Il ruolo dell’Aise, i contatti con gli agenti turchi e il riscatto: dell’operazione per la liberazione della giovane cooperante ci sono troppe informazioni che alimentano sospetti. Ma l’attenzione mediatica sul caso è stata alimentata dal Governo.

Conte e la cerimonia di Ciampino: troppe informazioni sul Caso Romano - Leggilo.org

Sull’operazione che ha portato alla liberazione di Silvia Romano, tenuta in condizioni di prigionia da 18 mesi, aleggiano ancora numerose ombre. Il cammino dell’Aise, l’agenzia informazioni e sicurezza esterna, sul suolo somalo è stato ricco di insidie, ed ha necessitato della collaborazione – a quale prezzo resta ancora da stabilire – dei agenti segreti turchi. La stessa Turchia di Recep Erdogan che, con le sue incursioni in Libia, sta cercando di mettere le mani sul Mediterraneo e sul traffico di merci – e purtroppo anche di uomini – che passano da Tripoli. Gli agenti italiani hanno dovuto incunearsi in un territorio difficile, dilaniato dalla guerra civile, dopo a comandare è il gruppo jihadista somalo Al-Shabaab, autore del sequestro. Informatori, fiancheggiatori e il prezzo del riscatto finale consegnato da un uomo dei servizi italiani in Qatar, l’Emirato neutrale ma attivo, dove i grandi gruppi hanno il loro deposito e dove avvengono gli acquisti di materiale bellico.

Ma è stato necessario, e certamente giusto, scendere a tali patti per portare a casa la 25enne cooperante milanese. La domanda che ci si pone in questi giorni è se sia stato opportuno o meno lasciare trapelare queste informazioni, se esporre l’Aise ad una così pubblica attenzione abbia poi avuto gli effetti sperati. Quello che ha colpito è stato tutto quello che è venuto dopo la liberazione, in Italia. Il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, che detiene la delega ai Servizi, è sembrato troppo precipitoso nel dare la notizia e nei coinvolgere, sin dai primi tweet, il ruolo dell’Agenzia guidata di Luciano Carta. Non è la prima volta che il Premier utilizza le Agenzie di sicurezza nazionale con una certa leggerezza: come spiega Il Giornale, ad agosto scorso Conte aveva messo a disposizione del Ministro della Giustizia William Barr, che indaga sul presunto tentativo dei servizi europei di destabilizzare il Presidente degli Usa Donald Trump nel corso del processo di impeachment per il possibile coinvolgimento dei russi nella sua elezione, i vertici dei Servizi Segreti italiani.

La ressa dei giornalisti e una piccola conferenza stampa di Conte del Ministro degli Esteri Luigi Di Maio a Ciampino, è sembrata un fuori luogo, in un momento così delicato, ma soprattutto deleteria per un operazione portata faticosamente a termine appena poche ore prima. Silvia Romano era attesa dalla famiglia, dai Pm di Milano e Roma, e soprattutto doveva rimanere al sicuro, essere protetta. Invece, sin dalle prime ore, sapevamo molto, mentre molto altro sarà poi smentito: ma le notizie non sono certo arrivate dagli scoop giornalistici: sono uscite dai palazzi del Governo. Un fastidio sottolineato, in maniera più o meno velata, anche dall’Altro Rappresentate UE per gli Affari Esteri Josep Borrell. Sembra abbastanza evidente che il Premier abbia voluto sfruttare il momento per mettere a tacere le critiche arrivate da più parti per il confusionario programma della fase 2.

Ma la situazione è più intricata se ci soffermiamo sul riscatto pagato: anche se ormai la cifra di 4 milioni rimbalzi ovunque da giorni, il Ministro Di Maio ha spiegato che non gli risultano pagamenti avvenuti. Sembra un goffo tentativo di mettere una pezza, ma è anche possibile che l’esponente grillino non abbia saputo niente da Conte né prima né dopo l’operazione, come ha spiegato Repubblica. Pagare un riscatto ad un’organizzazione terroristica è vietato dalla Convenzione Internazionale di New York del 1979 – specificato nell’art.2 – e potrebbe essere perseguibile anche nel nostro Paese in base alle norme che regolano i sequestri di persona. C’è anche un nodo cruciale: l’attenzione mediatica portata ad Al-Shabaab, che da gruppo criminale è assorto a guida della jihad, prendendo spazio nell’ampio universo che ruota intorno ad Al-Quaeda. Sarebbe stato insomma opportuno un rientro discreto, come peraltro consigliato dalla stessa Aise. E forse è questo il fulcro del problema: le Agenzie di sicurezza nazionale non sono Ministeri, ma hanno regole precise che non possono essere derubricate in nome della propaganda di Governo.

 

Fonte: Il Giornale, Repubblica

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