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Il primario del San Raffaele: “Clinicamente il virus non esiste più”. E la frase non piace a molti

ULTIMO AGGIORNAMENTO 17:19
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Il primario del San Raffaele accende un’altra disputa nel mondo accademico e invita i colleghi a non terrorizzare la popolazione.  Risposte dure dal Comitato Tecnico-Scientifico che affianca il Governo.

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I dati della Protezione Civile di oggi ci informano che i casi attualmente positivi scendono a 41.367 registrando un decremento di 708 pazienti rispetto a ieri. Nelle ultime ventiquattro ore 60 deceduti che portano il totale a 33.475. I dimessi e i guariti salgono a 158.355, con un incremento di 848 unità rispetto a ieri. I ricoveri scendono a 6099, – 288  rispetto a ieri. Continuano a svuotarsi le terapie intensive che arrivano a quota 424, – 11 pazienti da ieri.

Sono stati effettuati 31.394 nuovi tamponi che fanno salire il numero complessivo a 3.910.133

Ad oggi, in Italia, il totale dei casi ammonta a 233.197 unità segnando un incremento di 178 casi, il numero più basso registrato dal 26 febbraio.

Coronavirus: la tesi del dottor Zangrillo

E i dati rassicuranti circa i contagi che continuano a scendere, arrivano in contemporanea con un duro scontro all’interno del mondo scientifico. Tutto è cominciato a seguito delle dichiarazioni del primario e direttore del reparto di terapia intensiva dell’Ospedale San Raffaele di Milano, Alberto Zangrillo. Il Professore ospite di Lucia Annunziata, negli studi di “Mezz’ora in più”, su Rai Tre, ha commentato i dati epidemiologici della Regione Lombardia con queste parole: “Un mese fa sentivamo gli epidemiologi dire di temere una nuova ondata per l’inizio di giugno e chissà quanti posti di terapia intensiva ci sarebbero stati da occupare. In realtà il virus, praticamente, dal punto di vista clinico non esiste più”. Come spiega la Repubblica, Zangrillo – mentre in studio si parlava della richiesta di alcuni Governatori di prolungare la chiusura dei confini regionali lombardi – ha puntato il dito contro l’Istituto Superiore della Sanità, il Consiglio Superiore della Sanità e il Comitato Tecnico-Scientifico, istituito dal Governo, accusandoli di aver paventato scenari, che il professore definisce “terrorizzanti”, che hanno di gran lunga influenzato le scelte dell’Esecutivo. “Sono tre mesi che tutti ci sciorinano una serie di numeri che hanno  valore zero: da Borrelli a Brusaferro, tutto questo ha portato a bloccare l’Italia”

L’ipotesi di un indebolimento del virus dopo mesi di circolazione e di una diversa, e migliore, risposta immunitaria della popolazione era stata già avanzata giorni fa da Giuseppe Remuzzi, Direttore dell’Istituto Negri. Il Professor Zangrillo cita anche due diversi studi: il primo effettuato dal virologo e direttore dell’Istituto di Virologia dell’Università Vita-San Raffaele, Massimo Clementi, e l’altro, condotto oltreoceano, dal virologo e Professore presso la Emory University di Atlanta, Guido Silvestri. Come spiega Il Corriere della Sera, lo studio condotto dal Professor Clementi – che verrà pubblicato a breve e di cui si hanno i primi stralci – ha evidenziato un calo della presenza del virus tra le persone infettatesi in questi giorni e quelle che hanno contratto il Coronavirus all’inizio della pandemia. Ha spiegato Clementi: “Abbiamo analizzato 200 nostri pazienti, paragonando il carico virale. Ebbene i risultati sono straordinari: la capacità replicativa del virus a maggio è enormemente indebolita rispetto a quella che abbiamo avuto a marzo”.  Zangrillo è anche tornato sul famoso rapporto presentato al Ministro della Salute Pubblica Roberto Speranza, a firma dell’epidemiologo-statistico Alessandro Vespignani, Professore della Northeastern University di Boston, che fece di fatto slittare il primi allentamenti delle misure di lockdown – allora previste per il 4 maggio – e che provocò un aspro dibattito tra l’opinione pubblica. E ha concluso che il lockdown, fortemente consizionato da un clima imperante di terrore, ha portato a conseguenze di cui qualcuno dovrà assumersi la responsabilità.

Come ha aggiuntoLa Stampa, sono arrivate a stretto giro le risposte dal Comitato Tecnico-Scientifico, con lo pneumologo Luca Richeldi che ha spiegato che la pressione degli ospedali è stata drasticamente ridotta proprio grazie al lockdown, invitando poi Zangrillo a dichiarazioni più responsabili. Sulla stessa lunghezza d’onda Giuseppe Ippolito, Direttore dell’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive dell’Ospedale Spallanzani di Roma: “Non vi è alcuna prova o studio scientifico pubblicato che dimostri che il nuovo Coronavirus SarsCov2 sia mutato”. Il Presidente del CSS, Franco Locatelli, chiamato direttamente in causa da Zangrillo non ha usato invece mezzi termini e si è detto sconcertato per le parole di Zangrillo.

Ma ci sono altre voci autorevoli del mondo accedemico che, in maniera più prudente, hanno confermato gli stessi sospetti dell’equipe del San Raffaele. Il virologo Fabrizio Pregliasco, dell’Università di Milano, attribuisce ad altre concause la diminuzione della carica virale, come l’utilizzo di farmaci che hanno ridotto la frequenza delle gravi polmoniti interstiziali, oppure un utilizzo dei tamponi su larga scala, che hanno permesso l’individuazione (e il ricovero) dei pazienti positivi prima del peggioramento dell’infezione. Matteo Bassetti, Direttore di Malattie Infettive presso il San Martino di Genova, pur confermando che non esistono studi che lo provino, sostiene che il Covid-19 potrebbe essere diverso rispetto al principio e che, pur dovendo essere approfondita la questione, di certo la potenza virale si è affievolita rispetto a mesi fa. 

 

Fonte: Repubblica, La Stampa, Protezione Civile

Repubblica, La Stampa