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Nicola Zingaretti: “Senza Unione Sovietica, non ci sarebbe stato il PD”

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Nicola Zingaretti elogia l’Urss nel suo libro “Piazza Grande”. E mentre è esplosa la polemica sul fascismo per il caso di Altaforte, le simpatie filosovietiche del Presidente della Regione Lazio passano inosservate.

Zingaretti elogia l'Urss nel suo libro - Leggilo

Il libro di Nicola Zingaretti porta il marchio Feltrinelli, quello del Vicepremier Matteo Salvini è edito da Altaforte. La prima casa editrice non è certo nata ieri e può vantare di essere tra le top ten in Italia; la seconda è decisamente meno nota, meno ricca e meno attenta al marketing, ma sicuramente più in linea con le idee del Ministro dell’Interno. Possiamo credere alle coincidenze e credere che sia stato un puro caso che il primo abbia debuttato nelle librerie proprio nel primo giorno di apertura del Salone del Libro di Torino. Fiera dalla quale Altaforte è stata spazzata via, in quanto Francesco Polacchi, l’editore, è accusato di apologia di fascismo. Oppure possiamo non crederci e credere invece al fatto che, se in Italia fosse riconosciuta un’apologia del comunismo, a Zingaretti sarebbe toccato lo stesso destino di Polacchi. 

La Feltrinelli, per dare risalto al debutto, ha scelto di collocare il libro del democratico in una colonna al centro dello stand e su uno scaffale, circondato dai libri dei suoi amici Matteo Renzi, Carlo Calenda e Salvatore Veca. Ma per ora il libro non sembra aver entusiasmato. Le polemiche sul suo conto, però, sono state meno forti di quelle ruotato attorno ad Altaforte: il richiamo di Zingaretti all’Unione Sovietica sembra indignare ma non abbastanza; non tanto, almeno, da quanto fatto dall’editore di Altaforte e attivista di CasaPound.

L’elogio all’Urss

Non ci fosse stata l’Unione Sovietica” – scrive Zingaretti nel suo libro “Piazza Grande” – “non sarebbero state possibili le lotte dei partiti di sinistra e democratici né il compromesso sociale che oggi in Europa è un esempio per tutto il mondo civilizzato“. Questo è il passaggio che ha indignato maggiormente e dove emergono chiaramente e con un velo di nostalgia le simpatie filosovietiche del segretario PD. Un passaggio che non avrà trovato buoni riscontri neanche all’interno dei democratici. Claudio Petruccioli, giornalista e politico legato al PCI, ha twittato: “Trent’anni dopo la caduta del muro di Berlino, Zingaretti riporta l’ orologio al 1945. Anche questo è un modo per convincersi di avere un futuro”

Ma l’elogio all’URSS e al comunismo non finisce qui. “Fino al 1989“, scrive Zingaretti, “la presenza di grandi potenze, internamente fradice e dittatoriali, ma alternative al capitalismo, aveva costituito un oggettivo deterrente a costruire un mondo unidimensionale e senza difese rispetto alle forme più estreme di sfruttamento”. Le speranze del segretario del PD di non sentirsi attribuite nostalgie filosovietiche sono sfumate nel nulla e i passaggi evidenziati nel saggio dimostrano, in realtà, che i socialisti non hanno mai fatto veramente i conti con il comunismo. La dissoluzione del blocco dei paesi comunisti è servito a togliere da dosso, al comunismo, il nome di comunismo. Ma l’essenza, insomma, è rimasta. Il socialismo, oltre a rappresentare un’alternativa, ha messo in luce anche l’ insufficienza delle forze progressiste rimaste sul campo. In pratica, la sinistra ha subito “un’egemonia culturale e pratica del campo avversario“, quello ordoliberista, “fino a mutuare luoghi comuni, tabù, atteggiamenti e linguaggi che ci hanno allontanato dalla sensibilità popolare”, scrive Zingaretti. E infatti, il popolo è perduto e un altro fallimento storico potrebbe dirsi essere quasi certo. 

Tutto tace

Eppure si cercano, in questi giorni, polemiche tanto inasprite quanto quelle che hanno colpito Altaforte. Ma non c’è traccia. Le dichiarazioni di Zingaretti sono passate inosservate, ignorate, e lasciate andare. Ma il passaggio, che conviene evidenziare di nuovo e che chiude il libro, fa riferimento al ruolo vitale dell’Unione Sovietica, in quanto senza Urss non ci sarebbero state le lotte dei partiti democratici e della sinistra. In pratica, il PD si sarebbe dissolto. Secondo Zingaretti, infatti, l’Urss non è stata una tragedia – quale in realtà è stata – che ha provocato milioni di morti e ridotto alla fame milioni di persone. Tutt’altro.

Con questa lettura della storia che può dirsi straniata e inaccettabile, Zingaretti riporta il PD verso una sinistra rosso acceso, quella Sinistra dalla quale il Partito ha cercato pian piano di allontanarsi, prendendo le distanze dall’omonimo partito americano – quello di Obama – a cui invece tendeva ai tempi di Veltroni. Con Matteo Renzi, il PD ha assunto una nuova piega, dicendo addio a quel mondo della sinistra in cui faceva fatica a riconoscersi. Così, le neo-sinistra non sa né di carne né di pesce, ma con l’occhio commosso e lucido di Zingaretti, che guarda al passato come un’essenza del suo presente, tutto è possibile.

Zingaretti ha forse deciso di tornare alle origini, ancor prima delle influenze di Obama, proprio al Partito Comunista. Non ci saranno bandiere rosse, però, almeno fino a quando si continuerà a guardare all’UE. 

Intanto, l’era del PD sotto il segno di Zingaretti si è inaugurata con un partito ai minimi storici, quanto ai voti e all’apprezzamento popolare. L’elogio dei criminali comunisti sembra ora chiudere il cerchio.

Chiara Feleppa

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