Coronavirus e la nuova povertà: ma a Parma per accedere ai buoni spesa bisogna essere antifascisti

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Monta la polemica nella città emiliana, dove stando al regolamento comunale, per poter accedere ai buoni pasto, le persone bisognose dovranno dichiararsi antifascisti. Ira di Fratelli D’Italia che prepara un”interrogazione parlamentare. Il Sindaco fa un passo indietro.

Coronavirus, polemiche a Parma: per accedere ai buoni spesa bisogna dichiararsi antifascista - Leggilo.org

Polemiche furiose nella città di Parma, Comune guidato dal Sindaco Federico Pizzarotti. Un territorio profondamente colpito dall’epidemia di Covid-19 che qui, e nella vicina Piacenza, ha sortito effetti tragici sia dal punto di vista sanitario che economico. E quelli che dovevano essere, almeno in parte, una soluzione per la crisi economica che colpisce le famiglie e i lavoratori in difficoltà, sta diventando un caso politico di portata nazionale. Come ha denunciato sui social il Senatore di Fratelli D’Italia Giovanbattista Fazzolari, stando alle disposizioni del regolamento comunale della città di Parma, chiunque voglia accedere ai buoni spesa dovrà compilare l’apposito modulo all’interno del quale, però, dovrà dichiararsi antifascista. Spiega il Senatore: “A Parma non ti erogano i buoni spesa se non firmi una dichiarazione in cui dichiari che non non critichi la Resistenza e l’antifascismo”. E attacca: “Questa sinistra fa schifo. Omuncoli cinici e senza scrupoli”.

Come scrive Adnkronos, nell’autocertificazione da scaricare dal sito del Comune, si legge: “In base all’art. 5, comma 3 bis del Regolamento Comunale per la concessioni di contributi, vantaggi economici e patrocini dichiaro di riconoscermi nei principi costituzionali democratici e di ripudiare il fascismo e il nazismo”. E ancora: “Di non perseguire finalità antidemocratiche e di non compiere manifestazioni esteriori di carattere fascista e/o nazista, anche attraverso l’uso di simbologie o gestualità ad essi chiaramente riferiti”. I Deputati emiliani di Fratelli D’Italia, Galeazzo Bignami e Tommaso Foti, hanno presentato un’interrogazione parlamentare oggi pomeriggio. Spiega Bignami: “Il fatto che si debba dichiarare la propria ideologia in cambio del buono pasto mi pare assurdo. Nel momento in cui si invita a distribuire velocemente questi soldi e semplificare le pratiche, si potrebbero evitare queste sciocchezze”. E conclude: “Suggerirei di concentrarsi su cose più pratiche in una città come Parma che ha avuto tanti morti di Coronavirus”.

La polemica ha costretto il Comune di Parma ha rispondere alle critiche: “Si tratta di un regolamento unico che riguarda la concessione dei patrocini, i contributi e l’utilizzo delle sale civiche del Comune di Parma. Un regolamento ampio, quindi, che non riguarda questo caso specifico”. In un post di Facebook, il primo cittadino Pizzarotti ha ammesso l’errore, spiegando che il punto in questione verrà certamente rimosso dalla richiesta: “E’ stato erroneamente inserito parte di un regolamento che vale per la richiesta di sale civiche, patrocini e contributi per attività ed eventi”. E ancora: “Ma non vale per i bonus spesa, si correggerà l’errore, grazie a chi lo ha fatto notare con gentilezza”. 

In merito ai BONUS SPESA,è stato ERRONEAMENTE inserito parte di un regolamento che vale per la richiesta di sale…

Pubblicato da Federico Pizzarotti su Sabato 4 aprile 2020

Non è la prima volta che tali articoli inseriti dalla Giunta nel regolamento comunale creano confusione. Come scrive La Stampa, anche per fare richiesta di un passo carraio bisogna certificare tale posizioni. Dopo le lamentale di numerosi cittadini, dal Municipio della città emiliana spiegano: “La concessione dei passi carrabili rientra in una normativa più ampia che è quella dell’occupazione di suolo pubblico che non fa il Comune”. E continuano: “Il Comune di Parma, però ha inserito questa clausola nel regolamento sul suolo pubblico e i passi carrabili fanno parte del regolamento”. Quindi la richiesta di un passo carrabile rientra in un quadro più ampio di occupazione di suolo pubblico, e rientrano quindi negli articoli, che vennero creati al tempo per le manifestazioni politiche e di propaganda elettorale.

 

Fonte: Adnkronos, La Stampa

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