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La notte in cui i Governatori hanno rivoltato Palazzo Chigi come un guanto

ULTIMO AGGIORNAMENTO 16:54
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Ennesimo scontro nella notte tra Regioni e Palazzo Chigi. I Governatori hanno frenato sul testo del decreto, accusando l’esecutivo di non aver rispettato l’intesa raggiunta nella tarda serata di ieri. Punto chiave della protesta, la responsabilità dei protocolli di sicurezza fissati dall’Inail.

conte conferenza regioni stato - Leggilo

Oggi, 18 maggio, l’Italia ha riaperto. Questa mattina, le prime pagine dei giornali parlavano di un nuovo inizio, una nuova fase, quella di convivenza col virus caratterizzata nello specifico da un riavvio delle attività economiche. Bar, ristoranti, negozi al dettaglio hanno tirato su le saracinesche dopo due mesi di fermo. Ma la riapertura non è stata decisa in maniera unanime; anzi, il tema è stato l’ennesimo motivo di scontro tra Regioni e Governo. Da una parte, il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte che ha cercato di mediare tra le richieste dei singoli confini regionali; dall’altra, i Presidenti delle Regioni che hanno a che fare con situazioni diverse e contrastanti, e che quindi hanno avanzato richieste differenti. I governatori hanno bruscamente frenato sul testo del decreto, accusando l’esecutivo di non aver rispettato l’intesa raggiunta nella tarda serata di ieri. Punto chiave della protesta, la responsabilità dei protocolli di sicurezza fissati dall’Inail. Conte non aveva allegato al decreto il testo dell’intesa tra le Regioni: un punto, a dire dei governatori, che avrebbe generato ambiguità normativa.

Di conseguenza, Conte ha presentato una riformulazione del Dpcm inserendo nelle premesse un riferimento alle linee guida unitarie delle Regioni. Il punto di accordo, riporta Il Corriere della Sera, è stato raggiunto intorno alle tre di notte e ha previsto un richiamo ai protocolli regionali sia nel testo del Dpcm sia negli allegati. Le linee guida fissate dalle Regioni per le riaperture erano in qualche modo scomparse sotto l’effetto di un gioco da Prima Repubblica; a queste, erano state invece preferite quelle fissate dall’Inail e dal Comitato Tecnico-Scientifico, ben più rigide e considerate indigeribili dai Governatori. Inaccettabili, secondo i governatori, i 4 metri richiesti per ogni cliente da far rispettare all’interno dei locali. Le regole di distanziamento, del tutto ancora incerte, mettono in pericolo una riapertura in sicurezza, oltre che a rischio i lavoratori che potrebbero incappare in sanzioni salatissime.

La protesta dei Governatori

La tensione è stata riferita, come riporta Adnkronos, dallo stesso Conte. Furioso anche Stefano Bonaccini, Presidente dell’Emilia-Romagna; Luca Zaia del Veneto; Vincenzo De Luca della Campania. “La Campania non è d’accordo e non ha sottoscritto l’intesa Stato-Regioni che alcuni media presentano come condivisa all’unanimità“,  ha annunciato il Governatore campano a “Mezz’ora in più”, su RaiTre. “Non è possibile che il Governo scarichi opportunisticamente tutte le decisioni sulle Regioni. Non è accettabile”, ha detto De Luca che intanto ha preso più tempo sul riavvio delle attività economiche in Campania. Si attenderà infatti il 2 giugno per capire a che punto è il contagio; la Campania è la Regione d’Italia che ha meno risorse fra tutte le Regioni nel fondo sanitario nazionale e, pertanto, c’è urgenza di preservare il sistema sanitario per evitare un collasso che sarebbe catastrofico. Anche a proposito dei tamponi, ha aggiunto De Luca, la Regione avrebbe ricevuto da Consip un quarto dei tamponi arrivati in Veneto e un terzo di quelli arrivati nel resto d’Italia. Ma le acque della protesta non si sono del tutto placate. Il Governatore della Liguria, Giovanni Toti, alle 3 e 20 del mattino scriveva su Facebook di essere ancora a lavoro. Il Ministro Boccia ha invece provato a spegnere il clima di ostilità, su Twitter.

“Alla fine il risultato è arrivato”, ha commentato il Presidente della Conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini, difendendo l’operato del governo e ribadendo un’omogeneità e certezza delle norme in tutto il Paese. Ma, guardando ai giorni a venire, i tempi non sembrano rosei. Si dovrà ancora discutere dell’apertura dei confini regionali, che il Premier Conte ha ipotizzato possa avvenire dal 3 giugno. Per i Governatori si tratta di un altro colpo di mano: la Sanità è di competenza delle Regioni e l’Esecutivo non può decidere da solo. Le aperture – se i contagi lo consentiranno – dovranno avvenire via uffici regionali.

Fonte: Adnkronos, Il Corriere della Sera, Rai3, Francesco Boccia Twitter

 

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