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Caso Fontana, troppe ombre sul rientro dei capitali dalla Svizzera: indaga il Fisco

ULTIMO AGGIORNAMENTO 10:10
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Dal caso di Dama Spa, l’azienda del cognato incaricata dell’appalto dei camici per i medici, ora c’è un nuovo filone di indagine per il Governatore Attilio Fontana che porta dritti ai soldi tenuti in una banca di Lugano, in Svizzera. 

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C’è nuovo filone dell’indagine a carico del Presidente della Regione Attilio Fontana nato dal caso dei camici ordinati dalla Regione alla Dama Spa di Varese, società del cognato e della moglie del Governatore. Perchè – e questa è la versione di Fontana – nel tentativo di risarcire il cognato di quella che avrebbe dovuto essere una donazione, il Presidente lombardo ha provato a girare un bonifico, da 250mila euro, poi respinto, dal suo conto in Svizzera. L’attenzione della Magistratura milanese si è calata sul conto e sulle modalità, già denunciate da Fontana, della sua regolarizzazione. Come spiega Repubblica, oltre alla Guardia di Finanza coordinata dal Procuratore di Milano Maurizio Romanelli, anche l’Agenzia delle Entrate ha riaperto il caso della voluntary disclosure, con la quale Fontana nel 2015 ha autocertificato il contro da 5,3 milioni di euro – oggi diventati 4,2 – in una banca di Lugano. In quel frangente Fontana ottenne, usufruendo dello scudo per i reati penali e finanziari – in cui il conto rientrava per essere stato occultato per anni al fisco italiano – dietro il pagamento di una parte di tasse e di una multa.

All’Agenzia delle Entrate, allora, Fontana escluse che tali fondi provenissero da un evasione fiscale, bensì dell’eredità lasciata dalla madre, Maria Giovanna Brunella. Il Fisco sta verificando se quella procedura del 2015 sia stata correttamente formulata in tutte le sue parti, e, in caso contrario, indipendentemente dall’esito delle indagini sulla Dama Spa, potrebbe revocare l’atto di rientro dei capitali. Interpellato da Repubblica, Gianluca Sandai, uno dei più noti legali della materia, ha spiegato che lo scudo del 2015, prevedeva una norma che faceva scattare la prescrizione di 5 anni che però sarebbe raddoppiata nel caso in cui i capitali arrivavano dai paradisi fiscali. E questo è il caso di Fontana, poichè quei fondi sono prima approdati nelle Bahamas e poi a Lugano.

Come detto, Fontana ha spiegato che i soldi derivano dall’eredità, una somma molto consistente accumulata dal padre del Governatore, un medico condotto, e dalla madre. Resta il quesito di come, due professionisti certo, abbiano potuto accumulare una fortuna simile. L’Agenzia delle Entrate, nel 2015, ha accettato l’autocertificazione di Fontana, e dunque la versione dell’eredità. Il conto esisteva dal 1997 e Fontana ha sostenuto pubblicamente che il fondo non fosse operativo da molti anni. In realtà – come spiega Il Fatto Quotidiano – tra il 2013 e il 2015, il conto cresce di 600mila euro, mentre tra il 2010 e il 2013 vengano movimentati quasi 1,2 milioni di euro. Jacopo Pensa, legale di Fontana, ha spiegato che tali movimenti sono dipesi soltanto dalle tenute degli investimenti, in positivo e o in passivo, legati al conto. Di quel conto – che dunque prima della dipartita – apparteneva alla madre, Fontana era però beneficiario, ma spostare quella mole di contanti era soltanto nelle possibilità della madre. Dichiarando che i soldi fossero beni accumulati dai genitori, Fontana ha escluso che ci fossero anche fondi suoi tra quelli. Se l’Agenzia delle Entrate dovesse riscontrare anomalie, il fascicolo passerà anche Nucleo Speciale della Polizia Tributaria.

Fonte: Repubblica, Il Fatto Quotidiano

Repubblica, Il Fatto Quotidiano