Il Decreto Rilancio ha messo a nudo la poca incisività dei 5 Stelle nel Governo, mentre sale il malumore nei confronti del Presidente Conte. Prossima prova il passaggio in Aula del Fondo Salva-Stati. 

Dalla sanatori al Mes, il Movimento 5 Stelle sul piede di guerra in Maggioranza - Leggilo.org

 

La crisi all’interno della Maggioranza si consuma in maniera silenziosa ma inevitabile. Il duro braccio di ferro, che ha visto, nonostante i toni di pacificazione, la sconfitta del Movimento 5 Stelle sulla sanatoria per i migranti voluta dal Ministro delle Politiche Agricole Teresa Bellanova lascia ampi strascichi. Il perchè un provvedimento, avversato da un considerevole numero di parlamentari grillini, sia stato appoggiato dai 5 Stelle è presto detto: non c’era alternativa. O meglio l’alternativa sarebbe stato il voto. Il Movimento, nella condizione in cui versa – dalla disorganizzazione interna al crollo dei sondaggi – non può permettersi certo di andare al voto, nè di assumersi la responsabilità di portare alle urne gli italiani in una fase d’emergenza come questa. Peserebbe come un macigno inoltre il fallimento prima della fine naturale del mandato di ben due Governi in due anni, prima con il centrodestra e poi con il centrosinistra.

Questo il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte lo sa bene. Come spiega HuffingtonPost, il Premier è ormai sempre più lontano da quel Movimento che lo volle prima alla guida dell’Esecutivo insieme alla Lega e poi riconfermare nel secondo Esecutivo. La vicinanza al Partito Democratico, nelle figure del Ministro dell’Economia Roberto Gualtieri e il Ministro per gli Affari Regionali Francesco Boccia, è sempre più evidente. Ma all’orizzonte c’è la sfida più difficile, quel Mes che i 5 Stelle avversano dai tempi delle piazze e dell’uno vale uno. Nella riunione dei pentastellati tenutasi negli uffici di Palazzo Madama, i capigruppo mettono pressione a Vito Crimi, attuale reggente del Movimento, affinchè non ceda sul Meccanismo di Stabilità promosso dall’UE. Quel Crimi già inondato di critiche per l’accordo sulle regolarizzazioni dei migranti, in cui non è riuscito a strappare nemmeno una modifica richiesta dal Movimento.

Il Ministro degli Esteri Luigi Di Maio cerca di mediare: prova a calmare i suoi, mentre Davide Casaleggio è sempre più lontano e Beppe Grillo chiede che non si tradisca il patto con il Pd. La vecchia guardia non sembra così forte come in passato, e il malcontento tra le file grilline è papabile: “Non si prenderà le responsabilità, scaricherà su di noi anche il Mes”, sentenziano con aria rassegnata i parlamentari ai cronisti. La notizia che il Governo francese guidato dal Presidente Emmanuel Macron, così come i tentennamenti del Primo Ministro spagnolo Pedro Sanchez, sul Mes rischiano di rendere ancora più complicata la giustificazione della scelta ai cittaidini. Ma Conte, forte della sua posizione e della debolezza grillina, vuole portare a casa tutto entro giugno. Il primo step sarà dunque il Mes, Non è detto che il Governo lo utilizzi immediatamente dopo l’attivazione, il cui passaggio in Aula non è in pericolo per Palazzo Chigi, ma il Premier ha intenzione di calcolare anche quei 34 miliardi tra i fondi possibili per il rilancio.

A questi va unito il piano Recovery Bond. Molto, chiaramente, dipenderà dall’andamento del contagio in Italia: “Non possiamo permetterci il lusso di limitarci ad aspettare quei soldi, dobbiamo anche fare le riforme che servono”. Come spiega Repubbblica, per il Capo del Governo occorre approvare un Decreto Semplificazione, che Conte promette avrà lo scopo di: “Far correre il Paese”. Troppi i ritardi accumulati durante la fase 1 per i pagamenti ai lavoratori autonomi e per la cassa integrazione. Troppe le critiche degli imprenditori per i prestiti alle aziende: occorre diminuire i passaggi burocratici delle richieste e accelerare sugli investimenti: “Non a caso, in questo decreto ci sarà proprio un pacchetto di semplificazioni per rendere più facili investimenti e opere pubbliche”, ha spiegato il Premier. Non lo dice chiaramente Conte ma è probabile che sarà necessario intervenire anche sul Codice degli Appalti. Il secondo step riguarderà puntellare la linea europeista nel Governo: il primo passo sarà accontentare Italia Viva di Matteo Renzi sugli appalti, mentre salvare il Ministro Alfonso Bonafede dalla mozione di sfiducia, e soprattutto dalle critiche dei media, sarà il prezzo del voto M5S sui prossimi provvedimenti. Forse, dalla sua nascita ad agosto del 2019, vedremo il Governo Conte e non più il Governo PD-M5S.

 

Fonte: HuffingtonPost, Repubblica

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