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“Vuoi fare l’eroe per qualche giorno? Se crolla il mercato è colpa tua”, dice Conte all’olandese Rutte

ULTIMO AGGIORNAMENTO 9:54
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Governance del Recovery, bilanciamento tra sussidi e prestiti, legame tra aiuti e rispetto dello Stato di diritto che Ungheria e Polonia vorrebbero eliminare. Sono solo alcuni dei nodi da sciogliere alla plenaria che si terrà questo pomeriggio, dopo continui rinvii. 

rutte conte - Leggilo

La parola d’ordine a Palazzo Chigi, in questi mesi di pandemia che hanno messo a dura prova l’Italia, sembra essere “rinvio“. Rinviati i continui decreti, le continue promesse agli italiani, gli annunci di fondi e aiuti arrivati a fatica. Anche la terza giornata di lavori a Bruxelles per il Consiglio europeo straordinario è un continuo rinvio. La plenaria avrebbe dovuto tenersi alle 12.00 di questa mattina – scrive La Presse – ma è slittata prima alle 16.00; poi alle 17.30; poi alle 19.30, durante una cena di lavoro. E intanto, la negoziazione sul pacchetto anticrisi procede non senza problemi. In ballo, il quadro finanziario pluriennale per i prossimi sette anni e lo strumento del Next Generation, che contiene il Recovery Fund. All’inizio dei lavori, venerdì, si partiva da una proposta di 500 miliardi in sussidi e 250 in prestiti, percentuale, quest’ultima, che si è via via ingrandita a spese degli aiuti. Il pacchetto potrebbe così passare da 750 a 700 miliardi, da suddividere in parti eque: 350 miliardi in prestiti, altrettanti in sussidi.

L’avversario più duro, però, è il Premier olandese Mark Rutte, che vuole il potere di veto sui piani di riforma che dovranno presentare gli Stati membri per ottenere i fondi. Lo affiancano i cosiddetti “frugali“: Austria, Olanda, Danimarca, Svezia, Finlandia. “Il negoziato continua“, ha twittato ieri mattina Giuseppe Conte.Da una parte la stragrande maggioranza dei Paesi, compresi i più grandi Germania, Francia, Spagna, Italia, che difendono le istituzioni europee e il progetto europeo”, si legge nel post. Ma la calma della mattina avrebbe lasciato spazio ad un attacco non troppo celato nei confronti del leader olandese Rutte. A lui, informa Repubblica, il Presidente del Consiglio avrebbe addossato la colpa del crollo del mercato. “Vi state illudendo che la partita non vi riguardi o vi riguarda solo in parte”, avrebbe detto Conte. Poi l’attacco più duro: “Se lasciamo che il mercato unico venga distrutto, tu forse sarai eroe in patria per qualche giorno, ma dopo qualche settimana sarai chiamato a rispondere pubblicamente davanti a tutti i cittadini europei per avere compromesso una adeguata ed efficace reazione europea“, avrebbe proseguito. Il concetto, in sostanza, è che se Rutte dovesse rendersi responsabile del crollo del mercato unico, dovrà poi risponderne a tutto il Vecchio Continente.

Dopo due giorni di guerriglia, Giuseppe Conte reagisce al muro messo dall’Olanda. La posizione del fronte dei frugali potrebbe far balenare nuovamente la sua posizione. Se torna a casa senza un’intesa, infatti, il suo ruolo potrebbe essere nuovamente messo in discussione. Meglio trattare, comunque, che rimandare il summit. Ma, di fronte all’intransigenza dei “frugali”, potrebbe voler cambiare strategia, scrive Repubblica. Conte, infatti, è potrebbe proporre già oggi il cosiddetto opt-out per l’Olanda: il Paese rigorista non parteciperebbe al patto, ma non bloccherebbe l’intesa tra gli altri 26 membri. Di fronte al potere di veto per i singoli Paesi, l’Italia potrebbe ricorrere alla Corte di giustizia europea, nel caso in cui la governance del Recovery dovesse penalizzare Roma. C’è bisogno di un accordo in tempi rapidissimi, e le mosse sarebbero state già anticipate nella notte ad Angela Merkel, nel bar del The Hotel.

Ieri, insomma, è stato un sabato da incubo. Rutte irremovibile, così come pure la schiera di chi ne segue le posizioni. “Tutti sanno che siamo i primi ad aver bisogno di un accordo”, dice Conte che ora ha due strade: o ribaltare il tavolo, oppure restare seduto e cedere un millimetro alla volta per tentare di portare a casa dei soldi, anche se a condizioni sgradite. Un fallimento del vertice attiverebbe una serie di conseguenze. La prima: i mercati. La seconda: la politica interna. Già Matteo Salvini, a metà pomeriggio, ha chiesto le dimissioni del Premier. Ma il punto più grave è che i 750 miliardi del Recovery non ci sono e questo, per chi ci aveva creduto, è un problema. Conte, dopo una conferenza stampa in cui ha parlato di trattative durissime, se la prende con Ursula von der Leyen, accusata di “non difendere abbastanza” le prerogative della Commissione. L’Europa potrebbe saltare, ma Conte resta comunque agganciato al negoziato, pur di mantenere buona parte dei soldi a fondo perduto. “Ma scendere sotto i 750 miliardi, significa dire al mondo che l’Europa ha scherzato”, insiste con Rutte che, intanto, non fa passi indietro. Il summit conferma di ora in ora che prima del 2021 l’Italia potrà contare su tre soli miliardi. Con ogni probabilità dovrà quindi ricorrere ai 37 miliardi del fondo per la sanità. Quando? Una parte di Movimento spinge per settembre, ma la decisione spetta a Conte che, ancora una volta, prende tempo.

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Pubblicato da Giuseppe Conte su Sabato 18 luglio 2020

Non sembra essere più felice la cancelliera tedesca Angela Merkel che, all’alba del terzo giorno dei negoziati, si dice scettica su un’ipotetica soluzione della questione. Emmanuel Macron, invece, spera in un compromesso che, però, “non può andare a discapito dell’ambizione europea”. Più netta la posizione dell’ungherese Vicktor Orbán: “Se l’intesa non si fa è colpa sua. È il responsabile di tutto il caos di ieri”. Orbán ha accusato il collega olandese di odiarlo personalmente e di voler punire il suo Paese: “Ci sta attaccando duramente e ha fatto capire che visto che, a suo avviso, l’Ungheria non rispetta lo Stato di diritto deve essere punita finanziariamente”, ha sottolineato. Ma la situazione dello Stato di diritto in Ungheria non è ancora decisa, ha chiarito, riferendosi alla procedura Ue avviata contro Budapest, in base all’articolo 7. A mediare tra le parti, il presidente del Consiglio europeo Charles Michel, che ha lavorato incessantemente per trovare una mediazione sulla dotazione di sovvenzioni del Recovery. L’obiettivo è riuscire a mettere nero su bianco, nella nuova proposta, una cifra che non scenda al di sotto dei 400 miliardi di euro.

Il Premier greco Kyriakos Mitsotakis, invece, spinge per una mediazione, così come il Premier portoghese Antonio Costa. “Possibile che ci sia una pausa lunga”, dice invece il leader sloveno Janez Jansa. Nella partita per il presente e il futuro dell’Europa, è ormai evidente che ci sono due fronti, due visioni. Ma l’accordo va concluso e non si può perdere altro tempo. La presidente della Bce, Christine Lagarde, in un’intervista alla Reuters dice: “Spero che i leader siano d’accordo su qualcosa. Idealmente, l’accordo dei leader dovrebbe essere ambizioso in termini di dimensioni e composizione del pacchetto, in linea di massima con quanto proposto dalla Commissione”, ha riferito alla stampa.

Fonte: Repubblica, LaPresse