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Camera dei deputati, tutti d’accordo sul taglio dei parlamentari, ma il PD si oppone

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Approvato il ddl sul taglio dei Parlamentari. Il via libera dalla Camera arriva con 310 voti a favore, 107 contrari, e 5 astenuti. Il PD prova ancora una volta si oppone. 

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Con 320 voti a favore – M5S, Lega, Fi e Fdi -, 107 contrari – PD, +Europa, Civica Popolare -, e 5 astenuti, è stato approvato alla Camera il Ddl sul taglio dei parlamentari che è arrivato senza modifiche al testo. Per questo, il provvedimento a Madama e a Montecitorio potrà essere solo approvato o respinto, senza che ci siano più modifiche. Un risultato senza precedenti che costituisce la prima delle due letture previste dalla Costituzione per le modifiche della Carta.

Il numero dei deputati scende così da 630 a 400, mentre quello dei senatori da 315 a 200. Il conto dei senatori eletti in ogni Regione scende da 7 a tre, due in Molise ed 1 in Valle d’Aosta. Quanto ai parlamentari eletti all’estero: i deputati scendono da 12 a 8, i senatori da sei a quattro. Cinque è invece il numero massimo di senatori a vita di nomina presidenziale che possono essere in carica. Nessuna modifica invece della norma che prevede che gli ex presidenti della Repubblica siano senatori di diritto e a vita.

La riduzione del numero dei parlamentari verrà applicata a partire dalle prime elezioni successive all’approvazione della legge, a patto che siano trascorsi almeno 60 giorni dalla sua entrata in vigore. La riforma costituzionale della maggioranza taglia di oltre un terzo il numero di deputati e senatori. “Una tappa storica“, ha esultato il ministro per le riforme Riccardo Fraccaro che ha sottolineato come il taglio renderà più agile e snello il lavoro parlamentare.

Il voto dimostra non solo compattezza e unanimità all’interno del centro destra – Lega, Fi e Fdi – ma anche appoggio al M5S. Contrario, proprio come in occasione della prima lettura, il PD che l’ha definita “una cazzata e “un rischio per la democrazia”. Zingaretti ha rilanciato la proposta di una sola camera con 500 parlamentari – come prevedeva la riforma Boschi – ma ha lasciato che i suoi votassero contro. Un segnale, comunque, che la vera intesa tra M5S e PD non potrà mai esserci, come ha sostenuto forse non a torto Maria Elena Boschi.

Tra l’altro, la vera natura del PD non sembra avere tagli e risparmi all’orizzonte, anzi perseguire privilegi e interessi personali, così come proposto da Zanda. “Questa gente, che sia Pd o Forza Italia deve stare all’opposizione, perché in maggioranza continuerà a sperperare i nostri soldi per i loro privilegi”, dice il Vicepremier pentastellato. I democratici non avrebbero potuto far altro che votare contro, del resto, per difendere le iniziative di una casta.

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