Processo Salvini, il garantismo a due facce di Matteo Renzi sul caso Open Arms

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La Lega credeva nell’animo garantista di Italia Viva, ma è caduta nella trappola ordita da Matteo Renzi e i suoi sul voto per il caso Open Arms. La rabbia di Matteo Salvini nel suo intervento al Senato. 

Il doppio garantismo di Renzi sul processo a Salvini - Leggilo.org

Il leader della Lega Matteo Salvini, dopo il voto al Senato nella giornata di ieri che ha concesso l’autorizzazione a procedere nei suoi confronti al Tribunale dei Ministri di Palermo, sul caso Open Arms, ha cercato di ricaricare le pile tornando al Papeete di Milano Marittima, il luogo che, nolente e dolente, ha segnato un passaggio indelebile della sua carriera politica nonchè della recente storia parlamentare italiana. Chi gli è vicino racconta di un Salvini pronto al processo, ma certamente deluso. Certo, i leghisti sapevano che una clamorosa debacle della Maggioranza a Palazzo Madama fosse di difficile realizzazione, ma di certo auspicavano uno scossone – oltre le collocazioni politiche – da parte di quelli che, sempre nel corso della loro storia, si sono definiti “garantisti”. Nelle prime ore del mattino di ieri, il Senatore di Italia Viva, Davide Faraone, aveva mischiato le carte in tavola parlando di responsabilità dell’interno Governo giallo-verde di allora, guidato da Giuseppe Conte, lasciando intendere che l’operazione fosse stata coordinata da tutto l’Esecutivo.

Una dichiarazione, come spiega Repubblica, a cui non sono seguiti i fatti: nè nella richiesta di coinvolgere l’allora Premier, nè nel rifiutare di mandare Salvini a processo da solo. Il Presidente della Giunta per le Autorizzazione, Maurizio Gasparri, ha ricordato il voto effettuato proprio nell’Aula da lui presieduta che manifestato contrarietà a concedere la possibilità di processare Salvini grazie proprio all’astensione dei renziani. Ci sono diversi particolari, finchè contatti veri e propri, tra gli uomini di Matteo Renzi e quelli del Carroccio. Come spiega Il Corriere della Sera, è stata la Senatrice verde Susanna Ceccardi, in corsa per la presidenza della Regione Toscana, a rivelare – nel corso di un’intervista concessa a Controradio – che Renzi avrebbe contattato Salvini: “Chiamami e poi ne parliamo de voto”. Ed è per questo motivo, che lo stesso leader del Carroccio, in Aula durante il suo intervento in Senato ha parlato di: “Messaggini che per me non contano niente”.

Un intervento quello di Salvini a Palazzo Madama, profondamente concentrato contro un unico avversario: Renzi. Non Conte, non il Ministro degli Esteri Luigi Di Maio – allora Vice Premier – ad ogni modo chiamati in causa per le responsabilità oggettive dell’intero Esecutivo di allora. Il discorso di Salvini è rivolto a coloro che si sono spesi, in questi mesi, per difendere il garantismo sempre e comunque, oltre il colore politico. Che Renzi abbia maturato, e poi effettuato, la vendetta perfetta è l’idea che circola tra i banchi leghisti. E di fatti il leitmotiv della giornata è: “Processo politico”. Nel suo intervento il segretario della Lega si scaglia contro l’ex Premier: “Preferisco l’imbarazzato bel tacer del M5S alle gratuite supercazzole di Renzi e compagnia. Lui è passato dall’avere come modello De Gasperi al comportarsi come uno Scilipoti qualunque”.

Eppure la settimana era iniziata con diverso appiglio. Il dialogo tra renziani e la sponda di Giancarlo Giorgetti – numero due del Carroccio – è settimana fa, con il rinvio delle legge elettorale a settembre. Proseguito poi, proprio ad inizio settimana, con la conferma al Senato della Presidenza di due Commissioni per la Lega. Dietro quei movimenti – si intravedano – interlocuzioni anche sul voto al Senato di ieri e ciò giustificherebbe i malumori tra i banchi dell’opposizione. Un ipotetica condanna nel processo che si aprirà sul caso Open Arms potrebbe colpire profondamente la carriera politica di Salvini e la sua leadership all’interno del centrodestra, ormai sempre più tallonato dal Presidente di Fratelli D’Italia Giorgia Meloni. La trappola perfetta per Renzi e i suoi che con un sol colpo hanno rinfrancato l’accordo con Conte e colpito il primo partito italiano al cuore.

Fonte: Repubblica, Il Corriere della Sera

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