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Roberto Giachetti, 83 ore di digiuno per salvare Radio Radicale

ULTIMO AGGIORNAMENTO 10:48
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Roberto Giachetti è stato ricoverato in ospedale dopo 83 ore di digiuno solido e liquido a cui si è sottoposto per sostenere la causa di Radio Radicale, l’emittente radiofonica a rischio chiusura. 

Roberto Giachetti Radio Radicale ricoverato 83 ore digiuno - Leggilo

Roberto Giachetti, membro del PD e del Partito Radicale Transnazionale, segue la scia di chi si oppone, in questi giorni, alla chiusura di Radio Radicale. Oggi, 21 maggio, è il giorno ufficiale di chiusura dell’emittente radiofonica destinata a chiudere i battenti dopo la decisione del governo di non rinnovare la convenzione grazie alla quale, fin dal 1994, la Radio riceve fondi pubblici. Una decisione che ha incontrato l’opposizione di Emma Bonino, che ha visto nella chiusura, a pochi giorni dalle Europee, una scelta mirata e squisitamente politica.

Anche Roberto Giachetti non si arrende e ribadisce la sua volontà di andare avanti nella protesta, protesta che ha preso le forme di uno sciopero della fame e della sete. Dopo 83 ore di digiuno solito e liquido, per sostenere la causa di Radio Radicale, il parlamentare è stato ricoverato dopo che il personale medico ha accertato “segni clinici di disidratazione e ipotensione con astenia marcata”. Giachetti si trova ora all’ospedale San Carlo di Nancy di Roma, come riportato da Adnkronos, e le sue condizioni sono monitorate dal dottor Luca Luigi Manetti, Direttore U.O.C. di Pronto Soccorso, che “ha richiesto al paziente la ripresa immediata dell’assunzione di alimenti solidi e liquidi”. 

Nessun segnale di cedimento, però, viene dall’onorevole che insiste ed intende proseguire la propria iniziativa. Domani scade la convenzione, ma andremo avanti finché avremo ossigeno nella speranza di una proroga”, ha detto ieri prima di collegarsi in diretta con Radio Radicale. Senza rinnovo, verranno pagati gli stipendi di maggio ma non quelli di giugno. Mancano i fondi, e neanche i costi di produzione, a partire dall’accensione del impianti, potranno essere coperti. Il malcontento del direttore,  Alessio Falconio, è palpabile ma non abbandona un minimo di speranza: “Sono ore decisive che speriamo portino alla scelta che gran parte del mondo politico chiede”.

La corsa contro il tempo intrapresa da mesi è ormai agli sgoccioli. Tutte le iniziative sono state come buchi nell’acqua, e concretamente il Governo non ha ceduto neanche sull’accordo di una proroga del contratto di convenzione, come richiesto dalla Lega. La solidarietà insomma, sembra non essere sufficiente, e Vito Crimi, sottosegretario all’editoria, ribadisce che nessuno è disposto a cedere.

Fonte: Adnkronos

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