Gli inquirenti continuano ad indagare sulla scomparsa della 39enne Sabrina Beccalli. Ritrovato un cane morto all’interno della sua automobile ma non apparteneva alla donna.

Emergono nuovi indizi sul caso di Sabrina Beccalli, la 39enne di Cremona scomparsa da Crema la mattina del 15 agosto. L’auto della donna – spiega la Repubblica – è stata ritrovata bruciata nelle campagne di Vergonzana, nel Cremasco. All’interno un cane carbonizzato che, però, non apparteneva a Sabrina. Dunque di chi era l’animale? Sabrina ha forse fatto salire qualcuno in auto che poi l’ha rapita o, peggio, uccisa? Secondo quanto testimoniato da amici e familiari, la mattina in cui è scomparsa, Sabrina aveva accompagnato il figlio a Milano, presso alcuni amici. Lei avrebbe dovuto raggiungerli successivamente, per l’ora di pranzo, ma non è mai arrivata.

Gli inquirenti, al momento, non possono escludere alcuna ipotesi e sono stati avviati i rilievi scientifici all’interno dell’abitazione della donna per cercare qualche indizio che possa fare luce su questa misteriosa scomparsa. La sorella di Sabrina ha dichiarato: “L’aspetto che ci fa più preoccupare è che non ha ancora contattato suo figlio. Loro due avevano un rapporto speciale”. La donna, infatti, era separata e viveva sola con il figlio di 15 anni. In passato era stata seguita dai servizi sociali e dai centri di ascolto della sua zona per riuscire a tirare avanti e a portare avanti la famiglia da sola dopo la separazione dal marito.

Nelle scorse ore – riportava La Stampa – aveva preso piede l’ipotesi di omicidio. Alcuni abitanti del quartiere San Bernardino di Crema aveva ipotizzato che la scomparsa di Sabrina potesse essere collegata ad una rissa avvenuta il mese prima tra due uomini della zona – un 46enne e un 54enne – che da tempo si contendevano le attenzioni della 39enne. Il 46enne aveva accoltellato il 54enne e poi era finito in carcere. Forse qualcuno, ritenendo Sabrina, direttamente responsabile dell’accaduto, potrebbe aver deciso di vendicarsi. Ma per ora nessuna certezza.

Samanta Airoldi

Fonte: Repubblica, La Stampa

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