Il Viminale, applicando i Decreti, ha negato lo sbarco alla nave per diversi giorni. Lo stesso è stato fatto con l’imbarcazione da cargo della Telia. Il tema dei ricollocamenti tiene banco, esattamente come avvenne nel luglio 2019. 

Le similitudini tra il caso Gregoretti e il caso Ocean Viking, stessi Decreti, Governi diversi - Leggilo.org

Sono stati trasferiti, nella giornata di ieri, sulla nave-quarantena Moby Zazà, i 180 migranti soccorsi dalla Ocean Viking, la nave appartenente alla flotta della Ong Sos Mediterranee. Come spiega Il Fatto Quotidiano, sono risultati tutti negativi i tamponi effettuati – fatti anche ai membri dell’equipaggio – ai migranti salvati in 4 diverse operazioni nel Mar Mediterraneo tra il 15 e il 30 giugno. Saranno sottoposti a due settimane di quarantena, e lo stesso faranno i membri dell’equipaggio della Ocean Viking, che sosteranno in rada dinanzi a Porto Empedocle. Preoccupano le condizioni a bordo della Moby: prima dell’arrivo degli ultimi 180 migranti, 42 persone erano presenti a bordo e di queste 30 dichiarate positive e confinate, al momento, nella zona rossa della nave, il ponte 7. La giornata di è aperta con le proteste del Sindaco del Comune agrigentino, il grillino Ida Carmina, che non avrebbe ricevuto nessuna comunicazione dell’arrivo della nave Ong: “Non capisco perché Porto Empedocle sia l’unico porto sicuro di tutta Italia. Questo crea un grave danno d’immagine alla nostra comunità, con forti ripercussioni economiche”.

Il Sindaco si riferisce all’ordinanza ministeriale del Viminale – varata durante il periodo di lockdown – in cui si declassano i porti italiani a “non sicuri”. La nave Moby, ha accusato il primo cittadino siciliano, sta divenendo rifugio – al netto di un hotspot marittimo – dei migranti delle Ong, perdendo dunque il suo principale scopo sanitario (e conseguentemente di ricollocamento). Anche la Regione Sicilia, per mezzo dell’Assessore alla Salute Ruggero Razza, lamenta mancanze e sostegno del Governo del Premier Giuseppe Conte a quella che sembra essere a tutti gli effetti il preludio per una nuova ondata estiva: “La Regione si è sostituita allo Stato. Non mi pare una cosa normale”. Ma prima di arrivare a questo, sono trascorsi 10 giorni. Era il 25 giugno quando la Ocean Viking effettuò – e comunicò alla Autorità italiane – la prima operazione di salvataggio, a cui – come detto – seguirono altre 4.

Giorni di stallo, in cui nè Malta nè l’Italia hanno risposto agli sos della nave, rimpallandosi le responsabilità. Il Ministro dell’Interno Luciana Lamorgese – a cui spetta la responsabilità decisionale per effetto dei Decreti Sicurezza – non ha battuto ciglio, lasciando la nave nelle acque internazionali, in attesa del da farsi. Nel frattempo, la situazione è peggiorata: il comandante della nave ha diramato lo stato d’emergenza dopo 6 tentativi di suicidio tra i migranti. Una vicenda che ricorda da vicino il caso della nave costiera italiana Gregoretti, lasciata a largo delle coste siciliane per giorni. Situazione che sfociò – come ben sappiamo – nell’accusa da parte della Procura di Agrigento di sequestro di persona e abuso d’ufficio per l’allora Ministro dell’Interno Matteo Salvini. E sembra incredibile, ma da un anno a questa parte poco o nulla è cambiato nelle strategie per il contrasto e la regolamentazione dei flussi migratori nel Mediterraneo.

Oggi come allora, il Viminale ha utilizzato le normative previste all’interno dei Decreti Sicurezza voluti da Salvini e varati dal Governo Conte I – prima tra tutte quella che trasferisce l’autorizzazione allo sbarco dal Ministero delle Infrastrutture a quello dell’Interno – negli stessi giorni in cui, a mezzo stampa, il Premier Giuseppe Conte comunicava l’intenzione di mettere mano proprio ai provvedimenti voluti dall’attuale Senatore. Di mezzo la sempre lunga trattativa – nonostante gli accordi internazionali – sui ricollocamenti dei migranti. Nel luglio del 2019 l’autorizzazione allo sbarco – in nome delle norme per la sicurezza interna e sanitaria – venne negata in attesa dei provvedimenti di ricollocazione dei Paesi membri Ue. Oggi è accaduta pressochè la stessa cosa. Che la situazione abbia fatto mugugnare più di qualcuno nell’Esecutivo, lo dimostrano anche le parole dell’onorevole Giuditta Pini – ala sinistra dei Dem – che sui social ha scritto che: “Invece che gioire ci dovremmo vergognare. I porti o sono aperti o non lo sono. Ci siamo comportati come e peggio di quando c’era Salvini al Viminale, tenendo le persone in mezzo al mare senza motivo”.

E quindi la domanda sorge lecita: in base all’applicazione dei Decreti, alle modalità di blocco d’accesso ai porti – non siamo più in lockdown nel Paese – e alla negazione dei soccorsi a bordo, ed infine alla documentazione passata dagli uffici di Lamorgese, è giusto aspettarsi un’inchiesta della Magistratura sul caso, ovvero un avviso di garanzia per il Ministro dell’Interno e per il Premier Conte? Altro indizio potrebbe arrivare dalla nave Talia. Come spiega Fanpage, la nave di cargo – solitamente utilizzata per il trasporto di bestiame e per nulla attrezzata per i soccorsi – battente bandiera libanese è stata autorizzata allo sbarco a Malta. Prima, però, abbiamo assistito all’ennesimo tira e molla tra Roma e La Valletta, con il Viminale che ha negato – nonostante il punto di salvataggio, pur essendo in acque internazionali, fosse più vicino alla Sicilia – l’accesso alle acque italiane. Anche in questo caso, sono trascorsi 6 giorni, e l’autorizzazione è arrivata soltanto dietro l’accordo per il ricollocamento negli altri Stati Ue. Paese che vai, Decreti che trovi.

 

Fonte: Fanpage, Il Fatto Quotidiano

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