbero trovato l’aiuto che cercavano. E così, poco dopo, sulle sedie della sala di ricezione della caserma i quattro si ritrovano a raccontare ad un militare, piuttosto sorpreso, la loro avventura. Una volta raccolte le informazioni necessarie, i carabinieri guidati dal luogotenente Nicola Patti, hanno contattato il Pronto Intervento Sociale del capoluogo emiliano, al fine di prendere le misure necessarie a garantire alla famiglia tunisina condizioni dignitose nella loro nuova vita bolognese.

Fonte: Bolognatoday, La Gazzetta dell’Emilia

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