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Abolizione della quota proporzionale: Renzi fuori dai giochi

ULTIMO AGGIORNAMENTO 18:22
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Salvini chiede l’abolizione della quota proporzionale. Renzi si oppone, il suo partito con il 2,9% resterebbe fuori dai giochi.

Renzi legge elettorale - Leggilo

 

 

Qualche giorno fa il leader della Lega Matteo Salvini aveva lanciato una battaglia per l’abolizione della quota Proporzionale presente nel Rosatellum, l’attuale legge elettorale. L’intenzione della Lega sarebbe passare ad un sistema totalmente maggioritario dove “Chi vince governa il Paese, senza compromessi e alleanze fasulle“. Affinché sia indetto un Referendum per modificare la legge è necessario che almeno 5 Consigli Regionali facciano richiesta. Un nuovo sistema di voto senza quota proporzionale  permetterebbe ai grandi partiti di poter governare senza subire il ricatto di partitelli nati all’ultimo minuto, pronti a mettere all’asta il loro 5% e di venderlo al miglior offerente. E se fino al 2016 anche Matteo Renzi, allora sicuro dei suoi consensi, propendeva per la stessa direzione, oggi il leader di Italia Viva teme un nuovo sistema che non preveda una quota proporzionale. Infatti – riporta Il Fatto Quotidiano – in base alle ultime stime dell’Istituto Ixe se la Lega di Salvini scende sotto il 30%, confermandosi, comunque, il primo partito in ordine di fiducia e gradimento, Italia Viva di Renzi non supera il 2,9%. Nonostante alcuni esponenti dell’attuale esecutivo giallo rosso, tra cui il Ministro dell’Agricoltura Teresa Bellanova, abbiano scelto di seguire Renzi in questo nuovo progetto, il Partito non sembra convincere gli italiani. E con un sistema maggioritario, Renzi e il suo partitello sarebbero fuori. La sua scissione dal PD, fatta proprio per tornare ad avere quel potere ormai perduto, si rivelerebbe, quindi, un grande autogoal! Del resto già il capocorrente dei “giovani turchi” Matteo Orfini l’aveva definita un grave errore.

Rispondendo all’appello salviniano, le regioni di Centrodestra si sono subito messe all’opera. La regione più efficiente – comunica Ansa – si è confermata il Veneto di Luca Zaia che, in tempo record, ha presentato richiesta questa mattina  con 28 voti a favore, 7 contrari e 3 astenuti. Sembrano essere meno uniformi i consigli regionali delle altre regioni. Se in Lombardia i consiglieri dell’opposizione hanno abbandonato l’aula, in Piemonte il dibattito si sta trasformando in una maratona e i consiglieri PD hanno più volte interrotto i lavori esponendo cartelli con scritto “Il Piemonte non è Pontida!”Critica anche la situazione in Liguria – riferisce Primocanale – mentre il  Friuli Venezia Giulia potrebbe giungere al dunque già nelle prossime ore. E il via libera è cosa fatta anche in Sardegna, scrive Rainews.

Quando almeno 5 le Regioni avranno presentato la richiesta – specifica Il Corriere della Sera – la questione passerà nelle mani della Corte di Cassazione. Gli esperti in materia costituzionale avanzano tuttavia alcune perplessità. “Con un sistema Maggioritario si renderà necessario ridisegnare tutti i collegi altrimenti sarebbe impossibile eleggere un Parlamento.

Ma non è una prospettiva che sembra impensierire la Lega. Dice il senatore Roberto Calderoli: “Lunedì depositiamo il quesito in Corte di Cassazione, così gli italiani potranno votare già in primavera“. E le opposizioni già protestano: “Consigli regionali trasformati nella succursale di via Bellerio, ma la Corte costituzionale lo dichiarerà inammissibile. Il vero scopo della Lega è gridare al colpo di Stato“. O forse far fuori Renzi una volta per tutte. Una tentazione che potrebbe contagiare altri, a iniziare dal PD.

Fonti: Ansa, Rainews, Il Fatto Quotidiano, Il Corriere della Sera, PrimoCanale.

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